L'INIZIATIVA

Bando della Regione per acquistare appartamenti: la cuccagna dei costruttori

Un investimento da 50mln di euro per reperire appartamenti da destinare ai terremotati

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Bando della Regione per acquistare appartamenti: la cuccagna dei costruttori


ABRUZZO. Riduzione del consumo di suolo, migliori condizioni abitative per chi ha perso la propria casa a causa del sisma, consistente risparmio per le casse pubbliche che potranno così patrimonializzare parte dei costi dell'emergenza.

Ma anche giubilo dei costruttori che si libereranno così per sempre di centinaia di appartamenti invenduti.

Sono i punti fondamentali dell'avviso - che sarà pubblicato nei prossimi giorni - per «l'acquisto di unità abitative da utilizzare per l'emergenza abitativa, a seguito degli eventi sismici del 24 agosto 2016 e successivi».

Il bando è già stato approvato dalla giunta regionale e punta a minimizzare il ricorso a strutture abitative provvisorie (le cosiddette "casette"), favorendo invece l'acquisto di immobili da assegnare ai terremotati.

Gli appartamenti dovranno avere una superficie compresa tra 30 e 95 metri quadrati, essere in regola con la normativa urbanistica e igienico-sanitaria, e non essere mai stati abitati.



Proprio quest’ultimo punto appare particolarmente incisivo a risolvere uno tra i problemi più pesanti del settore edilizio: quello degli immobili invenduti. Tutte le statistiche parlano di un sovrannumero di case costruite e invendute, da una parte, e di famiglie bisognose che non possono permettersele dall’altra.


Tra i requisiti preferenziali del bando c'è, inoltre, l'ubicazione nei 23 Comuni del cratere sismico 2016 o nell'area immediatamente a ridosso dello stesso.

«Attualmente - sottolinea il presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso - abbiamo richieste per 339 strutture abitative provvisorie, per un costo di 36 milioni e mezzo di euro. A queste se ne dovrebbero aggiungere, secondo le stime, altre 200 nel territorio comunale di Teramo, per altri 20 milioni di investimento. Si tratta di ingenti risorse, che possono essere invece impiegate per acquistare alloggi nuovi e definitivi: appartamenti che, una volta conclusa la ricostruzione, confluiranno nei patrimoni edilizi delle Ater o dei Comuni».

E' la prima volta che viene utilizzato questo sistema nell'ambito di emergenze legate a terremoti.

In passato, infatti, i privati venivano coinvolti solo per concedere in locazione i loro immobili.


«Palazzo Chigi - continua D'Alfonso - ha invece fortemente sostenuto questo tipo di soluzione per gli evidenti benefici che ne derivano, anche in termini di velocizzazione delle procedure. In più, e non è un aspetto secondario, abbiamo la possibilità di mettere in circolo oltre 50 milioni di euro per movimentare il tessuto economico in territori duramente provati dalle calamità».

Una iniziativa di rilievo sotto diversi aspetti che in teoria potrebbe risolvere molti problemi e massimizzare le ricadute positive dell’ingente spesa prevista.

Se la scelta degli immobili sarà fatta con criteri oggettivi e nella massima trasparenza per la prima volta si potrebbe parlare di patrimonializzazione degli enti pubblici che da quasi un decennio sono costretti a vendere per fare cassa.

Resta l’interrogativo su quel particolare requisito degli immobili «mai abitati» che di fatto in un colpo esclude tutti i proprietari e mette dentro tutti i costruttori.

Del resto se la Regione voleva cautelarsi sulla qualità e regolarità delle costruzioni bastava imporre il rispetto delle regole di certificazione statica, degli impianti e aprire una forbice sull'anno di costruzione (degli ultimi 10 anni per esempio) per evitare di accollarsi "catorci" e future grane.