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Stipendi e vitalizi, il Pd rilancia ma ha detto no al taglio di 13 milioni di euro

Tutte bocciate le proposte dei 5 Stelle

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Stipendi e vitalizi, il Pd rilancia ma ha detto no al taglio di 13 milioni di euro

Sara Marcozzi

ABRUZZO. Taglio ai vitalizi e agli stipendi dei politici, cosa farà la giunta regionale di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso?

Nelle ultime ore i consiglieri regionali Camillo D’Alessandro e Pierpaolo Pietrucci sono tornati sul tema annunciando la necessità di riduzione dei costi della politica.

Non l’ha presa bene la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi, che ha ricordato che se la maggioranza (ma anche l’opposizione di centrodestra) avesse veramente voluto fare qualcosa avrebbero almeno potuto non cestinare le loro proposte.

Almeno 5 che dal 2014 ad oggi, a conti fatti (al ribasso) avrebbero potuto far risparmiare circa 13 milioni di euro.

Tutto è cominciato a settembre del 2014 quando i 5 Stelle hanno presentato la proposta di legge sulla riduzione dei costi della politica, una proposta mai calendarizzata in Commissione nonostante due lettere di sollecito.

A luglio 2015 il Consiglio Regionale porta in aula (perché obbligato dal regolamento) il Progetto di Legge: «con un vergognoso documento bipartisan destra-sinistra, strattonando il Regolamento, il progetto viene rispedito in Commissione e lì muore», ricorda Marcozzi.

A dicembre 2016, invece, il Consiglio regionale ha bocciato l’emendamento M5S che dimezzava indennità e rimborsi forfettari.

Dopo le continue richieste di calendarizzazione, a quasi un anno dal deposito, finalmente arriva in aula. «Ma la maggioranza e il centrodestra non hanno il coraggio di votarlo e la rispediscono in commissione con il pretesto di approfondire l’argomento. Ci interroghiamo ancora su cosa ci fosse da approfondire» ironizza Marcozzi.

Poi è stato il tempo del Referendum sulla Riforma Costituzionale, quella che - dicevano i volantini del PD inviati in tutte le case degli italiani da Matteo Renzi e degli abruzzesi dal presidente D’Alfonso - “finalmente avrebbe tagliato gli ingiusti e altissimi stipendi dei Consiglieri Regionali”. L’esito del referendum si conosce ma forse non tutti sanno che subito dopo, vista la “volontà” del PD di dimezzare gli stipendi dei regionali, il M5S ha presentato in Consiglio regionale un emendamento per dimezzare le indennità e i rimborsi forfettari.

«Anche in questa occasione il Pd ha votato contro», spiega Marcozzi.

«Questa legge, di cui sono prima firmataria, avrebbe fatto risparmiare agli abruzzesi in 5 anni 23 milioni di euro. Oggi abbiamo già perso due anni e mezzo di risparmio».

Ma i 5 Stelle hanno depositato un’altra proposta di legge, anche questa a prima firma Marcozzi, sull’abolizione del doppio vitalizio.

«Si tratta di un provvedimento di equità sociale», spiega la consigliera: «ci sono ex politici abruzzesi che percepiscono fino a 90mila euro all’anno e abruzzesi pensionati minimi a 480 euro al mese».

Anche in questo caso, seppur passata in commissione all’unanimità, una volta arrivata in Consiglio, tutti si sono tirati indietro e così il doppio/triplo vitalizio è rimasto dove sta.

«Addirittura ricordo che un consigliere di maggioranza», racconta Marcozzi, «argomentò il voto contrario dicendo che “se una persona ha tarato il suo stile di vita sui 90mila euro all’anno, non gli si può chiedere di rinunciare a 30mila all’improvviso” lo vadano a raccontare ai pensionati minimi che campano con €480/mese». Questa legge avrebbe fatto risparmiare agli abruzzesi almeno 500mila Euro all’anno”.

Il consigliere Pietro Smargiassi ha presentato invece una proposta di legge che elimina totalmente l’indennità dei capigruppo rappresentanti di un mono gruppo, «perché non si può percepire un’indennità aggiuntiva di 1800 Euro mensili per gestire se stessi».

Non una sforbiciata, come proposto da altri, ma l’eliminazione totale di «un privilegio assurdo».

I capigruppo nei 5 anni di legislatura costano alla Regione 1 milione ed 118mila euro. «Altra cifra enorme che si tramuterebbe in risparmio e che noi avremmo volentieri impiegato per contribuire a finanziare il reddito di cittadinanza regionale, altra legge del M5S proposta da Riccardo Mercante che però non è arrivato neanche in commissione».

Gli stessi 5 Stelle però un ‘taglio in casa’ loro lo hanno fatto: dall’insediamento del 30 giugno 2014 ad oggi, in 5 consiglieri regionali hanno rinunciato a oltre 450.000 euro dei loro stipendi con i quali l’anno scorso hanno creato un Fondo di garanzia per il Microcredito alle PMI Abruzzesi che, a oggi, ha finanziato oltre 40 imprese e a febbraio hanno acquistato e donato alla Protezione civile Abruzzese una Turbina spalaneve.


Camillo D'Alessandro (Pd), Coordinatore di maggioranza in Consiglio regionale d'Abruzzo, ha risposto: «Marcozzi deve capire che in Abruzzo non può dare lezioni a nessuno, purtroppo per lei e per fortuna degli abruzzesi, prima che i 5Stelle esistessero, nella passata legislatura, non sotto le elezioni, varammo il più grande taglio ai costi della politica e alcune di quelle norme portano il mio nome, ovvero il nome del Pd, essendone stato capogruppo, mi riferisco al progetto di legge, poi sottoscritto da tutti, che ha abrogato per sempre i vitalizi e siccome non puoi abrogarli agli altri, facendo l'eroe, e goderne tu, io ho rinunciato al vitalizio, in verità non solo io, ma diversi consiglieri regionali, altro che le chiacchiere della Marcozzi».