SPACCATURE

Abruzzo. Confusione, cemento, dolori e debiti: ecco la sanità di oggi

Il piano di riordino “spacca”: la regione, i partiti, i cittadini, gli amministratori

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OSPEDALE CARDIOLOGIA REPARTO

ABRUZZO. Tira sempre più una brutta aria sul fronte sanitario e più il tempo passa più si fanno realtà le direttive del piano di riordino.

Non è una novità, tutte cose stabilite  con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 79 del 21 luglio 2016 e così come imposto già da oltre due anni dal Decreto del Ministero della Salute n. 70 del 2 aprile 2015 (Decreto Lorenzin) che fissa standard organizzativi e qualitativi inderogabili per tutto il territorio nazionale.

Così è anche se non vi pare.

Il problema è che dopo la teoria arriva la pratica e c'è una bella differenza.

Anzi brutta.

Se la propaganda parla di “razionalizzazione”, dall’altra c’è chi parla di scadimento dei servizi, tagli di reparti e ospedali, difficoltà generiche e generalizzate nel curarsi (vedi liste d’attesa che si allungano).

C’è fermento e la politica non sa spesso che carte giocarsi.

Una parte del Pd che sta attuando la riforma si vanta, un’altra parte contesta e gli fa la guerra, ma è a livello locale che gli amministratori di tutti i colori sono a dir poco imbarazzati e non sanno che rispondere ai cittadini infuriati che incontrano quotidianamente per la strada (loro sì).

La perdita di consenso “per meriti altrui” è dietro l’angolo.

Così si creano spaccature che lasciano intendere un universo di silenzi, incomprensioni e correnti. Di oggi l’esempio dell’interrogazione firmata da Maria Amato (Pd) contro il project financing di Maltauro voluto da D’Alfonso e Paolucci pure del Pd.     

C’è poi il sindaco ex Ncd Umberto di Primio che si mette di traverso per le stesse ragioni e per un possibile depauperamento del nosocomio teatino e non firmerà l’atto aziendale del contestato e «inadempiente» manager Pasquale Flacco.


QUI PESCARA

Non va meglio a Pescara dove rischiano gli ospedali minori, meno Popoli che vanta un santo protettore nel Pd, più Penne che è stato ridimensionato (o razionalizzato). Sta di fatto che i tagli si vedono  e si sentono.

Ieri -a proposito di spaccatura nel Pd- nella riunione del comitato ristretto dei sindaci che doveva votare l’Atto aziendale proposto dal manger Armando Mancini, solo il sindaco di Penne ha votato contro, segnando un distinguo dai “colleghi” piddini.

Strategie politiche diverse per ottenere comunque lo stesso risultato e così il primo cittadino Mario Semproni potrà raccontare ai suoi concittadini che lui si era opposto ma purtroppo...

«La nuova programmazione penalizza notevolmente il presidio ospedaliero San Massimo», sostiene Semproni, «come è noto, il presidio di Popoli è stato sterilizzato a seguito di un emendamento inserito nel decreto-terremoto dal deputato di casa Antonio Castricone, che ne ha congelato il declassamento, e così i tagli sono stati concentrati, senza programmazione, solo sulla sanità vestina. Il direttore generale Mancini, evidentemente, conosce molto poco l'area vestina, è all'oscuro perfino dei disagi che stiamo vivendo quotidianamente dopo gli eventi calamitosi di gennaio, oppure conosce molto bene le strategie politiche della Regione Abruzzo che mirano al ridimensionamento dell'ospedale San Massimo. Invito il direttore generale Mancini, pertanto, a modificare l'atto aziendale; siamo pronti a portare in piazza iniziative eclatanti affinché la sanità vestina sia tutelata - aggiunge il sindaco di Penne -. Voglio ricordare al presidente della Regione Luciano D'Alfonso e al presidente della Provincia Antonio Di Marco, che siamo l'unico Comune dell'entroterra pescarese che, con fondi endogeni, ha scelto di mantenere e garantire sul territorio i servizi pubblici per evitare ulteriori disagi alle comunità vestine: Inps, giudice di Pace, centro per l'impiego e vigili del fuoco. Ora, però, basta».

Basta, urge un santo in paradiso anche per Penne. Chi si offre?

Ma le vere ragioni del sindaco di Penne potrebbero persino essere più profonde. Potrebbe persino darsi che il voto favorevole di tutti i sindaci faccia naufragare i ricorsi amministrativi che gli stessi sindaci hanno perorato e che sono ancora in piedi davanti al Tar proprio contro il decreto di riordino.

Nel caso il Comune di Penne potrà essere l'unico a poter portare eventualmente la battaglia sul fronte giudiziario amministrativo e invocare l'annullamento del piano di riordino. A giugno è prevista una udienza e si vedrà.




QUI TERAMO

A Teramo non va meglio ed è tutto uno sfiorire, c’è malumore perchè è l’ora di razionalizzare, spostare, tagliare, rafforzare reparti e ospedali. Se la passano male a Giulianova e Atri mentre a Teramo città sperano in un nuovo mega ospedale.

Si ma quando?

E nel frattempo?

 

I consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle vogliono «salvaguardare la sanità della provincia» e si scagliano nell’ordine contro D'alfonso, Paolucci, Pepe, Mariani e Monticelli, «tutto ciò per tutelare la propria poltrona, naturalmente».

«L’esecutore materiale», dicono gli esponenti grillini del Teramano, «è il direttore della ASL Fagnano, che non rappresenta nessuno, se non D’Alfonso e il PD. Lautamente pagato dalle nostre tasse, questi procede alle chiusure dei reparti degli ospedali, incurante delle necessità dei cittadini del teramano. Tanta determinazione è forse dovuta al bonus di risultato che riceverà ultimata la chiusura degli ospedali? La riorganizzazione di D’Alfonso e Fagnano permetterà, inoltre, un consistente ingresso della sanità privata nella nostra provincia, che andrà a coprire i posti letto non garantiti dall’ospedale unico e da ciò che resterà delle altre strutture»

L’esecutore Fagnano conferma gli ordini dall’alto e smentisce il subingresso di privati pensando a nuove cliniche accreditate mentre forse il riferimento era ai privati che subentreranno nella costruzione dei nuovi ospedali tutti costruiti con project financing proprio come a Chieti.



UNA VAGONATA DI OSPEDALI NUOVI


E il treno non si ferma e  così oggi la giunta regionale, su proposta dell'assessore Silvio Paolucci, ha deliberato di approvare la nuova proposta di accordo di programma per il settore degli investimenti sanitari.

Il ministero della Salute, infatti, ha comunicato una maggiore disponibilità finanziaria di circa 42 milioni di euro di finanziamento pubblico aggiornando a 143.969.205,89 la somma messa a disposizione della Regione Abruzzo per gli interventi ritenuti prioritari tra quelli inseriti nell'Accordo di programma. Aumenta la quota pubblica delle coperture e diminuisce la parte privata.

Un bene o un male?

Gli interventi proposti sono:

- nuova costruzione ospedale di Avezzano (importo complessivo 83.676.000,00);

- nuova costruzione e riorganizzazione dell’ospedale di Sulmona (30.000.000,00),

- realizzazione centrale operativa del 118 e parcheggio adiacente (6.330.000,00);

- nuova costruzione e riorganizzazione dell’ospedale di Lanciano (80.006.000,00),

- nuova costruzione dell'ospedale di Vasto (83.676.000,00);

- ristrutturazione dell'ospedale di Penne (12.500.000,00).



La regione ha provveduto a garantire la copertura finanziaria a carico del proprio bilancio per l'importo di oltre 12 milioni comprensivo della quota del 5 per cento per la realizzazione degli interventi proposti.

La restante parte pubblica di circa 80 milioni sarà destinata alla ASL di Teramo.

Tutto bene ma andrà meglio quando tutte le opere saranno terminate sempre che qualcuno di oggi riesca a vederle domani.

Senza contare che i sacrifici imposti dal riordino sembrano essere inutili a fronte di spese che in realtà aumentano e segnano una distanza sempre più incolmabile con un pareggio di bilancio che non si è mai visto.