LA SENTENZA

«Strapotere di Letta nella Croce rossa»: nessuno verificò le denunce di Lo Zito

L’incredibile ricostruzione certificata da un giudice di Roma

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«Strapotere di Letta nella Croce rossa»: nessuno verificò le denunce di Lo Zito

Maria Teresa Letta

 

 

 

ABRUZZO. Perché le decine di denunce sullo «strapotere» di Maria Teresa Letta alla Croce Rossa, firmate dal maresciallo Vincenzo Lo Zito, sono state completamente ignorate da (quasi) tutti?

Perché dopo decine di esposti l’unica cosa che è cambiata è stata la sede di lavoro del maresciallo che ha avuto il coraggio di denunciare quello che secondo lui non andava? Perché alle richieste di chiarimento inoltrate ai vertici della Cri su gravissime irregolarità l’unica risposta è stato il proprio trasferimento a 170 km da casa, con parere sfavorevole, tra l’altro, del suo diretto superiore?

 

Una risposta chiara non sa darsela nemmeno il giudice del Tribunale monocratico di Roma, Marco Marocchi, che nei giorni scorsi ha assolto il maresciallo Lo Zito dall'accusa di diffamazione nei confronti del commissario straordinario Francesco Rocca

 

Del resto è una risposta che persino gli enti deputati al controllo ad ogni livello (dopo oltre 10 anni) sembrano non voler cercare, contribuendo ad alimentare quella strana cappa nebbiosa che fa pensare ad un sistema ampio e radicato, al di sopra delle leggi, dove c’è più di qualcuno «più uguale degli altri».

Eppure nel corso del dibattimento, infatti, è emerso che nessuno si sia preoccupato di verificare quanto asserito dall'uomo.

Ma perché?

«Nel corso del processo», certifica il giudice, «non sono stati acquisiti elementi che abbiano dato una giustificazione giuridicamente plausibile al fatto che tutti gli esposti arrivati ai vertici della Croce Rossa siano rimasti senza risposta».

Insomma c’era un “pazzo” che denunciava e nessuno che si è preoccupato di smontare quelle pazzie che, tra l’altro, oggi non sembrano affatto tali.

 


LE DENUNCE PARTITE NEL 2007

La battaglia di Lo Zito è iniziata a settembre del 2007 con denunce indirizzate praticamente a tutti quelli sopra di lui: esposti  al direttore generale, al dirigente del Settimo servizio amministrazione finanza, al magistrato della Corte dei conti presso il collegio unico dei revisori, al capo del dipartimento organi statutari, ai componenti volontari alle strutture territoriali, al presidente del comitato provinciale dell'Aquila, al collegio unico dei Revisori dei Conti. E poi ancora alla Procura della Repubblica a L'Aquila alla Corte dei Conti e al nucleo di polizia tributaria dell'Aquila

 

Incredibile ma vero: non è successo niente.

Dall’altro lato, però, la protagonista degli esposti, Maria Teresa Letta, ha chiesto più volte il trasferimento di quel maresciallo ‘impertinente’ e alla fine è stata anche accontentata.

 

 

COSA DENUNCIAVA

Lo Zito negli anni ha tentato di dimostrare lo «strapotere» della Letta, sorella dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, fedelissimo di Silvio Berlusconi, all’interno della Croce Rossa e contestò che la presidentessa si occupasse della gestione amministrativo-contabile controfirmando i mandati di pagamento e le reversali di incasso.  Lo Zito denunciò anche il fatto che tutte le operazioni di protocollazione degli atti relativi al Comitato Regionale venivano fatte presso il comitato di Avezzano e quindi nella sede dell'Aquila non esisteva alcun registro di protocollo.

Per questo si faceva aiutare da una dipendente del Comitato Regionale Giuseppina Angelino attuando di fatto e illegittimamente il distacco ad Avezzano.  Ma tutto questo non si poteva fare perché a febbraio del 2008 era avvenuta l'assegnazione al Comitato Regionale d'Abruzzo di un direttore regionale, ovvero Maria Rita Salvetti.

Era lei la figura istituzionale deputata a svolgere in via esclusiva la gestione amministrativa e contabile e l'attività di organizzazione dell'ente.

Ma la vera gestione era affidata a Letta che disponeva i pagamenti dell'ente e aveva conservato anche la delega ad operare sul conto corrente della Banca Toscana a lei intestato.

 

«SPOSTARE LO ZITO»

 A novembre del 2007 Letta chiese il trasferimento del maresciallo sostenendo che si comportasse come se «fosse il capo di tutti», nascondesse le fatture da pagare, prendesse iniziative non autorizzate e facesse ore di straordinario e viaggi per servizio senza necessità. Letta si diceva esasperata.

Quando il colonnello Roberto Orchi, Capo di Stato Maggiore della Croce Rossa, e il colonnello Piero Ridolfi confermarono a Letta la possibilità di trasferire Lo Zito ad Avezzano Letta non accettò:  in quel modo, disse, la loro incompatibilità ambientale non si sarebbe risolta anzi i due avrebbero continuato a vedersi troppo spesso. Lo Zito andava spostato in un'altra regione, in Umbria.

 


LE PRIME TIMIDE RISPOSTE

Eppure proprio in quel periodo le denunce sembravano sortire qualche effetto: a febbraio del 2008, infatti, Claudio Acciaioli, capo del dipartimento organi statutari, chiese l'immediata cessazione di quanto segnalato da Lo Zito ovvero le sottoscrizioni di mandati di pagamento del comitato di Avezzano da parte del presidente del Comitato Regionale in quanto questa prassi era contro lo statuto.

Vennero chieste anche delucidazioni al presidente del comitato locale di Avezzano ma non ci fu risposta.

Anche il collegio unico dei revisori chiese al Comitato Regionale Abruzzo risposte ma non arrivarono.

E così a maggio del 2008 Lo Zito firmò un'altra denuncia indirizzata al magistrato della Corte dei conti presso il Collegio unico dei revisori, alla Procura generale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica del Tribunale dell'Aquila.

 Lo Zito segnalò anche il fatto che alcuni componenti del collegio unico dei revisori lo avessero invitato a desistere dalle sue denunce. A maggio del 2008 il delegato della Corte dei Conti Angelo Buscema scrisse al collegio unico dei revisori di trasmettere una copia dell'esposto di Lo Zito e documentazione utile in merito.

L'unica risposta che arrivò però fu l’annuncio di una denuncia per calunnia nei confronti di Lo Zito.

 

 

LETTA CONFERMA

 Dunque se risposte ufficiali non ci sono mai state date in realtà è stata proprio Letta a certificare, direttamente o indirettamente, che tutto quello che diceva Lo Zito fosse vero.

 E anche il giudice romano lo conferma: «l'istruttoria dibattimentale ha evidenziato come i rilievi del maresciallo Lo Zito, lungi dall'essere risultati infondati, strumentali e privi di consistenza, presentassero un serio fondamento e disvelassero una prassi amministrativa fonte di gravi preoccupazioni per tutti i soggetti istituzionali destinatari delle segnalazioni».

 

Letta, ad esempio in una nota indirizzata al direttore generale Andrea Des Dorides non negò di aver emesso mandati di pagamento e riversali d'incasso del comitato locale di Avezzano o di essersi occupata della gestione amministrativa dell'ente ma si lamentò unicamente che Lo Zito fosse riuscito ad entrare in possesso di una copia di un mandato di pagamento da lei firmato.

Sempre nella stessa missiva, sottolinea il giudice, Letta non ha neppure negato di aver gestito il Comitato Regionale da Avezzano, suo luogo di residenza, di essersi avvalsa della dipendente tenendola ad Avezzano, di averle fatto tenere il protocollo dell'Ente e fatto svolgere tutte le incombenze che non avrebbe potuto svolgere.

Anzi proprio Letta spiegò che secondo lei il nuovo direttore regionale, Salvetti, era «inesperta e spaesata» e perciò ritenne opportuno conservare il conto corrente intestato all'ente acceso presso l'agenzia di Avezzano della Banca Toscana su cui solo lei e la sua dipendente avevano la delega ad operare.

 


SERVIVANO CONTROLLI

Il giudice scrive chiaramente nella sentenza:  «le segnalazioni le doglianze e le denunce del maresciallo appaiono riflettere criticità relative alla gestione amministrativa effettivamente esistenti e serie e tali da indurre il collegio unico dei revisori, il magistrato della Corte dei Conti delegato e tutti gli altri ad  attivare accertamenti urgenti a prescrivere immediati correttivi e chiedere ai vertici nazionali interventi per il ripristino del fisiologico funzionamento istituzionale».

Eppure qualcosa si è inceppato perché durante il processo è emerso che in realtà non è accaduto niente.

«Il collegio unico dei revisori», certifica il giudice, «non ha ricevuto né le notizie urgenti relative ai fatti segnalati dallo Zito né le giustificazioni contabili sulle discordanze di cassa rilevate. Il consigliere Buscema e magistrato della Corte dei Conti non ha ricevuto le notizie urgenti pure richieste. Il presidente del Comitato Provinciale di L'Aquila non ha ricevuto dal presidente del comitato di Avezzano le delucidazioni urgente sulle anomalie di Lo Zito. Il Servizio XIV coordinamento direzioni regionali e ispettivo non ha fornito alcun riscontro e non ha trasmesso alcuna relazione al collegio unico dei revisori».

Insomma le denunce di gravi anomalie sono finite tutte nel vuoto e non hanno portato, come contesta anche il giudice, «l'apertura o quantomeno la conclusione all'interno della Croce Rossa di alcuna procedura di verifica delle rilevanti criticità segnalate e ad alcuna determinazione in merito da parte del presidente nazionale».

 

 

E sempre il magistrato sottolinea come, viceversa, le reiterate richieste del presidente Letta di trasferimento ad altra sede del maresciallo «siano state accolte» subito, sebbene i vertici nazionali conoscessero i gravi problemi di salute di Lo Zito che non poteva andare a lavorare a 170 km da casa sua.

 

 

Alessandra Lotti