CAOS ISTITUZIONALE

La Asp di Chieti tra dimissioni e caos: «organi monchi, impossibilità di operare»

Molte le denunce sollevate da Febbo, Costa e Tilli

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La Asp di Chieti tra dimissioni e caos: «organi monchi, impossibilità di operare»

CHIETI . Le sei ex IPAB provinciali sono state giuridicamente inserite nella Azienda pubblica di servizi 1 Chieti ma nei fatti questo non si è mai concretizzato per la mancata costituzione degli Organi esecutivi ossia del Presidente del CdA e del revisore dei conti.

E’ l’ultima denuncia che arriva dal presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo, dal consigliere comunale di Forza Italia Stefano Maurizio Costa e dall’ex Commissario del San Giovanni Battista di Chieti Concezio Tilli.

La Asp fu approvata dalla Giunta Chiodi nel 2014 su proposta dell’allora Commissario Concezio Tilli. Appena dopo l’insediamento del governo D’Alfonso cominciò il balletto degli avvicendamenti; subito fu allontanato Tilli con l’avvicendamento di Recubini il quale a distanza di un anno, e solo dopo un richiamo scritto degli uffici regionali, avviò il processo di nomina del Consiglio di Amministrazione della ASP. Nell’estate del 2015 infatti furono designati a far parte del nuovo consiglio Tilli per il centro destra e Seccia per la sinistra.

«La designazione di Tilli fu fatta decadere dalla Regione con motivazioni e pareri legali molto arditi», commentano il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo e il consigliere comunale di Forza Italia Stefano Maurizio Costa, «e per favorire accordi politici al fine di assecondare (marchette elettorali) transfughi del centrodestra in occasione del rinnovo del Consiglio municipale di Chieti. Con tale forzatura la DGR n.937 del 18.11.2015 costituì il CdA della ASP nelle persone di De Thomasis, Seccia e Di Labio».

A inizio 2016 prima l’ANAC conferma la non corretta applicazione della incompatibilità fatta valere contro Tilli e subito dopo il TAR che sancisce la non legittimità del Cda nominato.

« Ad organi decaduti la Regione inspiegabilmente, invece di rinnovarli, avvia un nuovo Commissariamento il quale è tutt’ora in carica composto da De Thomasis (presidente), Di Boscio e Di Iorio (consiglieri)», contestano ancora Febbo e Costa.



LE DIMISSIONI DI DI IORIO

«Ma la vicenda si arricchisce ancora di passaggi poco chiari. A distanza di pochi mesi dall’incarico – continua Febbo - il componente Di Iorio (commercialista e revisore dei conti) si è dimesso senza che se ne conoscano i motivi reali e senza essere sostituito dalla Regione, tanto che gli atti deliberativi vengono assunti e approvati da due solo componenti. A novembre 2016, l’Assemblea della ASP provvede alle nuove designazioni del CdA ed il centrodestra, sulla base degli autorevoli pareri intervenuti, indica nuovamente la figura di Tilli; anche in questa occasione a distanza di oltre tre mesi non ancora viene ratificata e approvata tale designazione. Pertanto chiediamo: Cosa si nasconde dietro questo ritardo ingiustificato? E su quale basi giuridiche vi è questa non ratifica?».

Lo stesso Tilli oggi ricorda come «l’Assemblea della ASP, composta da 11 componenti, nel dicembre 2016 ha vissuto un’altra finta defezione; il Presidente, Nasuti di Bomba, prima si dimette irrevocabilmente e a distanza di pochi giorni comunica di ritirare le dimissioni in quanto è venuto a conoscenza del testo coordinato della legge di riordino delle IPAB (per un avvocato è tutto dire)». E’ notizia della settimana scorsa che due componenti su tre (La Frazia, Labbate) del collegio dei revisori dei conti si sono dimessi. Cosa spingono tutte queste persone ad allontanarsi da questa gestione? Cosa non condividono?

«Nella sostanza, ad oggi, tutti gli organi sono monchi e nell’impossibilità di operare in maniera legittima», continua Tilli, «inoltre la loro natura commissariale li limitano all’assunzione di soli atti di ordinaria amministrazione non sufficienti a incidere per la risoluzione dei gravi problemi economici ed organizzativi in cui versa il San Giovanni Battista».




GLI INTERROGATIVI

Quindi Febbo, Costa e Tilli denunciano: perché non si voglio ricostituire gli organi ordinari, (Presidente, CdA, Revisori) includendo un rappresentante del centro destra dentro il consiglio di amministrazione? Rappresentanza, prevista tra l'altro dalla Legge regionale e dai numeri assembleari? Esiste forse un progetto diverso per i 198 posti socio-sanitari, accreditati al San Giovanni Battista? Fanno gola a strutture locali non pubbliche? C’è un interesse alla gestione particolare dei finanziamenti per il consolidamento e l’adeguamento sismico della struttura? Si vuol gestire in autonomia e senza occhi indiscreti gli affidamenti diretti per i servizi e le forniture? Si intende continuare all’infinito nel sistema delle proroghe delle consulenze? Si vuol continuare a nascondere atti amministrativi e di gestione non pubblicandoli sul sito on-line?