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Referendum, D’Alfonso scatenato con il volantino istituzionale «pagato dal Pd»

La brochure ‘legata’ al sito istituzionale ma paga il partito che non mette nemmeno il logo

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Referendum, D’Alfonso scatenato con il volantino istituzionale «pagato dal Pd»

 

ABRUZZO. Dopo le «coccole ai pazienti» divenute celebri nella campagna elettorale del 2014, adesso in occasione del referendum costituzionale il presidente D’Alfonso si gioca la carta delle «istituzioni più amiche dei cittadini», ovviamente solo se a vincere sarà il sì.

La frase (frutto delle nuove frontiere del pensiero politico moderno…) è contenuta in una sorta di depliant che in queste ore sta arrivando a casa di migliaia di cittadini abruzzesi a pochissimi giorni dal voto di domenica prossima.

Il testo scritto è firmato nella qualità di presidente della Regione Abruzzo (istituzione…  “amica”) D’Alfonso e in 41 righe spiega cosa prevede la riforma costituzionale e chiede il contributo al «carissimo» cittadino (a cui decide di dare del tu) per «proseguire sulla via del cambiamento nell’interesse delle famiglie e delle imprese».

Il passaggio che desta più dubbi dal punto di vista della “filosofia politica” è proprio quello delle «istituzioni più amiche dei cittadini» come se in astratto ci fossero istituzioni meno amiche o avverse al cittadino.

Quando questo accade in pratica è solo frutto della cattiva gestione delle istituzioni da parte di amministratori pro tempore incapaci o peggio. Promettere una cosa del genere significa accettare un concetto illogico e continuare a sdoganare il principio che, se le istituzioni vengono gestite da partiti politici omogenei, allora anche il cittadino ne trae maggiori benefici perchè le scelte istituzionali tengono conto della “amicizia”. Una distorsione che ormai è divenuta cosa normale.  

Il governatore, che nei giorni scorsi aveva chiesto ai sindaci del centrosinistra di «scatenarsi» per il rush finale, ha tirato fuori la sua consolidata arma della letterina istituzionale a casa (tradizionalmente pagata con soldi pubblici) per spiegare che «grazie al coraggio di Matteo Renzi» i correttivi «indispensabili di cui sento parlare dai primi giorni della mia non breve militanza politica» sono vicini.



DUBBIO E PASTROCCHIO ISTITUZIONAL-POLITICO

Guardando il volantino resta il dubbio su chi abbia pagato questa iniziativa: infatti campeggiano vari loghi e slogan che fanno capo a ‘Basta un sì’  (Partito Democratico) e “la Regione dice la Regione fa” (Regione Abruzzo).

Dunque chi paga?  Il Pd regionale, il presidente D’Alfonso di tasca propria, la Regione Abruzzo con i soldi pubblici?

Il segretario regionale Marco Rapino garantisce che i soldi usati sono quelli del partito e in assenza di informazioni al riguardo (e pure del logo del Pd sul volantino)  bisogna credergli.

Però di sicuro mente quando sostiene che le lettere sono state inviate ai cittadini abruzzesi che fanno parte del 'popolo delle primarie' in quanto sono arrivate anche a cittadini di altri partiti che mai si sono espressi nei famosi gazebo elettorali.

Ma la confusione in casa Pd è totale se si riesce a dire che il volantino del presidente è inviato «agli iscritti alle primarie», cioè del Pd, che già dovrebbero essere… “convinti”.

Comunque, sarebbe interessante capire da dove sono stati presi i nominativi tutti e gli indirizzi e da quale banca dati e con quale consenso sulla privacy espresso quando.

Anche l’invio di materiale pubblicitario è soggetto a regole precise, così come le telefonate propagandistiche o l'invio di sms pubblicitari che pure abbondano in questo periodo...

Sul depliant di sicuro non si sono indicazioni del mandatario o di chi abbia materialmente provveduto a stamparlo (dati che dovrebbero essere sempre presenti).

Tra l’altro l’unico link che riporta al ‘mondo esterno’ è quello del sito web laregionedicelaregionefa.it, ovvero un portale nato ad agosto 2015 della giunta regionale d’Abruzzo e finanziato dalla Regione con il Piano di comunicazione istituzionale al cittadino 2014-2016.

Un sito esterno rispetto a quello ufficiale della Regione (linkato a fondo pagina)  ma che può dirsi a tutti gli effetti istituzionale e registrato dal dirigente regionale Domenico Longhi.

Su questo sito  non c’è assolutamente alcun riferimento al referendum ma solo materiale informativo-istituzionale su Masterplan, infrastrutture, piste ciclabili, manutenzione delle strade, internet veloce e le altre cose belle fatte dall’attuale giunta.

 

PERSONALISMI ISTITUZIONALI

Nel portale istituzionale ci sono anche i tasti che rimandano alle pagine Facebook e Twitter. In entrambi i casi si approda direttamente alla pagina personale di Luciano D’Alfonso (e non della Regione o della giunta, pure presenti sui social).

Dunque soldi pubblici per una campagna istituzionale che però porta visibilità a pagine private del presidente che da sempre confonde il social per il sito istituzionale con l’obiettivo di accrescere la propria visibilità e popolarità.

Il tasto You Tube, invece, porta ai video della Web Tv della Regione Abruzzo (in mancanza di un canale del presidente).  

Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione Comunista, che già nei giorni scorsi aveva denunciato la trasferta romana-referendaria del sindaco Alessandrini con l’auto del Comune, parla di «scorrettezza istituzionale» perché «non si capisce se il materiale propagandistico sia della Regione Abruzzo o una produzione privata del presidente».

«Ci pare di dubbia legittimità e legalità - attacca Acerbo - questo uso della comunicazione istituzionale per veicolare una campagna politica sul referendum costituzionale. C'è da domandarsi poi chi fornisca e autorizzi l'uso di tutti questi indirizzi da parte del presidente D'Alfonso».

Polemico anche Nazario Pagano, di Forza Italia: «a prescindere dalle affermazioni ai limiti del ridicolo sugli effetti positivi della riforma Renzi a vantaggio delle Regioni, visto che invece questa riforma neo centralista riduce drasticamente il ruolo delle Regioni - dice - mi piacerebbe sapere da dove arriva il danaro per finanziare questa costosa iniziativa. Si tratta di soldi pubblici o privati? Un po' di trasparenza da parte di chi, almeno a parole, propugna la riduzione dei costi della politica sarebbe quantomeno doverosa».

Accusa di confusione, disperazione e colpi bassi anche dal Movimento 5 stelle che ha accusato il Pd di un altro volantino con attacco diretto con il messaggio chiaro che i consiglieri pentastellati sono impegnati nella campagna per il NO al referendum costituzionale perché altrimenti dovrebbero rinunciare ai loro stipendi.

«È chiaro, questi signori devono aver fortemente risentito della nostra costante e instancabile presenza sul territorio con il Tour dell’Abruzzo in camper in difesa della costituzione: 90 piazze in 60 giorni devono averli indispettiti e destabilizzati non poco», spiega Sara Marcozzi, «viene quasi da sorridere a vedere che il PD non sa proprio più a che santo votarsi! Lo sanno, oramai, anche i “muli” che ci riduciamo lo stipendio a 3300 Euro netti, rinunciamo a tutte le indennità aggiuntive, rendicontiamo tutte le nostre spese e che in 5 consiglieri regionali, in due anni, abbiamo già rinunciato a oltre 400mila Euro.  Soldi con cui abbiamo già creato un Fondo di Garanzia per il Microcredito con il quale, fino ad oggi, abbiamo finanziato oltre 30 PMI abruzzesi».

Forse questa campagna rimarrà nella storia come quella più brutta in assoluta e con il maggior tasso di scorrettezza e bufale.

Ma oggi tutto rientra di diritto in quella che chiamano “campagna elettorale”.

E pensare che in ballo c’è la Costituzione.

  

Alessandra Lotti