LA PROTESTA

Polizia penitenziaria abruzzese protesta a Roma: «turni massacranti e mezzi obsoleti»

Martedì manifestazione: «non sono garantiti livelli sicurezza»

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Polizia penitenziaria abruzzese protesta a Roma: «turni massacranti e mezzi obsoleti»

 

ABRUZZO. Martedì manifestazione di Fp Cgil e Uil Pa davanti al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a Roma. I sindacati (anche quelli abruzzesi) denunciano carenze di organico, strutture fatiscenti, turni massacranti, mezzi obsoleti e continue aggressioni al personale.

A manifestare ci sarà anche la Uil Pa Polizia Penitenziaria Abruzzo.

 

Secondo i sindacati la grave crisi che investe da anni il sistema penitenziario sarebbe stata affrontata in modo inadeguato dai Governi che si sono succeduti alla guida del Paese: «la logica della gestione dell’emergenza non è mai stata accompagnata da concreti progetti di riforma adeguatamente finanziati. Basti pensare che, malgrado la sentenza di condanna inflitta dalla Cedu al nostro Paese, nel settore si sono registrati tagli di spesa e degli organici a fronte di aperture di nuovi istituti o padiglioni detentivi e attribuzione di nuove funzioni. Parallelamente, mentre tutto il comparto sicurezza beneficiava di risorse economiche aggiuntive e assunzioni straordinarie o anticipate, nulla veniva prospettato per il Corpo della Polizia Penitenziaria che, va ricordato ancora una volta, è in attesa di una convocazione sul rinnovo del contratto di lavoro fermo al 2009.

 

Il sindacato punta il dito contro gli istituti penitenziari: «sono nella maggior parte dei casi obsoleti e sui luoghi di lavoro non sono garantiti livelli di sicurezza adeguati per chi vi opera», spiega il segretario generale territoriale e vice regionale, Mauro Nardella.

 

«Le caserme dove alloggia il personale sono fatiscenti e, malgrado questo, se ne chiede il pagamento senza aver apportato alcuna miglioria. In alcuni casi come ad Avezzano non esiste neanche uno spogliatoio o un locale docce così come invece prevederebbe la normativa in materia di sicurezza e salubrità».

E poi ancora il personale, come nel caso di Sulmona, Teramo, Lanciano e L’Aquila «è costretto a turni di lavoro esagerati che vanno ben oltre le sei ore programmabili, previste dalla normativa contrattuale. I mezzi di trasporto utilizzati sono datati e in molti casi hanno più di 500.000 chilometri. Le aggressioni nei confronti dei poliziotti penitenziari sono in costante aumento ed il progetto sulla vigilanza dinamica, così come avvenuto ad Avezzano, Teramo e Lanciano, si è concretizzato nella sola apertura delle celle, disattendendo completamente gli intenti iniziali. In conseguenza di questa scelta il fine rieducativo del progetto è venuto meno e le condizioni lavorative per il personale in servizio negli istituti penitenziari sono ulteriormente peggiorate. Il problema dello stress lavoro correlato è stato completamente accantonato dall’amministrazione ed il personale sul territorio è stato abbandonato a se stesso».

 

 

Il sindacato su questi e altri temi ha chiesto all’amministrazione penitenziaria di costruire progetti condivisi e strutturare con loro un sistema di regole trasparenti ed inequivocabili, senza ottenere alcun risultato oggettivo.