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Referendum, telefonate per il sì a nome di D’Alfonso. Chi paga?

«E' corretto questo uso della propria carica pubblica?»

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Referendum, telefonate per il sì a nome di D’Alfonso. Chi paga?

 

ABRUZZO. Ancora polemiche per la campagna referendaria che da alcuni giorni è partita in quarta anche in Abruzzo. Questa volta il problema sarebbero le telefonate.

Il 4 dicembre si avvicina e gli eventi pubblici si moltiplicano.

Ieri il Movimento 5 Stelle ha annunciato una interrogazione parlamentare al ministro dell’istruzione a seguito della presenza del presidente Luciano D’Alfonso ad un dibattito organizzato in un istituto superiore di Pescara.
All’incontro c’erano un esponente a favore del sì, uno a favore del no, e un altro a favore del sì (D’Alfonso). Insomma un sì di troppo, hanno contestato i grillini. E per di più quel ‘di troppo’ è rappresentato da un uomo delle istituzioni che dovrebbe evitare, per dirla come Sara Marcozzi, «sbilanciati espedienti propagandistici»

Il presidente, da parte sua, ha fatto sapere che si autodenuncerà alla magistratura, in attesa, evidentemente, che anche i giudici validino quanto da lui fatto.

E in queste ore, intanto, scoppia un secondo caso portato alla ribalta dall’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che svela che starebbero giungendo in queste ore a cittadini abruzzesi telefonate "a nome del presidente della Regione Abruzzo" Luciano D'Alfonso con le quali si invita a partecipare a una iniziativa per il sì al referendum.

«C'è da domandarsi», chiede Acerbo, «se i numeri di cellulare da cui provengono queste chiamate e anche sms siano a carico di Luciano D'Alfonso o di suoi sodali o se siano a carico della Regione Abruzzo o di altro ente o società pubblica di cui solitamente il PD è abituato a fare uso privatistico. C'è anche da domandarsi se chi fa queste telefonate lo faccia in orario di servizio presso la Regione. Insomma se questa campagna telefonica la stanno pagando i cittadini, D'Alfonso di tasca sua, qualche suo sponsor o la ormai celebre zia».

In realtà ci sarebbe anche un problema di privacy (sempre tanto cara a certi politici) e di gestione di banche dati perchè potrebbe anche darsi che vi siano violazioni in materia di acquisizione dei numeri di cellulare poichè per ricevere propaganda bisogna aver dato consenso esplicito...

Nulla di nuovo, in realtà, se si rispolvera la storia recente dell’amministratore D’Alfonso, da sempre capace di intercettare i suoi sostenitori, disposti ad aiutarlo in tutto e per tutto.


Il caso finì negli anni scorsi anche in aula di Tribunale, durante il processo Housework. In quel frangente un avvocato ed ex dipendente del Comune di Pescara  raccontò dell’attività istituzionale che veniva svolta all’interno del comitato elettorale di Piazza Unione, ovvero dell’imbustamento di migliaia di lettere di natura istituzionale che poi venivano recapitate ai cittadini di Pescara.

«Non lo facevamo in periodo di campagna elettorale», aveva assicurato la donna che riferì che il  ‘lavoro’ veniva fatto «spontaneamente» e a titolo gratuito, non solo da lei ma anche da altri ex dipendenti comunali, pensionati e amici. Una attività che la teneva impegnata «fuori dall’orario di lavoro» e al quale partecipava «perché mi faceva piacere dare una mano».

C’erano poi gli eventi pubblici sempre pagati dal Comune che erano una cassa di risonanza per un unico personaggio, c’erano i manifesti politici e non che finirono persino in una mostra. C'erano centinaia di copie di libri acquistati dal Comune sulla parola e rimasti sul groppone e tra i debiti fuori bilancio.

Il confine tra propaganda politica che solo in teoria non potrebbe essere pagata con i soldi pubblici, e la comunicazione istituzionale è sempre stato molto confuso nelle menti degli amministratori.


Stesse logiche di allora per i telefonisti di oggi?

Nel caso fosse così nulla di male visto che, come ama ribadire il presidente D’Alfonso, i giudici sono passati senza lasciare il segno ed hanno validato la sua azione... anche per il futuro.

Sorprende per lo più che ancora si utilizzino metodi e logiche di dieci o venti anni fa,  eppure persino la propaganda nel frattempo si è evoluta.



Ma chi sono queste persone che chiamano, chiede Acerbo.

Ma soprattutto chi paga le telefonate?

Per l’esponente di Rifondazione, comunque, la cosa più grave è questo utilizzo della propria carica pubblica per fini che esulano dai compiti dell'ente.

«Il Consiglio regionale ha per caso deliberato di sostenere la campagna elettorale per il sì? E' corretto questo uso della propria carica pubblica? E' noto che D'Alfonso usa metodi scientifici per riempire le sale di pubblico acclamante. Se ti invita con chiamata ad personam il potente presidente (ieri il sindaco) puoi sentirti in dovere di esserci perchè un domani dovrai bussare alla sua porta per qualche motivo ed è bene tenerselo amico».

Un altro caso riguarda invece il video propagandistico (a favore del sì) finito per qualche minuto sul canale istituzionale del Consiglio Regionale d’Abruzzo per poi comparire su quello del Pd Abruzzo e sulla pagina Facebook del Presidente D’Alfonso.

La domanda è: chi ha confezionato  quel video  e perchè era in possesso di chi lavora per il Consiglio regionale?  

Quisquilie si dirà, ma pur sempre costose.

D'ALFONSO FA CAMPAGNA ELETTORALE

Ed il presidente D’Alfonso fa sapere che «è molto impegnato nella campagna a favore del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre - per la quale ha già effettuato 39 comizi - e con lui tutte le persone che riesce a incontrare e a mobilitare. In sintesi, sta animando una militanza fatta con tutti i mezzi leciti per sostenere le ragioni del Sì. In questo senso ha organizzato anche un dibattito con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Luca Lotti e con il sindaco di Firenze Dario Nardella, che si terrà al cinema Circus Pescara lunedì 17 ottobre alle ore 18 e al quale si auspica la più ampia partecipazione».