PETROLIO NERO

Petrolio, pioggia di ricorsi bocciati per le Regioni ‘No triv’

Tempi duri per chi dice no alle prospezioni con airgun

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Petrolio, pioggia di ricorsi bocciati per le Regioni ‘No triv’

ROMA. Tempi duri, anzi durissimi per le Regioni no triv che solo negli ultimi mesi si sono visti bocciare dal Tar ben 49 ricorsi contro la ricerca di giacimenti nazionali di metano e petrolio nei mari italiani.

I giudici amministrativi, dunque, volta per volta, hanno confermato i vari via libera del Ministero dell’Ambiente e hanno contestato i ricorsi delle amministrazioni locali contrarie all’utilizzo delle risorse del sottosuolo.

Le batoste, come ha ricostruito Il Sole 24 ore, sono arrivate una dietro l’altra per le Regioni Puglia, Calabria e Basilicata ma anche per i comuni di Ostuni e Amendolara o la provincia di Teramo.

Le norme permettono alle società petrolifere che ne fanno richiesta il permesso di ispezionare i fondali in alto mare oltre le 12 miglia dalla riva. Per farlo utilizzano l'Airgun, un dispositivo che spara contro il fondo del mare “cannonate” d’aria in grado di ispezionare i fondali attraverso la risposta dell’onda riflessa dal sottosuolo. Per le società petrolifere si tratta di una tecnica dalle grosse potenzialità, per gli ambientalisti, invece, un pericolo per gli animali investiti dall’onda d’aria, principalmente balene, calamari giganti, delfini e tartarughe marine.

Per poter avviare questi studi le società di ricerca devono ottenere il parere del Ministero dell'Ambiente che deve esprimersi sulla Via, ovvero la valutazione di impatto ambientale.

Si deve dunque valutare se questi studi potrebbero creare un danno all'ambiente, se possono essere portati avanti o se devono essere migliorati per mitigare il danno. Una volta che arriva il via libera bisogna poi ottenere l'autorizzazione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Una trafila lunghissima e nel mezzo si stagliano anche i ricorsi delle varie amministrazioni pubbliche le quali che di volta in volta trascinano le società davanti al tribunale amministrativo.

Ma nella maggior parte dei casi, negli ultimi mesi, hanno perso.

«Ovvero i giudici amministrativi hanno sancito la bontà delle valutazioni del Ministero», riporta il Sole 24 Ore che ha studiato le ultime 50 sentenze, «stabilendo che la tecnologia della Airgun è condotta sotto la guardia di biologi naturalisti esperti di cetacei i quali bloccano tutto se ci sono dei delfini e balene nei paraggi delle navi»

Ma i giudici amministrativi sottolineano anche il fatto che le ispezioni geologiche sono appunto «prospezioni per studiare la forma nel sottosuolo e nel terreno non viene piantato nemmeno un chiodo». Infine, come riporta sempre Il Sole 24 ore, si sostiene che il mare sia «apertissimo, così remoto dalla costa da essere in acque internazionali dove è impossibile dire quali città o regioni o addirittura stati siano fronteggianti».

Dunque questo vuol dire che i decreti del Ministero sono regolari.

La sequenza di 6 bocciatura del Tar Lazio contro la Puglia è arrivata una decina di giorni dopo la pubblicazione di una sentenza simile del Tar Calabria il quale ha bocciato l'ordinanza con cui il Comune di Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, aveva vietato l'uso della airgun a una trentina di chilometri al largo del Mar Ionio. Perfino il Consiglio di Stato settimane fa ha confermato il Tar e ha respinto un ricorso contro giacimenti Eni nel Canale di Sicilia.