L'ORDINANZA

Calendario venatorio, nuova batosta dal Tar a Regione e cacciatori

Conferma le censure bocciata una parte

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

395

Calendario venatorio, nuova batosta dal Tar a Regione e cacciatori

Dino Pepe




ABRUZZO. Il Tar Abruzzo, accogliendo il ricorso del Wwf Italia, ha sospeso l’efficacia del calendario venatorio 2016/17 della Regione Abruzzo per quanto riguarda l’estensione del periodo di caccia fino a gennaio ad alcune specie avifaunistiche (Beccaccia, Cesena, Tordo bottaccio, Tordo sassello).


Nell scorse settimane il Tar aveva sospeso il calendario venatorio regionale di fatto impedendo preapertura e apertura della caccia a settembre, ieri i giudici hanno ritenuto di primaria importanza il rispetto delle indicazioni dell’ISPRA, l’Istituto nazionale che fornisce pareri sulla materia venatoria, e hanno rigettato le ragioni addotte dalla Regione per giustificare il prolungamento dei periodi di caccia.


Le motivazioni addotte dalla Regione sono state giudicate «non sufficienti e adeguate in relazione al diverso parere espresso dall’ISPRA, nonché in contrasto con il principio di precauzione, in virtù del quale l’assenza di un preventivo monitoraggio delle singole specie sul territorio, comporta che ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attività potenzialmente pericolosa, l'azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche».


Dieci avvocati tra quelli della Regione Abruzzo e quelli delle associazioni venatorie sono intervenuti ieri in udienza a L’Aquila per difendere «un indifendibile calendario venatorio».


Grande soddisfazione viene espressa da Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: «è una sconfitta di chi ha voluto impostare la gestione venatoria senza ascoltare le nostre proposte che semplicemente chiedevano un po’ di buon senso e il rispetto delle normative italiane e comunitarie».

«Perché la Regione Abruzzo, al pari di tante altre regioni italiane, continui a seguire i diktat delle associazioni venatorie, rimediando così sonore sconfitte davanti alla magistratura amministrativa è qualcosa di inspiegabile», dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia che ha firmato il ricorso per l’Associazione.

«Sono anni che puntualmente i calendari venatori abruzzesi subiscono delle pesanti censure. Viene da chiedersi se gli amministratori e i funzionari regionali agirebbero così se fossero direttamente chiamati a pagare per le loro scelte, invece di far ricadere i costi amministrativi e legali di questi comportamenti sulla testa dei contribuenti».

Il WWF rinnova ancora una volta l’invito alla Regione a cambiare strada e ad aprire un confronto serio con il mondo ambientalista per giungere ad una gestione faunistica corretta.


Per Massimo Sordini, Presidente provinciale dell'Arcicaccia: «la sentenza ha sostanzialmente "salvato" l'impianto generale del Calendario, la cui costruzione, evidentemente, non era così fallimentare come in molti hanno gridato dal principio.  Stavolta il forte canto delle sirene ha fatto commettere un grave errore all'Assessore Pepe a discapito, ovviamente, dei soli cacciatori abruzzesi, che hanno perduto così quei 19 giorni di caccia alla beccaccia ed ai tordi così importanti per queste attività».

Sordini conclude stigmatizzando: «Abbiamo intenzione di chiedere all'Assessore Pepe, passate le prime settimane di apertura, di riapprovare un nuovo Calendario che reinserisca le prescrizioni sui monitoraggi alla beccaccia e preveda la chiusura a Tordi e Beccaccia al 10 gennaio 1017, come aveva suggerito l'ISPRA nel suo parere, invitando lo stesso Pepe in futuro a seguire maggiormente indirizzi scientifici e non più il canto delle sirene».

Anche la Federcaccia esprime moderata soddisfazione «anche se il Wwf canta vittoria bisogna sottolineare che la gran parte delle loro richieste è stata rigettata ad esclusione della riduzione del periodo di caccia per le specie beccaccia, tordo sassello, tordo bottaccio e cesena. Per queste specie la chiusura dovrebbe passare dal 19 gennaio, inizialmente previsto, al 31 dicembre con la motivazione che il Tar ha individuato nella carenza di dati e giustificazioni in relazione al parere Ispra. Sulla base del fascicolo preparato dagli uffici regionali, allegato al calendario venatorio non si poteva prevedere risultato, come era stato già sottolineato in precedenza».