GIUSTIZIA E SANITA'

Cannabis terapeutica, l’Abruzzo è «incapace»: Pellegrini va in Emilia a curarsi

Si accende la polemica sulla inapplicazione della “legge Acerbo”

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Cannabis terapeutica, l’Abruzzo è «incapace»: Pellegrini va in Emilia  a curarsi

Pellegrini e Di Nanna

ABRUZZO. Il Magistrato di Sorveglianza di Pescara Francesca Del Villano ha autorizzato il trasferimento di Fabrizio Pellegrini nella città di Bologna, presso una struttura reperita grazie all'interessamento del senatore Luigi Manconi (PD): «di fatto è stato costretto a lasciare la regione che gli nega le cure mediche perché incapace di attuare le sue stesse leggi», ha detto Vincenzo Di Nanna, legale di Pellegrini e segretario di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi.


Fabrizio Pellegrini è un pianista di 47 anni malato di fibromialgia e finito in carcere a Chieti per aver coltivato piante di cannabis per curarsi. Ad inizio agosto i giudici gli hanno concesso i domiciliari.

Per questo caso c'è stata una vasta mobilitazione fino all'annuncio di verifiche da parte del ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Nel testo della memoria difensiva si legge che «la kafkiana odissea giudiziaria sofferta dal Pellegrini dimostra la palese illegittimita' costituzionale dell'articolo 75 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, per violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e di 'necessaria offensivita'», nonche' violazione dell'articolo 32 della Costituzione, «nella parte in cui non include tra le condotte assoggettate a mere sanzioni amministrative anche quella di coltivazione di piante di cannabis, laddove finalizzata all'esclusivo uso terapeutico».


«Non solo Pellegrini è stato condannato perché rifiutava di finanziare la criminalità organizzata acquistando la cannabis che gli era stata prescritta come unica terapia efficace», ha aggiunto il suo avvocato, «ma la Asl di Chieti, che già aveva preteso si pagasse da solo l'importazione dei farmaci a base di cannabis, non ha saputo o voluto tutelare i diritti del malato neppure dopo la scarcerazione, benché diffidata. Fatto, questo, che non sarebbe avvenuto se solo la Regione Abruzzo avesse dato attuazione a una legge già esistente, che consente la somministrazione della cannabis terapeutica a titolo gratuito per i malati indigenti».

«Se sul fronte giustizia sommiamo la vicenda di Fabrizio, il commissariamento nonché l'esposto per danno erariale da noi presentato per il mancato superamento degli Opg e l'assurda farsa che continua a protrarsi sulla elezione del Garante dei detenuti con i 'giochi' ormai grotteschi intorno alla nomina di Rita Bernardini, otteniamo un Consiglio regionale completamente incapace di far fronte alle esigenze più basilari. Se è vero infatti che il caso Pellegrini era dovuto a suo tempo a una inadeguatezza del quadro legislativo, è vero anche che nel frattempo, grazie alla 'legge Acerbo', quel vuoto era stato colmato: perciò se oggi è costretto a lasciare la nostra regione lo dobbiamo solo alla Giunta».

Legge però inapplicata e del tutto priva di effetti nella realtà.

«Dunque Pellegrini andrà a curarsi in Emilia Romagna, regione che ha approvato legge dopo l'Abruzzo. Significa che D'Alfonso e Paolucci sono incapaci», attacca Maurizio Acerbo, Rifondazione comunista, «rimane l'amarezza e la rabbia per l'insensibilità, il colpevole disinteresse e l'incapacità amministrativa della giunta regionale, dal commissario alla sanità e presidente Luciano D'Alfonso all'assessore Silvio Paolucci. L'odissea di Fabrizio poteva essere evitata se la giunta D'Alfonso avesse dato attuazione alla mia legge che ricordo è in vigore dal 4 gennaio 2014».