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Autorità portuale, Febbo: «dovevamo puntare su Taranto»

«La regione si muove con poca lungimiranza»

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Porti, asse Pd per collaborazione Ortona-Civitavecchia

Il porto di Ortona

ABRUZZO. Sulle politiche strategiche relative ai porti il centrodestra contesta la strada intrapresa dal centrosinistra.

 

Scelte che non vengono condivise e definite «poco lungimiranti» e «poco efficaci» per l’Abruzzo.

 

Una decisione contestata su tutte,  quella di collegare il porto di Ortona con l’autorità portuale di Civitavecchia, che in questi mesi non è stata condivisa né con il territorio né con i portatori d’interesse  né discusso all’interno del Consiglio regionale.

«A mio avviso bisognava portare  avanti la decisione intrapresa durante la scorsa legislatura ovvero quella di far parte dell’autorità portuale di Taranto», dice il presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.

Negli ultimi mesi ci sono state varie promesse e spot da parte del presidente D’Alfonso e del delegato D’Alessandro,  smentiti però dai fatti. Febbo ricorda ad esempio la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto Madia che sancisce ufficialmente l’ingresso dell’Abruzzo all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale che comprende gli scali abruzzesi di Pescara e Ortona oltre a Pesaro, Falconara e San Benedetto del Tronto.

«Credo inoltre che questa presa di posizione di ‘rottura’ con Ancona non porti nulla di buono in ogni caso», continua Febbo che rivendica la scelta di Taranto: «era dettata da considerazioni oggettive».

Il ragionamento era questo: la Puglia è in regime di convergenza e pertanto c’è una somma di fondi e risorse europee ingenti che possono essere utilizzate e dirottate anche sull’Abruzzo.

Inoltre Taranto, per traffico merci e tra i primi 3 porti nazionali come dimostrano i dati 2012 e 2013.

Altro dato a supporto della tesi di Febbo: la Regione Puglia è diventata il ponte verso i mercati dell’Europa centrale, Est Europa fino arrivare ai nuovi mercati di tutta l’Asia, con l'autostrada del mare che ci vede impegnati sulle traiettoria adriatica su Trieste via mare e su Ancona via ferro.

Sia la Puglia che le Marche inoltre rientrano nella strategia europea della programmazione Transfrontaliera con programmazione di fondi IPA per centinaia di milioni di euro, cosa che la Regione Lazio non ha con l’Abruzzo come non rientra neanche tra le regioni convergenza.

«Quindi», insiste Febbo, «bisognava premere per rimanere con Taranto».

Invece se il Governo dovesse confermare la scelta di entrare con Ancona l’esponente di centrodestra chiede di aprire immediatamente il dialogo e le trattative soprattutto in funzione di prospettive di costituzione di macro regione, di cui si sente sempre più parlare, affinché l'Abruzzo rientri in quella ipotesi di nuova "Regione Adriatica" con Marche, Umbria e Toscana.

Secondo Febbo con un rapporto di amicizia e collaborazione si potrebbero negoziare tutte le funzioni territoriali che inevitabilmente si vengono ad accorpare (leggasi spending review) come Provveditorato Opere Pubbliche, Sovraintendenza Beni Ambientali Culturali, Prefetture, Questure, Corti di Appello, Corte dei Conti, Agenzie Finanziarie, Carabinieri, Esercito, ecc... non ultimo le Ferrovie dello Stato.

Ed è proprio su questo tema che si sviluppa la rete del corridoio 5 che interessa l’Abruzzo e gli snodi che inevitabilmente ci conducono ad Ancona (vedi allegati corridoio 5 e la rete TEN –T). «Infine – conclude Febbo - mentre in queste ore stiamo impegnando lavoro ed energie per agganciarci con Civitavecchia, Ancona  si organizza e magari   ci "taglia fuori" dalla Dirigenza dell’Autorità portuale non inserendo un abruzzese nei vertici apicali dell’autorità come non stiamo negoziando istituti che nel tempo potrebbero esserci sottratti. Questo auto isolamento voluto dal presidente D'Alfonso, non rappresenta una scelta vincente per il nostro futuro».

D’ALESSANDRO CONTRO «I NEMICI» DELLA REGIONE

«I consiglieri regionali Febbo e Sospiri hanno ripetutamente sostenuto la necessità di aderire all'autorità portuale di Civitavecchia. Lo stesso Febbo ha insistito su questa necessità con documenti depositati e dichiarazioni verbalizzate in aula», replica Camillo D'Alssandro (Pd). «In occasione del Consiglio regionale straordinario sui trasporti venne da me malamente rimpicciolito perché mostrai in aula una delibera di Giunta regionale cui aveva partecipato anche lui, fatta contro Ortona e l'Abruzzo nel silenzio più assoluto e senza aprire un dibattito pubblico, in particolare nelle città sedi di porti (Ortona, Pescara e Vasto). Così si è scoperto inopinatamente nei cassetti della Regione che la giunta Chiodi in data 19 maggio 2014, ovvero pochi giorni prima di andare a casa, aveva approvato un protocollo d'intesa con l'autorità portuale di Taranto, condannando i nostri scali marittimi alla totale irrilevanza nel panorama nazionale. Quale sarebbe stata l'utilità per i porti abruzzesi di finire sotto Taranto? Quali le ragioni? Purtroppo anche in questo caso i nemici dell'Abruzzo hanno fatto di tutto per danneggiare la regione».