SICUREZZA?

Sicurezza sismica scuole, geologi scrivono al ministro. A San Benedetto sindaco contro «gli sciacalli»

La sensazione è che le scuole nell’Aquilano verranno tutte regolarmente aperte

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Sicurezza sismica scuole, geologi scrivono al ministro. A San Benedetto sindaco contro «gli sciacalli»

ABRUZZO. Dopo il terremoto dello scorso 24 agosto, in concomitanza con l'apertura delle scuole, i geologi hanno scritto una lettera aperta al Ministro Giannini per richiamare l'attenzione su tutti i rischi naturali a cui gli edifici scolastici (e non solo) sono esposti.

I dati sull’edilizia scolastica aggiornati dalla Presidenza del Consiglio parlano di numeri impressionanti: in Italia ci sono circa 28.000 in aree sismicamente attive, ad alto o elevatissimo rischio sismico, alle quali se ne sommano altre 7.000 in aree ad elevato rischio idrogeologico.

In Abruzzo, secondo i dati rielaborati ieri dal Movimento 5 Stelle, un quarto delle nostre scuole viene classificato come “non progettato o successivamente adeguato con la normativa tecnica antisismica”.

A Pescara (zona sismica 3, bassa) circa l'80%, a Teramo (zona sismica 2, medio-alta) l'87%, a L'Aquila, (zona sismica 2, medio-alta) nonostante il sisma del 2009, il 70% e a Chieti (zona sismica 2, medio-alta) addirittura il 100%.

Il dato non è molto differente se si allarga lo spettro a tutto il territorio provinciale, con l'aquilano che arriverebbe a circa il 60% di scuole “Non adeguate”.

Un problema tutto geologico che meriterebbe maggiore attenzione e un approccio culturale completamente diverso, spiegano gli esperti al ministro dell’Istruzione Giannini che proprio oggi è ad Amatrice nella frazione di Villa San Cipriano per l'apertura dell'anno scolastico nella nuova scuola provvisoria allestita dalla Provincia autonomia di Trento.

In Abruzzo, invece, restano ancora alcune criticità ed incertezze anche se nell’Aquilano pare che la tendenza sarà quella di riaprire tutti gli istituti regolarmente.

Resta da capire cosa sia realmente accaduto giovedì scorso nel corso di una riunione aquilana, convocata pare dal Prefetto della provincia con i sindaci del territorio, l’ente Regione.

Più che una riunione un vero giallo, come racconta Massimo Botticchio su Site.it : «non sappiamo bene neppure chi vi abbia partecipato, e non si ha una versione ufficiale degli esiti (almeno, a noi è sfuggita). Una vulgata di brezza dell’incontro che si va facendo uragano ci dice che l’orientamento espresso in tale consesso, in difetto di una emergenza o di singole criticità, sarebbe (il condizionale è d’obbligo) quello di procedere alla riapertura delle strutture scolastiche già in uso, almeno per le strutture con un indice di vulnerabilità sismica superiore allo 0,20/1. Idea già materializzatasi in un comunicato del 6 settembre del Comune di Avezzano».

Ma Botticchio non nasconde le perplessità: «la circolare della Regione Abruzzo citata dal municipio avezzanese – e presumibilmente ostesa all’incontro del giorno 8 settembre dalla Regione stessa – è da considerarsi un’indicazione normativa? La gerarchia delle fonti ci consente di considerare cotanta circolare una “legge”, una “norma”? O non una semplice indicazione? E dalla circostanza che in essa si legga che in presenza di un indice di vulnerabilità superiore allo 0,2 non vi sia obbligo della «immediatezza dei provvedimenti» possiamo inferire l’obbligo di riapertura automatica di quelle strutture che partono da 0,201 da parte degli sfortunati proprietari?»


IL CASO SAN BENEDETTO DEI MARSI

Ancora incertezze, invece, a San Benedetto dei Marsi dove non si ancora dove collocare gli studenti delle medie dopo i danni gravissimi dell’edificio Marruvium di contrada San Cipriano a seguito del sisma del 6 aprile 2009, e la ‘succursale’ di via Fucino che non si sa se sia sicura o meno.

Il sindaco Quirino D’Orazio ha firmato un’ordinanza di chiusura delle scuole fino al 17 settembre prossimo, posticipando dunque la riapertura dell’anno scolastico, per lasciare il tempo di eseguire delle verifiche.

E proprio il primo cittadino su Facebook assicura che si sta lavorando «senza tregua» con gli altri amministratori, dipendenti comunali, dirigente scolastico, tecnici e professionisti, «tutti insieme per cercare di trovare soluzioni concrete, efficaci ed in tempi rapidi, per consentire agli studenti di intraprendere, nei limiti del possibile e con serenità, il nuovo anno scolastico».

«Un lavoro intenso vissuto in mezzo a mille criticità, fatte di problemi veri, di carenze di fondi, di perizie geologiche, di analisi di solai, di perizie di vulnerabilità sismiche mai eseguite nonostante gli obblighi di legge», spiega il sindaco.

D’Orazio sostiene di riuscire a comprendere «le giustificate preoccupazioni genitoriali» ma di non condividere «la spregiudicata operazione di strumentalizzatori senza scrupoli, che non hanno esitato un secondo a per fare sciacallaggio elettorale».

Ma sulle verifiche non fatte o fatte in ritardo i documenti parlano chiaro.

E’ stato sempre Site.it in questi giorni a ricordare come i professionisti incaricati della vulnerabilità dell’edificio di via Fucino sono gli stessi ai quali è stato “sospeso” il progetto principale delle scuole. In una lettera del gennaio 2016 al Comune di San Benedetto dei Marsi gli esperti scrissero: «dalla data di affidamento del servizio ai sottoscritti, non è stato consegnato materiale attinente elaborati grafici, evidentemente non in dotazione c/o il Comune, ovvero nessuna comunicazione in merito all’esecuzione delle prestazioni richieste al fine dell’individuazione delle scelte progettuali e degli interventi da preventivarsi secondo la normativa vigente con riferimento ad un approfondimento delle indagini da eseguirsi come ad esempio: indagini tipologiche, spessori solaio e direzioni di tessitura; indagini qualità calcestruzzo e quantità armatura (pilastro e trave); indagini tipologia e dimensioni elementi di fondazione e verifica presenza di giunti tecnici nella struttura; caratterizzazione del terreno di fondazione. Tutto quanto premesso, considerato che ad oggi non sono state ricevute comunicazioni in merito […] i sottoscritti si vedono costretti a dover rinunciare all’incarico di che trattasi […]».

Da qui la decisione di rimettere l’incarico affidato solo nel marzo 2016.