IL COSTO

Ombrina Mare, per tappare il pozzo spesi 300 mila euro

D’Orsogna: «il lavoro più importante fatto da noi»

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ABRUZZO. Una delle domande dell'atto finale di Ombrina Mare e': chi e' stato a richiudere il pozzo? Cosa hanno fatto? Chi sono? Quanto e' costato?

Le risposte le fornisce Maria Rita D’Orsogna sul blog: la ditta che ha eseguito i lavori si chiama Zenith Energy e ha la sede ad Aberdeen, in Scozia. Il 22 Agosto scorso hanno annunciato di avere terminato le operazioni di chiusura di Ombrina Mare per conto della Rockhopper Exploration.

Il lavoro si chiama "plug and abandonement" - tappa e abbandona – e alla Rockhopper Exploration e' costato 250 mila sterline, circa 300 mila euro. A causa dell'attuale crisi nel settore petrolifero il prezzo e' considerato estremamente favorevole.

Il direttore delle operazioni della Zenith Energy, svela ancora D’Orsogna, si chiama Chris Collie ed ha annunciato che era il loro primo progetto di rimozione di piattaforma ed e' stato tutto programmato ed eseguito in cinque mesi. Dicono di aver eseguito i lavori seguendo i piu' stretti protocolli di sicurezza.

«Chiudere un pozzo non e' un gioco facile. E' costoso, delicato, ci vuole personale competente. In inglese le parole sono "well kill". Uccidere il pozzo», sottolinea la prof che vive a Los Angeles ma segue costantemente le vicissitudini abruzzesi.

«Occorre innanzitutto immettere quantita' sufficenti di fanghi pesanti nel sottosuolo in modo che gli idrocarburi ed altro materiale presente nel pozzo non possano tornare in superficie, anche quando le valvole che ne controllano l'erogazione saranno smantellate. Il metodo preferenziale, e quello usato per Ombrina, e' il cosiddetto bullhead - a testa di toro. I fanghi di chiusura vengono forzati nel pozzo fino a che gli idrocarburi e altre formazioni (acque di scarto, fluidi di perforazioni precedenti, gas) vengono respinti in profondita', nel giacimento iniziale. Sono stati poi rimossi dei cablaggi detti slickline e wireline e il cosiddetto ``Christmas Tree", le valvole di erogazione e manopole di controllo a mo' di albero di Natele. La Zenith ha infine cementificato il pozzo in modo definitivo, tagliato e rimosso rivestimenti interne delle pareti del pozzo e smontato l'infrastruttura visibile dalla superficie del mare».

Secondo la Zenith, Ombrina era particolarmente delicata a causa delle alte concentrazioni di idrogeno solforato rimaste nel pozzo e perche' durante il bullheading potevano esserci sbalzi di pressione. Ma e' andato tutto bene ed Ombrina e' ora "permanentemente abbandonata".

Queste le risposte tecniche. Ma la risposta vera a chi ha chiuso Ombrina mare e' un altra. «Ombrina Mare e' stata chiusa grazie a tutti noi. Siamo stati bravi, ma davvero», dice D’Orsogna.

«Un pozzo che siede li per otto anni, che non succhia nemmeno una goccia di petrolio, e che alla fine viene smontato grazie a noi, gente normale. E non solo non riescono a specularci sopra, alla fine ci perdono pure 300 mila euro».

E sempre D’Orsogna dalle pagine del suo blog fa notare che nell’Oklahoma del fracking e della sismicità indotta si è registrato un terremoto record di magnitudo 5,6: «il nesso fra l’aumento di sismicità indotta (di magnitudo superiore a 3) e la reiniezione in Oklahoma è ufficiale. In pochi anni l’Oklahoma è diventata più sismica della California. Prima di oil and gas i terremoto erano rari, ora più frequenti.