LA SBANDATA

Progetto Autostrade Toto, D’Alfonso spinge ma il Governo (lo) inchioda

Troppa fretta, poco equilibrio per il presidente nel giudicare il progetto del compare

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AUTOSTRADA DEI PARCHI

ABRUZZO. «Non ho mai avvantaggiato Toto e le sue imprese e non mi sono mai fatto influenzare dalla nostra amicizia».

Questi sono concetti che l’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha ripetuto più volte pubblicamente ai tempi dell’inchiesta Housework (dunque da sindaco) ma anche dopo, nelle aule di tribunale, e poi ancora in campagna elettorale in corsa per la Regione e  una volta eletto.

«Mai un atto che possa certificare che io abbia voluto favorire Toto», disse una delle tante volte parlando dell’argomento. Ed in effetti persino nel mega processo che lo ha visto impegnato dal 2008 al 2013 non c’era effettivamente un solo atto pubblico da lui sottoscritto direttamente dal quale si potesse evincere almeno l’idea di un certo favoritismo.

Di mezzo c’erano sempre dirigenti che si prendevano la responsabilità di sottoscrivere atti e pareri.

Tutto vero almeno fino al 7 giugno 2016 quando la firma del presidente della Regione si legge distintamente in calce ad una lettera che questi invia al Ministero delle Infrastrutture e trasporti, a Strada dei Parchi (Toto) e alla regione Lazio.

L’oggetto della missiva è il progetto di messa in sicurezza delle Autostrade A24 e A25 che sono affidate in concessione alla società del gruppo Toto il quale ora vorrebbe “raddrizzare” e «mettere in sicurezza» modificando il tracciato e scavando decine di gallerie per accorciare il percorso di pochi chilometri e minuti per un importo non inferiore a 7 miliardi di lire.

Soldi che apparentemente non sarebbero cacciati dal pubblico ma dalle tasche di chi viaggia (pedaggio) poichè la contropartita sarebbe l’allungamento della concessione per altri 45 anni.

 

La lettera di D’Alfonso accompagna il parere tecnico di un gruppo di lavoro (sempre nominato dalla Regione e dunque da D’Alfonso) che è un parere positivo anche se subordinato ad alcuni approfondimenti. A firmare il parere tecnico è una delle dirigenti che è stata valorizzata dalla giunta di centrosinistra, Maria Antonietta Picardi.

Di fatto si risponde ad una nota di Strada dei Parchi del 9 aprile 2015: solo più di un anno dopo il Dipartimento Infrastrutture, Trasporti e Mobilità Reti e Logistica partorisce la nota 128354.

Ma il Presidente tiene a mettere in chiaro alcuni punti che emergono dal parere e che costituiscono condizioni essenziali della procedibilità del progetto.

Tra queste ci sono aumenti tariffari (annui?) sotto la soglia del 2% che moltiplicati 45 anni costituiscono comunque un buon incremento; «tutela giacimenti ambientali senza diminuirne la bellezza»  e «lavori senza morti» come se non esistessero leggi e organi di controllo che stabiliscano cosa e in che modo effettuare lavori impattanti come questi o norme che impongano la sicurezza nei cantieri.

Poi chi stabilisce se un viadotto diminuisce la bellezza di un panorama o meno?

«In attesa di riscontro», si legge infine, «si evidenzia ogni disponibilità ulteriore per qualsiasi integrazione collaborativa documentale occorresse. Con riconoscimento deferente per l’importante lavoro che stiamo facendo».

La «collaborazione» tra ente pubblico (controllore) e privati (controllati) può essere una buona cosa se a guidare è il pubblico e non il contrario, il «riconoscimento deferente» però unito al «lavoro che stiamo facendo» sbilancia un pò le cose e racconta di una collaborazione stretta e aperta anche tra l’istituzione e la impresa.

E’ un fatto, inoltre, che D’Alfonso ha sottolineato in tutte le maniere la bontà del progetto anche dopo le numerose contestazioni degli ambientalisti arrivate dopo oltre un anno a causa del fatto che le carte sono rimaste riservate per molto tempo.

Il presidente ha sempre spiegato che il progetto era valido perchè risolveva un grande problema: quello della sicurezza «necessaria e urgente».

Cosa assolutamente non falsa ma è curioso, però, che proprio questo argomento non sia stato costantemente presente nella agenda politica (anche del precedente governo) almeno dal 2009  e non si sia parlato ogni giorno di lavori di adeguamento e manutenzione straordinaria dei viadotti così pericolosi.

Sembrerebbe quasi che dal 2009, nonostante il grave pericolo scampato (così ha raccontato D’Alfonso) non sia stato fatto nulla o quasi nulla per rendere sicuri i tanti viadotti ciclicamente tremolanti.

Questo è un problema visto che il concessionario ha l’obbligo della sicurezza… E per fortuna nessun problema si è registrato durante l’ultimo sisma del 24 agosto 2016 tranne «un giunto che si è mosso» ed un ulteriore allarme lanciato con un post Facebook del presidente che parlava di pericolo delle autostrade poche ore dopo il sisma.  

Il punto è che D’Alfonso sul progetto Toto si è sbilanciato troppo con parole scritte e orali perorando di fatto un progetto faraonico e impattante come mai forse prima nella storia dell’Abruzzo. Non un progetto qualunque.

 


MA QUEL PROGETTO NON PIACE AL MINISTERO

Un progetto che il ministero ha già bocciato più volte (D’Alfonso non lo sapeva?) certificando la totale mancanza di qualsiasi presupposto normativo e amministrativo confermando che gli unici lavori possibili sono quelli di manutenzione e messa in sicurezza dell’attuale percorso, per un investimento totale stimato di circa 1 miliardo di euro.

Inoltre nella ricostruzione fatta dal Ministero in risposta ad una interrogazione al deputato Gianluca Vacca (M5S) si evince come proprio il Ministero, nella corrispondenza con la società iniziata nel 2013, abbia sempre chiesto alla società Strada dei Parchi di fare un piano economico finanziario esclusivamente per i lavori di manutenzione e messa in sicurezza, senza nessuna variante al tracciato, poiché appunto queste non possibili nell’ambito della convenzione in essere e in base normativa vigente.

Dall’altro lato la società invece avrebbe sempre inserito anche le varianti nel piano, ostinandosi a ripresentarle in tutte le occasioni utili, ma vedendosele sempre respinte. E d’Alfonso però continua a sostenere il progetto.

 

Va bene che oggi soltanto  tirare in ballo il “conflitti di interesse” fa ridere i più ma qui siamo ben oltre: il pubblico ufficiale e l’imprenditore, già finiti sotto processo e assolti per mancanza di prove, sono amici di lunga data ed hanno una frequentazione assidua tanto che dal 1988 ad oggi i Toto hanno pagato decine e decine di viaggi  all’attuale presidente di Regione.

Dunque considerando tutti gli aspetti, dando uno sguardo al progetto, ai luoghi interessati, alle finalità, al vantaggio pubblico, alla spesa e alle modalità amministrative attuate, alla assoluta mancanza di trasparenza non sembra questo un esempio di totale e incondizionata serenità di giudizio del massimo vertice amministrativo locale (cosa che peraltro hanno fatto notare in maniera anche dura alcune forze di opposizione).

Un dubbio che non può che rafforzarsi se a sconfessare pesantemente D’Alfonso, la sua dirigente regionale ed il suo gruppo di lavoro, interviene proprio il governo (tra l’altro dell’amico Renzi)  il quale semplicemente striglia la Regione che non ci ha capito nulla, perchè la procedura da seguire non è questa,  e non è che si allungano concessioni di 45 anni in cambio di lavori proposti unilateralmente.

 


TUTTE LE INDICAZIONI DEL GOVERNO

  Il Sottosegretario della Vedova rispondendo all’interrogazione dei 5 Stelle ha spiegato che gli investimenti inseriti nella  proposta di Piano economico e finanziario pari a 5.673,80 milioni di euro sono: adeguamento sismico viadotti (870,65 milioni di euro), adeguamento gallerie (159,47 milioni di euro), barriere acustiche e interventi di messa in sicurezza (146,68 milioni di euro), varianti e nuove assi di penetrazione (4.497 milioni di euro).

«Unitamente al PEF», ha aggiunto il sottosegretario, «la società ha presentato, di propria iniziativa e senza alcuna richiesta in tal senso da parte del MIT, uno studio di fattibilità e il relativo progetto preliminare per la realizzazione delle varianti dell'adeguamento sismico e delle gallerie, oltre che di interventi ambientali e di manutenzione straordinaria».

Ci sono poi quasi 2 miliardi di euro già stanziati che prevedono il potenziamento della rete ferroviaria almeno nella tratta Pescara-Guidonia che è meno di un terzo della cifra ipotizzata da Toto e che potrebbe andare verso uno sviluppo più sostenibile.

Inoltre il sottosegretario conferma che al ministero dell’Ambiente non vi sono procedimenti aperti che per un “progettino” del genere è tutto dire.

E poi c’è l’Europa che deve esprimersi perchè potrebbe violare un pugno di norme sulla concorrenza del mercato, le varie questioni delle interferenze con zone protette, acquiferi, beni ambientali, opere strategiche (per esempio gasdotti, elettrodotti ed altro).

Insomma mica una cosa così semplice da liquidare con una letterina e un pareruccio tecnico fatto in casa.

E’ forse questo aspetto può risultare rilevante anche per un altro aspetto: mai prima d’ora D’Alfonso aveva caldeggiato così direttamente un progetto di un imprenditore amico anche perchè in passato c’era sempre stato il filtro degli appalti e delle gare pubbliche.


Facile la polemica del M5s che per mesi ha cercato le carte senza mai trovarle: «resta da chiedersi per quale motivo il presidente D'Alfonso abbia tanto caldeggiato la realizzazione di questa devastante opera», hanno scritto in una nota il deputato Gianluca Vacca e la consigliera Sara Marcozzi, «ora non ha più alibi. Se ne faccia una ragione, il Ministero ha confermato quello che in Regione dicevamo da tempo: il progetto è in contrasto con Direttive Europee e Leggi Statali che consentono solo opere di messa in sicurezza e non nuovi tracciati. Ci auguriamo, a questo punto, che si interrompa quella che sembrava una ingiustificata azione di sponsorizzazione dell'opera da parte del Governo regionale».


Ad oggi non sembrano ci siano possibilità di cancellazione del progetto ma si sarebbe già al lavoro per una nuova versione.

TOTO parere regioni abruzzo_lazio.pdf