IL FUTURO

Privatizzazione di Poste Italiane: «la Regione si muova o si ridurranno occupazione e servizi»

La denuncia di Cgil, Cisl e Uil Abruzzo

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Privatizzazione di Poste Italiane: «la Regione si muova o si ridurranno occupazione e servizi»






ABRUZZO. Cgil, Cisl e Uil Abruzzo esprimono forte preoccupazione per gli effetti che la paventata ulteriore privatizzazione di Poste Italiane potrebbe determinare all'interno del territorio regionale.


Dopo la svendita dello scorso ottobre del 35%, un ulteriore 35% di Poste Italiane è passato sotto il controllo di Cassa Depositi e Prestiti, mentre il restante 30% sembra destinato solo per poco a rimanere nelle mani del Ministero dell’Economia.


«Oggi il governo sta tentando di smantellare, sottovoce, nella generale indifferenza e disinteresse della politica e delle istituzioni pubbliche uno degli ultimi importanti pezzi del patrimonio pubblico al servizio della collettività», dicono i sindacati.


«Se Poste Italiane, che sino ad oggi ha svolto un importante servizio sociale attraverso i suoi uffici presenti su tutto il territorio nazionale (periferie comprese) fosse consegnata al mondo della speculazione finanziaria e alle logiche che lo caratterizzano perderebbe per sempre quella identità sociale che finora l’ha fatta considerare la prima cellula istituzionale del Paese», continuano le sigle sindacali.


In particolare sembra a rischio la tenuta del perimetro aziendale, che alla luce degli accordi sui nuovi modelli di recapito potrebbe determinare esuberi e riduzione di personale.


Il tutto avviene senza la diretta partecipazione dei lavoratori ai processi in atto, contestano i sindacati. «Inoltre la suddetta ulteriore vendita comporterebbe una perdita per le casse dello Stato, in quanto non introiterebbe più i cospicui utili di bilancio che da oltre dieci anni l’azienda è riuscita a garantire. In una regione già gravata da una significativa riduzione della base occupazionale, ciò significherebbe di fatto un ulteriore impoverimento dei livelli di reddito raggiunti nel tempo. Inoltre una politica imprenditoriale tutta tesa alla ricerca del profitto porterebbe immediatamente all'abbandono dei presidi di Poste Italiane in larga parte delle zone interne e di montagna che caratterizzano l'Abruzzo».


L'orientamento sociale che ha caratterizzato negli anni l'azienda rischia di venir meno con possibili contraccolpi anche nella divisione bancaria e assicurativa di Poste Italiane.


«Non è scontato che la prevedibile razionalizzazione degli uffici produca un risultato complessivo di segno positivo. E' sicuro invece il fatto che molte comunità verrebbero private di servizi essenziali per la cittadinanza», continuano le sigle sindacali.


Cgil, Cisl e Uil condividono invece che esista un quadro di opportunità, derivante dalla capillarità che caratterizza la presenza di Poste Italiane nel Paese e dalla sua capacità di essere vicina alle persone. Pertanto chiedono ai livelli istituzionali della Regione Abruzzo di intervenire presso il governo e di prendere posizione contro la progressiva privatizzazione di Poste Italiane «nell'interesse della comunità regionale, dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori della più grande azienda partecipata dal capitale pubblico oggi presente in Italia».