SANITA'

L’attacco di Chiodi a Paolucci-D’Alfonso: «bugie e cedevolezza verso i privati»

Le contestazioni dell’ex governatore in aula

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

ABRUZZO. «Non siete credibili, avete usato due pesi e due misure per il sistema pubblico e per quello privato. Cos’è stata arrendevolezza? Cedevolezza? Chiamatela come cavolo volete ma vi sareste dovuti occupare di bel altro».

E’ stato durissimo l’attacco frontale in Consiglio regionale, due giorni fa, dell’ex presidente della Regione ed ex Commissario alla Sanità Gianni Chiodi.

In un lungo intervento (più volte è stato invitato a tagliare corto perché aveva sforato i tempi) Chiodi ha tentato di ristabilire la verità, smentendo le «bugie» pubbliche di chi oggi detiene la delega che fu sua, ovvero Paolucci.

«Non sono demagogico, il mio non è un discorso demagogico», ha ribadito più volte l’ex governatore, leggendo cifre e articoli di stampa, rivendicando il lavoro fatto dalla sua maggioranza e riconoscendo anche una certa correttezza all’ avversario-assessore.

Una correttezza che non sempre, ha sottolineato l’ex presidente, avrebbe invece avuto in Consiglio regionale D’Alfonso. Ma Chiodi ha chiesto all’assessore di essere corretto anche quando parla alla stampa, fornendo numeri corretti e di non usare la «furbizia politica».

«Chi mi ha contestato per 5 anni di fare macelleria sociale adesso non fa nulla di diverso», ha detto Chiodi, «forse Paolucci ha preso atto che le sue azioni erano strumentali».

L’ex presidente ha criticato il fatto che l’assessore abbia detto ai giornali che il Decreto Lorenzin sui tagli poteva modificarsi se il governo regionale di centrodestra avesse proposto, all’epoca, emendamenti.

«Ma il decreto venne portato in conferenza Stato-Regioni e noi non c’eravamo più, c’eravate voi», ha detto Chiodi. «E pure prima, in Commissione, quando si poteva fare qualcosa non c’eravamo più noi: era il 30 luglio 2014. Gianni Chiodi non c’era. C’era Paolucci?»

«Ancora più grave», ha continuato l’ex presidente, «è quando Paolucci ha detto alla stampa che con questo provvedimento devono stare tutti tranquilli perché i posti letto aumentano rispetto al mio decreto (45/2010). Ma dove l’ha letto?», ha chiesto Chiodi meravigliato, sciorinando i numeri reali: «a Teramo si arriva ad 883 posti letto ma con me ce n’erano 945, a L’Aquila si passa da 870 ad 804, a Chieti da 1075 a 1025, a Pescara da 798 a 746».

«PERCHE’ USCIRE?»

«Ma perché Paolucci vuole uscire dal commissariamento dopo che abbiamo dovuto ingoiare cose che non desideriamo?», ha poi chiesto Chiodi.

«Perché dopo riaprirà Pescina, Gissi, Tagliacozzo, rimetterete i punti nascita, aprite i pronto soccorso? O volete uscire perché vuole far credere che avete ottenuto risultati? Non siete credibili», è andato avanti spostando l’attenzione sul privato.

«Avete aumento il budget alle cliniche private, il sub commissario Zuccatelli non ha firmato quel decreto e il significato è chiaro. Vi siete preoccupati di stabilire tariffe massime per la psicoriabilitazione».

Chiodi si è poi soffermato su questa «storia singolare» spiegando: «la devo raccontare perché tutti i consiglieri devono sapere».

«Quando siamo arrivati noi i tassi della psicoriabilitazione abruzzese erano del 600% oltre la media italiana. Questo vuol dire che c’erano più matti da noi che in tutta Italia e questo perché era tutto in mano a Villa Pini.

Noi l’abbiamo ridotta. Oggi che la psicoriabilitazione è ancora dei privati voi avete scelto non tariffe minime o medie ma quelle massime e perché avete applicato quelle massime? Perché sebbene l’offerta sia ridotta del 40% il budget è aumentato».

Questo vuol dire, ha detto ancora Chiodi, che al netto della quota a carico del cittadino «i privati lucreranno molto ma molto di più rispetto al passato».

Il presidente ha contestato anche il fatto che il governo regionale non sia riuscito ad abolire la norma di disaccreditamento al privato che sfora il budget: «ci avete provato e non ci siete riusciti. Anche per questo non siete credibili».

Alessandra Lotti