TRAGUARDO

Uscita dal commissariamento? La sanità rivoltata senza dire nulla agli abruzzesi

La sospensione della democrazia finirà con la fine del commissariamento?

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L’Abruzzo fuori dal commissariamento della Sanità? Sì, però…

Silvio Paolucci

ABRUZZO. Il Tg3 Regione annuncia che oggi ci sarà un ennesimo incontro a Roma con il tavolo di monitoraggio e che questo sarà il giorno giusto per uscire definitivamente dal calvario fatto di democrazia sospesa in materia.

Tutti esultano e c’è da crederci visto che sono ormai due anni che, assessore Paolucci in testa, continuano ad annunciare l’uscita dal commissariamento che significa sanità in pareggio, meno tasse, più governo del territorio e meno lacci e lacciuoli dei ministeri....

Insomma l’Abruzzo potrà tornare libero di muoversi come lo era ai tempi del governo di Giovanni Pace (2001-2005) e di Del Turco (2005-2008) quando le giunte erano libere di affidarsi ad esperti finanzieri per testare quelle grandi invenzioni che sono le cartolarizzazioni...

L’Abruzzo allora uscirà davvero oggi dal commissariamento? Gli incontri con i ministeri si terranno nel pomeriggio ed aspettiamo di conoscere le dichiarazioni trionfali all’uscita.

Di certo di annunci ne sono stati fatti proprio tanti in questi due mesi: il record tocca al non impeccabile assessore Paolucci che ne ha sfornate almeno una decina e tutte non realizzatesi.
Negli ultimi mesi si sono aggiunte anche le previsioni dell capo del governo, Matteo Renzi, che in visita in Abruzzo ha dovuto affermare che «il commissariamento è finito» (era maggio) e poi è arrivato a luglio il viceministro De Vincentis e pure lui ha dovuto dire, su pressante consiglio del presidente, che il commissariamento era praticamente finito.   

Con queste rassicurazioni dei padrini-tutori l’assessore Paolucci ha continuato a rassicurare e ad aprile diceva : «a maggio siamo fuori dal commissariamento»; a maggio diceva: «dal punto di vista sostanziale, nei fatti già viaggiamo per i fatti nostri; dal punto di vista formale e procedurale mancano pochi passaggi». E poi quando poteva essere ad un passo dalla profezia che si avvera si è lasciato andare    in un «usciremo dal commissariamento ben prima della fine dell'anno».

Ma siamo a luglio…

Più o meno è stata questa la cronaca degli ultimi due anni di sanità targata D’Alfonso -Paolucci e in assenza di “ciccia”, cioè del merito di come riordinare il tutto, si è preferito agitare la carota delle storielle dell’uscita dal commissariamento per distrarre gli abruzzesi, il tutto mentre la sanità cambiava davvero.

Ora iniziano ad accorgersene tutti, persino i sindaci che a breve saranno costretti a ragionare un pò più lucidamente e mettere da parte la casacca di partito e indossare più quello di “eletto” provando a difendere i propri territori (purtroppo fuori tempo limite).

La verità è che si arriva, forse, all’uscita dal commissariamento senza aver mai raccontato agli abruzzesi con le carte quello che stava succedendo e tutti gli errori che sono stati fatti fino ad oggi, senza raccontare perchè ci è voluto tutto questo tempo e senza raccontare nemmeno tutte le forzature messe in campo da Paolucci e D’Alfonso, pressing che alla fine ha pagato.

Resta l’ennesima brutta pagina di politica autoritaria e di sospensione di democrazia che produrrà i suoi frutti ma saranno molto amari lo stesso.  

Una brutta pagina fatta di trasparenza promessa e non avveratasi come le profezie farlocche se si guarda per esempio agli atti non pubblicati sui siti istituzionali che siano delibere di giunta o decreti del commissario della sanità.

Anzi vengono pubblicati gli atti che qualcuno decide di pubblicare quando gli pare.

Se non è questa una chiara volontà reiterata di tenere allo scuro i cittadini....

Ma siamo di fronte un nuovo inizio perchè proprio nel momento in cui compariranno magicamente le carte allora ci si renderà conto realmente della portata di questa immensa riforma che taglia reparti e ospedali (ma non le liste d’attesa) e nello stesso tempo costruisce mega ospedali, favorisce i privati e creerà moltissimi problemi a chi dovrà essere curato.

Un piano di riorganizzazione comunque imposto per riparare i guasti del passato ma anche quelli presenti visto che quando Chiodi ci salutò il bilancio era in sostanziale pareggio ed oggi invece va peggio.

Ritornerà anche l’apparente democrazia e dopo sette anni il consiglio regionale potrà tornare a legiferare su una sanità nel frattempo sfigurata.


SANITA’ IN CONSIGLIO REGIONALE

Un antipasto di dibattito -che si preannuncia però frettoloso e sterile- si avrà  mercoledì 20 luglio alle ore 15.30 quando è stato convocato in doppia seduta straordinaria il Consiglio regionale per discutere di due punti all’ordine del giorno: la prima richiesta, avanzata dai Gruppi Consiliari del Centro-Destra, riguarda la discussione sul “Piano di Riqualificazione del servizio sanitario regionale 2016/2018”, la seconda richiesta, avanzata dal Gruppo del Movimento 5 Stelle, riguarda il “Progetto di realizzazione dell’ospedale clinicizzato della SS.Annunziata di Chieti”

«Il Piano di Riqualificazione del servizio  sanitario regionale 2016/2018 approda in Aula grazie al centrodestra che da 2 anni subito si è oppone a un provvedimento insensato e dannoso se calato sul territorio con un decreto commissariale, che ha esautorato il Consiglio regionale, senza nessun tipo di confronto con comunità locali, amministratori e portatori di interesse», dicono i Consiglieri regionali di Forza Italia.

«Il documento varato dal Commissario D’Alfonso – prosegue la nota - massacra pesantemente le aree interne, metà del nostro territorio, in particolare nella provincia aquilana e in quella pescarese. Sono stati accettati supinamente e passivamente i dettami del Decreto Lorenzin senza nessun tentativo di contrattazione nonostante l'Abruzzo fosse nelle condizioni di farlo grazie ai risultati ottenuti dalla Giunta Chiodi».  

In pratica verranno declassati a ospedali di base, che tradotto vuol dire molti meno servizi degli attuali, Sulmona, Atri, Giulianova e Sant’Omero.

Saranno declassati di fatto a poli ambulatoriali di montagna, chiamati ospedali di aree svantaggiate, sprovvisti dei Pronto soccorso, Castel di Sangro, Popoli e Penne, così come Atessa e Ortona diventeranno dependance degli ospedali Chieti e/o Lanciano.
«Per quanto riguarda le strutture di Tagliacozzo, Casoli, Pescina, Gissi e Guardiagrele», aggiungono i consiglieri forzisti, «resta in vigore la programmazione varata dalla Giunta Chiodi con buona pace di tutti quei rappresentanti del centrosinistra che l’avevano critica e osteggiata. Nel corso della seduta di mercoledì dimostreremo invece come si poteva elaborare un piano che non massacrasse così pesantemente i nostri territori e che avesse un minor impatto sul diritto alla salute dei cittadini abruzzesi».