LA DECISIONE

Sentenza d’Appello, vietata la scalata all’Ater del funzionario senza concorso pubblico

Il recente pronunciamento apre interessanti e imprevedibili scenari

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Sentenza d’Appello, vietata la scalata all’Ater del funzionario senza concorso pubblico


TERAMO. Anche in appello i giudici hanno confermato la piena legittimita' al provvedimento dell'ex commissario Ater di Teramo, Marco Pierangeli, relativamente al taglio degli incarichi dirigenziali (sentenza 579/15).

E’ stato infatti bocciato il ricorso di un ex dirigente (promosso sul campo e non attraverso un concorso pubblico) che era stato ‘declassato’ a funzionario: i giudici hanno inquadrato giuridicamente l’Ater nell'alveo degli enti a cui si applicano le regole del testo unico sul pubblico impiego.

Dunque sebbene l’Ater sia legislativamente come un ente pubblico economico, secondo i giudici dell’appello, la materia trova applicazione nell’articolo 52 del decreto legislativo 165/01.

Questo vuol dire che si esclude che lo svolgimento di mansioni superiori nel pubblico impiego, anche se privatizzato, possa dar luogo alla promozione automatica.

Ed ora, dunque, per i casi simili come si fa?

Bisogna annullare tutto in autotutela? In quante altre Ater è accaduto questo stesso fatto?

Qualche mese fa avevamo raccontato proprio come passando attraverso l’Ater aquilana qualcuno sia riuscito a far carriera senza concorso.

A seguito di quell’articolo venne disposta anche una ispezione ma la notizia più attuale non lascia dubbi.


IL CASO DELL’ATER DI TERAMO

Il fatto oggetto della recente sentenza della Corte D’Appello risale al 2009 quando il commissario Pierangeli, con l'obiettivo di liberare risorse economiche da utilizzare per migliorare i servizi erogati dall'Ente di cui era commissario, stabilì un termine all'incarico dirigenziale temporaneo conferito dal cda dell'Ater all'ingegner Marcozzi, ricollocando il dipendente in pianta organica con l'originaria qualifica di funzionario, con un risparmio di circa sessantamila euro all'anno per l'Ente.

Il funzionario, ritenendo illegittimo tale provvedimento, ricorse al giudice del lavoro chiedendo il reintegro nella posizione dirigenziale ed un risarcimento danni (gravante sulle casse dell' Ater) e denunciò inoltre il commissario per abuso d'ufficio.

Il caso finì anche davanti al tribunale penale chiudendosi poi con un non luogo a procedere. Sul banco degli imputati Lino Silvino, ex presidente dell’Ater che assegnò l’incarico dirigenziale senza concorso nel 2004 all'ingegner Marcozzi dopo avergli consentito di passare dal Comune all'Ater. Secondo l’accusa la promozione sarebbe stata sproporzionata alle reali esigenze dell'azienda pubblica delle case popolari. Si sarebbe trattato, diceva la procura, di un favore personale fatto a spese dei contribuenti e costato 300mila euro in cinque anni. Per questo il pm, a chiusura dell’indagine, aveva chiesto il rinvio a giudizio per concorso in abuso d'ufficio sia per Silvino che per Marcozzi. Ma il gup ha disposto il non luogo a procedere per entrambi.


LA SENTENZA D’APPELLO

Adesso l’Appello rigetta nuovamente la richiesta del lavoratore e sostiene che è legittimo il provvedimento del commissario che ha revocato l’incarico dirigenziale.

Dunque a Marcozzi non può essere riconosciuto la qualifica dirigenziale dal 9 aprile 2003 ovvero quando gli vennero conferite funzioni dirigenziali in via temporanea per assicurare prosecuzione del servizio.

«Non può sottacersi», si legge nella sentenza, «che l’azienda rappresenta comunque un ente strumentale destinato ad operare nelle materie attribuite alla competenza delle regioni su cui queste ultime godono di penetranti poteri di indirizzo e di controllo in via diretta, soprattutto a seguito della riforma dell’articolo 117 della Costituzione che ha esteso la competenza regionale in materia di difesa del suolo ed anche di governo del territorio, oltre che di tutela ed uso delle risorse idriche e di tutela dell’ambiente come ecosistema».

Alessandra Lotti