L'ESPORTAZIONE

Rifiuti. La Deco spa ed il mistero delle ecoballe in Marocco

Rifiuti provenienti dalla Campania ma l’etichetta parla chiaro: lavorati dalla ditta abruzzese

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Rifiuti. La Deco spa ed il mistero delle ecoballe in Marocco

Foto da Hespress.com

MAROCCO. Al Jadida, cittadina  a 40 chilometri ad ovest di Casablanca. 2500 ecoballe sono arrivate lì su un cargo che è rimasto fermo per diversi giorni. Le associazioni ambientaliste hanno iniziato a sospettare che fosse l’inizio di una nuova colonizzazione dell’uomo bianco, questa volta per insozzare l’Africa.

Il timore non è del tutto infondato visto che da anni la pratica va avanti in silenzio e ad agevolare l’ipotesi sono state le notizie ufficiali che raccontavano come quelle ecoballe fossero solo un “antipasto” di un pranzo ben più ampio: qui sarebbero state smaltite  le ecoballe della terra dei fuochi. Appena poche settimane fa, infatti, durante la visita del premier Matteo Renzi a Napoli la promessa era stata chiara: «ben presto le ecoballe spariranno». Per la sparizione sono stati stanziati 118 mln di euro solo per il primo lotto ma nessuno ha detto finora come saranno smaltite e se saranno trasferite altrove.

Ma due indizi non fanno una prova perchè solo dopo alcuni scoop giornalistici si è scoperto che le ecoballe non sono quelle napoletane ma arrivano dritte dritte dall’Abruzzo… ed il mistero dura ormai da una decina di giorni grazie anche al silenzio pressocchè totale delle istituzioni italiane, quelle marocchine e della ditta al centro del traffico: la Deco spa della famiglia Di Zio.


L’INIZIO DELLA STORIA

La storia inizia i primi di luglio quando dai media marocchini comincia a rimbalzare la protesta contro lo stoccaggio dei rifiuti italiani. La vicenda viene ripresa da Il Mattino di Napoli che riporta anche l’informazione che quelle 2500 ecoballe provengono da Taverna del Re, proprio il posto dove Renzi aveva annunciato la “liberazione” dai rifiuti parcheggiati da quasi un ventennio.  

Ma è sempre il quotidiano partenopeo che qualche giorno dopo ripubblica una fotografia apparsa sul quotidiano marocchino Hespress che ritrae una ecoballa e la sua etichetta dalla quale si evincono informazioni in contrasto con quelle ufficiali emanate fino a quel momento.

Era il 5 luglio 2016.

La foto del quotidiano marocchino è chiara e si può leggere  che i rifiuti sono stati lavorati il 27 maggio dalla Deco Spa di San Giovani Teatino, la società della famiglia Di Zio. Da ulteriori ricerche PrimaDaNoi.it ha potuto verificare come il carico delle ecoballe sia rimasto fermo per alcuni giorni nel porto di Jorf Lasfar a bordo del cargo Flinterspirit (battente bandiera olandese) che era partito dal porto di Ortona il 17 giugno scorso.  

Dunque di certo i rifiuti sono partiti da Ortona e sono stati lavorati dalla Deco ma non si può al momento escludere che non siano stati trattati all’origine rifiuti provenienti da altre zone d’Italia.

Le ecoballe conterrebbero materie plastiche e residui di pneumatici, e viene riportato dai giornali marocchini:  «sono nocivi a flora, fauna ed esseri umani, essendo all’origine di diverse patologie croniche, oltre che di malformazioni alla nascita e danni permanenti».

La destinazione finale dovrebbero essere alcuni cementifici della zona di Al Jadida non distante dal porto.

E questo come detto ha fatto scatenare gli ambientalisti locali che temono che la loro terra possa essere insozzata e deturpata.

Del resto il direttore del centro di El Jadida, Mohammad Khalid, ha confermato in un’intervista a ‘L’Hespress’ come questo non sia il primo caso in cui l’Europa utilizza il Marocco come discarica, e ha invitato le autorità competenti a livello regionali e nazionale a maggiore cautela e lungimiranza «prima che il Paese diventi il cimitero dei rifiuti e delle sostanze tossiche prodotti dall’Europa».

LA POLITICA DEI MISTERI

Ma sul fronte politico si cerca di tenere i toni bassi e si preferisce non fare chiarezza.

Per il ministero dell'ambiente è tutto regolare. Si tratta di «rifiuti non pericolosi, utilizzati come combustibile alternativo all'energia fossile, provenienti dai centri di smaltimento internazionali». Sono scarti che, assicurano a Rabat, «non contaminano l'ambiente» e rappresentano anzi «un primo passo verso la collaborazione con gli altri centri di smaltimento europei, una sorta di test preliminare per sviluppare una filiera di produzione di RDF locali».

Fino ad ora la ministra marocchina dell’ambiente non ha dato risposte convincenti, oltre ad aver cambiato versione due volte, come racconta il quotidiano al Ahdath. Inoltre, è stata lasciata sola dal suo partito, oltre che dal governo, in una vicenda che si sta trasformando in un vero e proprio scandalo nazionale.  

 Infatti, se prima aveva assicurato con un comunicato che era tutto nella norma, poi ha dichiarato alla stampa che il carico è ancora sospeso perché deve passare due test per verificarne la pericolosità.

Ed è subito scattata anche l'interrogazione di un parlamentare della RNI, Rassemblement national des indépendent, di centro destra, Ouadi Benabdellah diretto al ministro dell'ambiente Hakina El Haité.

Intanto anche in Italia il caso è diventato politico sebbene le informazioni sull’origine delle ecoballe non siano state ancora aggiornate.

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Vincenzo Viglione, segretario della Commissione Ambiente, in una interrogazione ha chiesto spiegazioni al presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ma da fonti giornalistiche si è già potuto accertare che in questa storia per ora la Campania non c’entra.

In un’altra interrogazione Pd che vede firmatari i parlamentari Chaouki, Cimbro, Braga, Casellato si chiedono spiegazioni al ministro dell’ambiente sulla vicenda.

«Stando a quanto riportano alcuni media marocchini», si legge nell’interrogazione, «gruppi di attivisti sui temi ambientali avrebbero avviato una raccolta di firme trovando, in pochi giorni, 10 mila adesioni contro l'ipotesi di bruciare questi rifiuti italiani nei cementifici di Casablanca e Settat; la petizione degli attivisti chiederebbe inoltre l'intervento del gabinetto reale, perché il Paese «non diventi il centro di raccolta della spazzatura internazionale», secondo i firmatari «la spazzatura italiana arrivata in Marocco rappresenta un pericolo per la salute dei cittadini»; questo avviene alla vigilia della conferenza della ventiduesima Conferenza mondiale sul clima (COP22), che si terrà a novembre, a Marrakech e che si propone di dare attuazione a quanto già deciso a Parigi e, cioè, di eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni ai combustibili fossili verso una transizione energetica che punti al 100 per cento di energie rinnovabili entro il 2050; secondo la stampa i rifiuti approdati ad Al Jadida sarebbero provenienti dalla Campania, e precisamente da un sito di deposito combustibili che si chiama «Taverna del Re» e che ha sede tra la provincia di Caserta e quella di Napoli –».

I rifiuti come detto però sono provenienti dall’Abruzzo ed il ministro dell’ambiente lo confermerà appena deciderà di rispondere all’interrogazione.

In questi giorni molti giornali nazionali hanno dichiarato di aver tentato di mettersi in contatto con la Deco per avere spiegazioni ma senza esito. In Abruzzo invece la notizia non è stata ripresa fino ad ora.

I collegamenti tra Deco e Marocco non risultano nuovi anche se non sono mai stati pubblicizzati o illustrati eventuali investimenti esteri del gruppo monopolista abruzzese o collaborazioni con società straniere.

Si sa che la Deco si muove comunque molto all’estero, oltre il Marocco, i suoi interessi commerciali si muovono tra la Spagna e la Romania mentre è certo che molte navi piene di rifiuti partano spesso dal porto di Ortona.