BATTAGLIE INFINITE

Ambiente, morta definitivamente Ombrina Mare, risorge il progetto Forest

Sarà chiuso il pozzo esplorativo al largo della costa abruzzese

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

323

Legge Stabilità, arriva l’emendamento contro Ombrina

ABRUZZO. Cala il sipario su Ombrina Mare, il progetto petrolifero che tanto ha fatto discutere negli ultimi anni, con una mobilitazione di cittadini ed attivisti senza precedenti: il 12 luglio iniziano, infatti, le operazioni di chiusura del pozzo esplorativo, al largo della costa abruzzese.

Una vittoria della regione che si è mossa per dire no e ha fatto valere le proprie ragioni. E mentre un capitolo si chiude un altro si sta riaprendo, proprio in questi giorni: è ‘resuscitato’, infatti, il progetto della Forest Oil che sarebbe dovuto sorgere sul lago di Bomba ed è stato spostato a Paglieta.

Insomma, in attesa di riprendere la battaglia l’Abruzzo può godersi per qualche ora la vittoria su Ombrina.

«Dal 12 luglio al 12 agosto 2016 la società Rockhopper Italia Spa eseguirà, mediante l'utilizzo dell'impianto di tipo Jack-Up 'Antwook Beacon' e dell'unità di supporto Mimì Guidotti Cs 913, le operazioni di chiusura mineraria del pozzo denominato 'Ombrina Mare 2 dir' », si legge nella relativa ordinanza della Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti), contenente tutte le prescrizioni per le unità navali in transito.

Il coordinamento 'No Ombrina' ricorda il «risultato storico» dello stop al progetto.

«E' la prima volta che in Italia si ottiene che un giacimento non venga sfruttato - sottolinea Augusto De Sanctis - peraltro l'ultimo giacimento offshore trovato in mare in Italia dal 2008. E' il coronamento di una lotta iniziata otto anni fa».

Come finirà invece il vecchio progetto, quello che prevedeva lo sviluppo di un campo gas con perforazioni e messa in produzione di cinque pozzi a Monte Pallano con realizzazione di un Impianto per il trattamento del gas estratto nel comune di Bomba?

Per gli ambientalisti gli interrogativi che sorgono in questa opera fotocopia sono gli stessi della prima, con l’aggravante che adesso ci si trova su un territorio, come quello di Paglieta, fortemente antropizzato con un’ urbanizzazione diffusa tra attività industriale e agricoltura.

Intanto Maria Rita D’Orsogna ha scoperto che il gas di Colle Santo/Bomba verra' venuto alla Shell e commercializzato da loro, se estratto.

Il capo della CMI, Mark Frascogna, (Compagnia Mediterranea Idrocarburi, attualmente la sussidiaria italiana dell'americana Avanti Energy) ha annunciato l’accordo con Shell sostenendo che rappresenta «un importante passo in avanti per l'approvazione del progetto Colle Santo».

«Non e' ben chiaro», commenta D’Orsogna, «perche' l'arrivo della Shell debba facilitare l'approvazione di Colle Santo. Forse perche' siccome non hanno soldi propri, possono dire al governo che ci pensera' la Shell alla distribuzione e al trasporto del gas estratto? O forse la Shell garantira' cose che ne la CMI e ne la Avanti Energy possono garantire?»

Il Ceo della Avanti Energy, John Mc Intyre, invece, dal Canada dice che «l’Italia a ha un mercato del gas fortemente deregolamentato. L'accordo con la Shell permette alla Avanti di focalizzare a breve termine sulle riserve e sulla crescita in Italia senza i costi e la distrazione del dover creare e gestire una organizzazione di marketing. Ai prezzi attuali tutto questo rappresenta potenziale di vendite che supera i 400 milioni di dollari».

«A chi vogliono darla a bere?», commenta D’Orsogna. «Il gas e' troppo poco per qualsiasi tipo di commercializzazione indipendente, e loro vogliono soltanto vendere le briciole che troveranno alla Shell e correre poi alla banca con il malloppo».