LA CANNA DEL GAS

Niente stipendi: quando la pubblica amministrazione decide che devi morire di fame

Certe volte la burocrazia e l’incapacità incide pesantemente sulla vita privata dei cittadini

Redazione Pdn

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Niente stipendi: quando la pubblica amministrazione decide che devi morire di fame

ABRUZZO. Sempre più spesso siamo costretti a registrare denunce e lamentele di dipendenti della pubblica amministrazione o di enti partecipati o di ditte che lavorano per la pubblica amministrazione che non ricevono lo stipendio da mesi. I problemi per una famiglia normale che, ormai, se va bene, vive con un solo stipendio, sono certi e di facile comprensione per tutti tranne che per gli amministratori pubblici, i quali sembrano non mettere questo grave problema tra le priorità.

Il più delle volte semplificando è difficile non spiegare questa stortura con la semplice “cattiva amministrazione”.

Ma qui il problema ha due aspetti che non possono essere sottaciuti: l’aspetto pubblico e quello intimo familiare.

Su questo secondo aspetto non servono molte parole: l’impossibilità di pagare bollette, fare la spesa e guardare i centesimi, limitare pranzi e cene, umiliarsi per chiedere prestiti e favori, sono cose che feriscono e incidono sulla dignità dell’essere umano e sanciscono la violazione netta di molti dei principi della nostra Costituzione.

Sull’aspetto pubblico, dopo anni di dilapidazione di fondi pubblici siamo arrivati al punto che bisogna “tagliare le spese” e per far quadrare i bilanci si vendono i beni immobili. L'effetto è che gli enti pubblici si stanno impoverendo senza accorgersene e tra qualche anno, quando non ci sarà più nulla da vendere, saranno guai seri per tutti.

Le avvisaglie, però, ci sono già oggi e si potrebbe intervenire ma chi dovrebbe occuparsi esclusivamente della cosa pubblica pensa ad altro tralasciando questi indizi pericolosissimi precursori di prossime voragini nei conti e di una frattura sociale che si acuirà sempre più diventando insanabile.

Gli stipendi sono a rischio per la Saga, la società che gestisce l'aeroporto, perchè nel passato si sono fatte scelte sbagliate e, nonostante decine di milioni di euro pubblici, a luglio sarà difficile pagare gli stipendi per una settantina di dipendenti.

Accade ad Abruzzo Engineering dove la Regione ha deciso di rilanciare la società messa in liquidazione da Chiodi ma oltre le buone intenzione non sono seguiti gli atti.

Gli stipendi non arrivano e pare che la banca che dovrebbe erogarli non si fidi e non ritenga sufficienti le garanzie fornite dalla società ormai interamente partecipata dalla Regione. Sbaglia la banca a non fidarsi o la Regione?

Ci si avvia, dunque, verso il terzo mese senza stipendio mentre i problemi nelle famiglie dei lavoratori aumentano a causa della impossibilità di tirare a campare per chi non riesce a farsi aiutare dai parenti. Le società fornitrici dei servizi pubblici come gas, energia elettrica hanno già provveduto ad alcuni distacchi.

Succede al Cotir, il Consorzio per la Divulgazione e Sperimentazione delle Tecniche Irrigue: sono ormai 18 le mensilità degli stipendi che i lavoratori attendono.

Un anno e mezzo di "campa cavallo" ma l'erba nel frattempo non è cresciuta e pare incredibile che in tutto questo tempo non si sia riusciti a sbloccare una situazione del genere.

L’attività dei commissari liquidatori nella gestione delle attività ordinarie si è rilevata, ad oggi, inefficiente.

Non è chiaro se il disinteresse derivi dal presupposto che certi enti strumentali siano inutili (cosa che può pure essere) ma in questo caso sarebbe opportuno comportarsi di conseguenze e subito.

La regola che sembra prevalere, invece, è l'inerzia ma non sempre è sintomo di incapacità, molto spesso è la prova che non c'è più niente da fare, non vi sono alternative o strade da percorrere: i soldi sono finiti e non bastano più per tutto.

In altre parole default.

Poi però si scopre che i soldi quando la politica decide ci sono per altre cose che sembrano meno importanti (dalle manifestazioni più o meno rilevanti, i 40mila euro tirati fuori dal cilindro per il premio Matteotti dopo la "svista" o i vitalizi milionari dei consiglieri regionali che alla faccia dell'altruismo, della “missione pubblica” e della coerenza si tengono stretti persino i doppi vitalizi...)

C’è poi tutto quel mondo economico dei cosiddetti “fornitori” -cioè chi ha oggi la sfortuna di legare i propri incassi alla pubblica amministrazione -che riceva pagamenti con molto ritardo, quando va bene. Si tratta di aziende di ogni tipo e poi ci sono le cooperative sociali che erogano per conto del pubblico servizi sanitari essenziali come assistenza domiciliare ad anziani e disabili.

Le coop dovrebbero essere pagate per questo ma la burocrazia ha deciso che devono attendere.

Capita in tutta la regione ma il caso che riguarda la Provincia di Teramo può riassumere bene tutti gli altri.

Alcuni dipendenti delle coop teramane non percepiscono lo stipendio da tre mesi. La Provincia di Teramo ha cercato di continuare ad erogare e garantire il servizio nonostante la legge 56/2014 sulla riforma della Province che sancisce il trasferimento di competenza.

Regione e Provincia sembrano non parlare o non capirsi e non riescono a sbrogliare la situazione.

Anzi le ultime comunicazioni riguardano la liquidazione (forse) della fattura relativa alle prestazioni effettuate nel mese di marzo 2016.

La Provincia di Teramo ripete ormai il ritornello ad ogni coop che chiede spiegazioni: «Il ritardo che questo Ente fa registrare nel pagamento dei fornitori è dovuto alla mancata erogazione delle somme relative all’anno 2015 e all’anno corrente da parte della Regione Abruzzo per i servizi di assistenza educativa agli studenti disabili, funzione che ai sensi della legge 56/2014 di riforma delle Province, già dall'anno passato non è più competenza di queste ultime ma che questo Ente ha continuato ad assicurare senza soluzione di continuità proprio per mitigare il disagio all’utenza e agli operatori impiegati».

Dunque, colpa della Regione, dunque, scaricabarile e incapacità o chissà cosa, dunque, problemi enormi solo per i cittadini.

Succubi e sudditi.