FEUDO ABRUZZO

Ballottaggio, in Abruzzo Pd e centrosinistra fanno cappotto. D’Alfonso: «M5s irrilevante»

Nessun ‘vento di cambiamento’. Il partito: «lavorato bene»

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Ballottaggio, in Abruzzo Pd e centrosinistra fanno cappotto. D’Alfonso: «M5s irrilevante»

ABRUZZO. Vento di cambiamento in tutta Italia con l’elezione a Roma e Torino di due sindaci del Movimento 5 Stelle ma in Abruzzo il Pd resta solido e conquista al ballottaggio 4 comuni su 4.

Per Renzi sono ore difficili ma dovrà riconoscere che almeno in Abruzzo, (lì dove al primo turno aveva già vinto Luciani, citato anche da Maurizio Crozza) il partito ha portato a casa i risultati.

Forza Italia quasi sparito, 5 Stelle che non hanno brillato e non sono riusciti a portare gli stessi risultati emersi invece nelle grandi città italiane. E così il centrosinistra e il Partito Democratico hanno vinto tutto.

A Sulmona la coalizione civica guidata da Annamaria Casini ispirata dall'assessore alle aree interne Andrea Gerosolimo (centrosinistra) diventa primo cittadino con il 65,35% surclassando l'antagonista Bruno Di Masci, fermo al 34,65% che, presentatosi al primo turno con un raggruppamento comunque sponsorizzato da diversi esponenti del Pd, partito non presente tuttavia con il proprio simbolo, si era alleato con Forza Italia, in particolare con la candidata Elisabetta Bianchi che rimarra' fuori dal Consiglio comunale.

Resta al centrosinistra Lanciano dove e' stato confermato Mario Pupillo con il 54,7%. Vasto continuera' ad essere governata dal centrosinistra. Francesco Menna, seppur di poco, ha superato con il 50,32 lo sfidante del centrodestra Massimo Desiati che ha raggiunto quota 49,68%. Anche Roseto degli Abruzzi torna al centrosinistra. Il candidato Pd Sabatino Di Girolamo, leggermente avanti al primo turno, ha sbaragliato il campo con il 60,32% contro il 39,68 conseguito dal sindaco uscente di centrodestra Enio Pavone.

Soddisfatto il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, in queste ore preso di mira per la sua profezia torinese sbagliata («stasera», aveva scritto domenica mattina, «sintonizzati su Torino e vedrai dove verrà appesa l’Appendino»).

«La vittoria del centrosinistra e del Pd in Abruzzo è netta e inequivocabile», festeggia D’Alfonso. «Dopo due anni di amministrazione, la maggioranza di governo della Regione Abruzzo risulta fortemente confermata dagli esiti del doppio turno elettorale.

Il risultato ottenuto, secondo D’Alfonso, costituisce «un chiaro segnale di fiducia verso le ambizioni della Regione. Si tratta di risultati per nulla scontati» che secondo il presidente vanno ascritti «alle capacità amministrative di chi si ripresentava per il giudizio degli elettori dopo cinque anni di amministrazione, come nel caso di Mario Pupillo a Lanciano e Antonio Luciani a Francavilla, e alla capacità di convinzione sulla proposta di governo per chi si candidava per la prima volta, come nel caso di Francesco Menna a Vasto, Sabatino Di Girolamo a Roseto e Anna Maria Casini a Sulmona».

Ma di meriti se ne prende anche D’Alfonso: «non potevano esserci allo stesso tempo prove più evidenti del fatto che le politiche strategiche e le riforme messe in campo dalla Giunta Regionale – il Masterplan, le esigenze del Piano sanitario, la Società unica dei trasporti, la riforma della Pubblica amministrazione regionale , le scelte nel campo delle politiche dello sviluppo e del lavoro, il nuovo Piano di sviluppo rurale, il Piano sociale – hanno intercettato il consenso prevalente dei cittadini, che hanno riconosciuto l’impegno concreto per quella Regione facile e veloce che avevamo promesso di realizzare e la volontà di agire in modo conclusivo e fattivo per il bene degli abruzzesi, anche quando tali scelte erano e sono dibattute (pensiamo all’impegnativa riforma della sanità regionale o alla difficile riorganizzazione dei trasporti regionali)».

Secondo D’Alfonso viene poi punita «un’opposizione regionale inconcludente e non propositiva. Il centrodestra, inesistente a Sulmona, pesantemente sconfitto a Roseto e Lanciano, battuto di misura a Vasto pur con una candidatura autorevole, esce ulteriormente ridimensionato da queste elezioni. Non pervenuto il Movimento Cinque Stelle, ridotto a forza marginale irrilevante. C’è molto da riflettere per queste forze sull’utilità di una strategia di pura contrapposizione, non costruttiva per gli interessi dell’Abruzzo».

 MORGANTE E PAGANO PERPLESSI

«Lo sforzo "interpretazionale" del presidente D'Alfonso sui ballottaggi di domenica scorsa lascia perplessi», commentano da Forza Italia Antonio Morgante e Nazario Pagano. «In Abruzzo, al primo turno il centrodestra ha dimostrato, con le sue liste e i suoi esponenti, nonché grazie ad una ritrovata e solida unità, di essere pienamente competitivo, mentre i ballottaggi, anche per la loro specifica dinamica, hanno premiato senza dubbio l'area di centrosinistra, ma non di sicuro il governatore D'Alfonso. A Roseto il cerchietto magico dalfonsiano perde (la sua candidata non è andata al ballottaggio), mentre a Sulmona il PD ufficiale non si presenta col proprio simbolo e vince invece una coalizione civica costruita da chi nel suo governo regionale è in imbarazzo e critico su molte scelte. Anche nei Comuni di Lanciano e Vasto i due Sindaci eletti non appaiono certo espressione diretta del governatore. Per il centrodestra ci sarà ancora da lavorare molto, ma il centrosinistra a motore dalfonsiano e renziano è risultato in evidente affanno. Vince chi, pur restando nell'area di centrosinistra, si è mostrato poco permeabile agli imperativi del Governatore e che, grazie proprio a questa affermazione, prenderà nuovo fiato per soffiare sul fuoco della insoddisfazione che già è evidente in una coalizione regionale che promette di smontarsi ad ogni minimo sussulto. E il centrodestra, riunito e più competitivo, non starà certo a guardare il disfacimento dell'armata brancaleone capitanata del Governatore D'Alfonso. Il prossimo impegno su cui il centrodestra abruzzese lancerà infatti la sfida a D’Alfonso e ai renziani in Abruzzo sarà il referendum sulle riforme costituzionali. Vedremo come finirà».