AL FUTURO

Abruzzo. Ecco il piano sanitario 2016-2018

Molti principi, direttive ed obiettivi da raggiungere… faticosamente

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Abruzzo. Ecco il piano sanitario 2016-2018


PESCARA. Decreto numero 55 del 2016: sono state pubblicate qui dal commissario straordinario alla sanità, Luciano D’Alfonso, le linee guida per “riformare” la sanità. Una serie di buone intenzioni, molte delle quali anche auspicabili e forse tardive altre un pò meno, ma si tratta pur sempre di “teoria” perchè poi bisognerà applicare le regole che si è deciso di darsi.

E al grido di “risparmiare” e “riformare” si cerca di rivedere un pò tutto il sistema per renderlo più razionale ma anche governabile (ed infatti rispunta la Asl unica per tagliare via quattro manager che potrebbero essere quattro persone di troppo ad ostacolare la politica regionale…).

L’altra parola molto abusata nel documento è “sostenibile” che dovrebbe significare “economicamente sostenibile” cioè evitare inutili sprechi  ma anche “sostenibile per i pazienti”  che dovrebbero essere messi al centro di questo universo e che dovrebbero ottenere un servizio migliore.

E questo è davvero il punto: alla fine della fiera (o della filosofia) la sanità abruzzese sarà migliore?

Lo si capirà con il tempo.

Intanto oggi l’assessore Silvio Paolucci ha voluto presentare il documento che dovrebbe farci «competere» con le altre Regioni più avanzate e porsi come riferimento per altre aree del Paese, economicamente e socialmente affini all'Abruzzo.


Non solo una unica  mission per il nuovo "Piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese 2016-2018", che è lo strumento programmatorio al quale hanno lavorato molte persone e forse poteva essere varato molti mesi fa.

Stamane erano presenti il subcommissario Giuseppe Zuccatelli, il direttore del Dipartimento Salute e Welfare, Angelo Muraglia.

Sono 7 le azioni su cui si concentra il nuovo piano:

  1. gestire i pazienti cronici il più possibile a domicilio limitando i ricoveri ospedalieri;
  2. riqualificare la rete ospedaliera in sicurezza, qualità ed efficienza;
  3. investire in selezione, formazione e valutazione delle risorse umane;
  4. accelerare investimenti in infrastrutture e tecnologie per un sistema moderno e competitivo;
  5. ristrutturare l’architettura istituzionale privilegiando il contatto diretto con il paziente;
  6. ottenere la certificabilità dei bilanci e della qualità (outcome) del Servizio Sanitario Regionale;
  7. garantire tempestività e correttezza nel rapporto con i fornitori.

Il pilastro della nuova programmazione è rappresentato dal «potenziamento dei servizi territoriali, attraverso un nuovo modello omogeneo di assistenza e di integrazione con i medici di base, che porterà anche a una maggiore consapevolezza della domanda sanitaria. In quest'ottica, a esempio, è prevista l'apertura H24 dei distretti sanitari di base».



«IL TERRITORIO PUO’ RISOLVERE IL 90% DEI CASI»

«La verità - ha sottolineato Zuccatelli - è che l'assistenza territoriale è in grado di gestire e risolvere oltre il 90 per cento dei bisogni di salute del cittadino. Il punto, però, è che mancando una puntuale organizzazione dei percorsi, molti di questi casi finiscono impropriamente a carico degli ospedali, che invece dovrebbero occuparsi solo di attività a elevata complessità».


Sul fronte dell'assistenza ospedaliera, invece, è prevista una profonda riorganizzazione della rete (che sarà oggetto di un separato e successivo decreto), con la presenza di un presidio di secondo livello (con la connessione funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara), di 2 presidi di primo livello ad alta specializzazione (L'Aquila e Teramo, nell'attesa dello studio di fattibilità per l'ospedale di secondo livello), di 3 presidi di primo livello standard (Lanciano, Vasto e Avezzano), di 4 ospedali di base (Giulianova, Sant'Omero, Atri, Sulmona) e di 2 ospedali di area disagiata (Penne e Castel di Sangro).


Il decreto è già stato preparato, redatto in bozza ed inviato a Roma per una preventiva visione prima del varo definitivo.


ASSISTENZA DOMICILIARE

Per questo Paolucci spiega di voler puntare «sull'assistenza domiciliare, in particolare per i pazienti cronici, limitando i ricoveri ospedalieri, ma anche sulla riqualificazione della rete ospedaliera, sugli investimenti in selezione, formazione e valutazione delle risorse umane, sull'accelerazione degli investimenti in infrastrutture e tecnologie, sul contatto diretto con il paziente, sulla certificabilità dei bilanci e della qualità del sistema sanitario regionale, e sulla tempestività e correttezza nel rapporto con i fornitori».

Proprio il miglioramento dell'assistenza domiciliare rappresenta la chiave per decongestionare gli ospedali e accrescere la qualità complessiva del servizio sanitario.

«Ogni ospedalizzazione inappropriata deve essere percepita come una sconfitta - ha concluso l'assessore - e per contrastare questa tendenza promuoveremo un nuovo modello di assistenza domiciliare, completandola con una rete residenziale che garantisca alle famiglie momenti di sollievo, potenziando l'integrazione della medicina di base e investendo in prevenzione».



371 MLN PER I NUOVI OSPEDALI

«Occorrono 371 milioni di euro per realizzare le nuove strutture sanitarie a Sulmona (L'Aquila), Avezzano (L'Aquila), Lanciano (Chieti), Vasto (Chieti) e Giulianova (Teramo) - ha sottolineato l'assessore - Abbiamo già sbloccato 102 dei 228 milioni di euro di provenienza statale, presto arriveranno le altre risorse e la parte mancante sarà coperta della Regione. Inoltre c'è sempre in ballo - ha ricordato Paolucci - anche il project financing per la realizzazione del nuovo ospedale clinicizzato di Chieti».


«Il tasso di ospedalizzazione, che nel 2009 era pari a 186 per 1.000 abitanti, è sceso a 153,7, nel rispetto della soglia massima nazionale equivalente a 160 - ha rimarcato Paolucci - e anche la soglia relativa all'appropriatezza dei ricoveri, che non deve superare il tetto del 21% nel rapporto tra ricoveri a rischio inappropriatezza e ricoveri non a rischio inappropriatezza, è scesa al 15%».

A fronte di segnali incoraggianti, permangono però alcune criticità: «Il tasso di ospedalizzazione per gli anziani con più di 75 anni è in continua diminuzione, ma è pari a 368,1 mentre il riferimento nazionale è quota 351,7. Inoltre il numero di posti letto equivalenti per l'assistenza agli anziani con più di 65 anni in Abruzzo si attesta sui 7,09, mentre la soglia minima nazionale è di 9,8».



SI RIDISEGNA LA MAPPA DEGLI OSPEDALI

Oltre alla classificazione, è prevista anche una ridefinizione delle specialità che saranno presenti all'interno di ciascun nosocomio, favorendo concentrazioni ormai improcrastinabili. In base ai parametri del Piano Nazionale Esiti, infatti, il 57 per cento dell'offerta sanitaria ospedaliera abruzzese non è valutabile sotto il profilo del rischio per il paziente, a causa della bassa casistica.

Nell'altro 28 per cento dei casi, invece, il rischio relativo è superiore alla media nazionale.

«Appare evidente - ha aggiunto l'assessore Paolucci - quanto sia indispensabile concentrare le specialità per garantire la qualità delle prestazioni ed elevati outcome (l'outcome è l'indicatore dell'incidenza dell'erogazione di servizi sanitari su aspetti dello stato di salute dei pazienti, ndr). Accanto a questo, il nostro impegno si concentrerà anche sul miglioramento infrastrutturale degli ospedali. Dopo anni, il governo nazionale ha finalmente sbloccato il 40 per cento dei 228 milioni di euro stanziati per la costruzione dei nuovi presidi di Lanciano, Vasto, Avezzano, Sulmona e Giulianova: si tratta di 102 milioni di euro, che ci consentiranno di far partire i progetti».


Poiché nei prossimi anni si stima che l'entità dei trasferimenti statali per il fondo sanitario regionale rimarrà costante, a fronte però di costi tendenzialmente in aumento, altre misure riguarderanno l'efficientamento della spesa, così da liberare nuove risorse da investire nel sistema.

Sotto questo profilo, priorità verrà data alla razionalizzazione della spesa farmaceutica e alla revisione dei contratti con i fornitori di beni e servizi, che presentano condizioni e oneri molto differenti nelle singole Asl abruzzesi.

«Come ho ribadito in più occasioni - ha concluso Paolucci - è necessaria una centralizzazione delle procedure. E una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla Asl unica regionale, su cui è aperto il dibattito, sia rispetto alla tempistica, sia sulle modalità di attuazione».

ABRUZZO PIANO SANITARIO 2016-2018 Decreto55