L'INTERVISTA

Amicone: «L’Abruzzo rischia l’inceneritore per i ritardi della Regione»

Il direttore generale dell’Arta risponde alle polemiche dei gironi scorsi

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Amicone: «L’Abruzzo rischia l’inceneritore per i ritardi della Regione»

ABRUZZO. «Attaccare l’Arta per i problemi ambientali significa prendersela con chi misura la febbre al paziente. Non abbiamo alcuna colpa. I nostri dati sono certificati, tracciati e validati da enti preposti a farlo».

«L’Abruzzo rischia di vedersi costruire un inceneritore solo perchè l’attuale piano regionale dei rifiuti lo prevede ed è quello del 2006. Perchè la Regione non lo ha cambiato?». E poi sugli attacchi e le presunte spinte a cacciarlo, dopo la lettera di fuoco inviatagli dal presidente D’Alfonso: «Contro di me ci sono solo polemiche strumentali, io non ho rilasciato alcun parere politico ma solo inviato un parere tecnico firmato dal tecnico Arta e come ho detto il primo giorno a D’Alfonso il mio incarico è a disposizione, se serve. Non si può dire che io abbia violato le direttive della Regione per una semplice ragione: non vi sono direttive».

Anche quando parla di argomenti che lo toccano sul personale, Mario Amicone, direttore generale dell’Arta, non si scalda ma spiega, carte alla mano, tutto quanto, ben sapendo che la politica è anche questo. E così spiega ogni aspetto, compreso quello secondo cui il presidente Luciano D’Alfonso vorrebbe cacciarlo per liberare una poltrona.

«La legge dice che io posso essere cacciato nel caso di gravi violazioni sul mio operato o se vado contro le finalità dell’ente», spiega Amicone, che dice di ave risposto per le rime al presidentissimo ma che non è corretto consegnare la missiva al giornalista.

«Se mi dicono di fare una cosa e non la faccio possono cacciarmi per gravi inadempienze. Ma la verità è che la Regione Abruzzo da anni non ha mai dato all’Arta gli obiettivi da raggiungere. Semplicemente non esistono e, dunque, non posso violarli. Questo tra l’altro comporta che in tutti questi anni ho preso una sola volta il premio produttività, che si basa appunto sugli obiettivi raggiunti».

Ma Amicone non nasconde che il rapporto con la Regione sia freddo: «con D’Alfonso poco dialogo: ci scriviamo le lettere» e poi ammette che anche i dipendenti Arta non vivono un clima sereno perchè da tecnici vengono sfruttati senza gratificazione dei colleghi «amministrativi» della Regione.

Il direttore spiega che la Regione non ha ‘tecnici puri’ ma solo dipendenti amministrativi che si trovano spesso, anche in materia ambientale, a redigere documenti che hanno bisogno di pareri tecnici e per questo si rivolgono ai dipendenti Arta ai quali, per prassi negli anni, è stato delegato il compito di redigere completamente gli atti.

Ma con il taglio dei fondi all’Arta «che ha portato conseguenze inevitabili sul lavoro» in campo ambientale, Amicone ha puntato i piedi: «ho scritto alla Regione dicendo che la legge dice che noi forniamo supporto tecnico e questo faremo. “Supporto” però non significa fare tutto l’atto come è accaduto finora». Distinzioni tra figli e figliastri che non aiutano la qualità del lavoro dell’ente pubblico che si chiami Arta o Regione su aspetti così delicati come l’Ambiente.

L’INCENERITORE CHE VERRA’

E poi c’è il capitolo inceneritori. Nei giorni scorsi D’Alfonso si è arrabbiato per il parere tecnico di non assoggettabilità controfirmato da Amicone e lo ha definito «a dir poco sconcertante» in quanto l’agenzia regionale non avrebbe tenuto in contro quanto già espresso dalla giunta regionale ovvero l’assoluta necessità della Vas, peraltro confermata pure dalla commissione europea.

Amicone mostra le carte dalle quali si evince chiaramente che, in quanto direttore Arta, per cortesia istituzionale ma anche prassi, ha firmato la lettera di accompagnamento del parere tecnico richiesto dal ministero a quest’ultimo ente, esattamente il 15 aprile 2016. Girata la pagina c’è il parere tecnico firmato dalla dottoressa Edda Ruzzi.


«NESSUN PARERE FAVOREVOLE»

Secondo Amicone chi fa polemica non conosce o non legge le carte. «Non c’è stato alcun parere favorevole all’inceneritore dato da Arta o da Amicone in quanto semplicemente non era possibile darlo. Il Ministero ha chiesto un parere consultivo sulla installazione di un inceneritore in Abruzzo, una ipotesi generale per un parere generale e generico che non prevede alcuna localizzazione specifica e per questo, non sapendo dove potrebbe essere localizzato l’impianto, non è possibile esprimere un parere tecnico nello specifico. Ci hanno chiesto un parere in base ai dati sulla raccolta dei rifiuti basati esclusivamente sul piano regionale dei rifiuti che è il piano regolatore della materia. Quello vigente è del 2006 e la Regione Abruzzo ha previsto un inceneritore. La cosa strana è che quel piano non è stato cambiato e dunque lo prevede ancora. La cosa ancora più strana è che anche Mazzocca e la Regione Abruzzo hanno dato parere favorevole nella recente conferenza Stato-Regioni e non poteva fare altrimenti proprio perchè il piano lo prevede. Come avrebbe potuto l’Arta dire cose diverse se le carte della Regione dicono questo?».

Oltre il piano dei rifiuti a spingere per la localizzazione in Abruzzo dell’inceneritore sarebbero le alte percentuali di rifiuti che finiscono ancora in discarica; l’Europa ne autorizza al massimo il 20% il resto deve essere riutilizzato e riciclato altrimenti deve essere… bruciato. Siccome l’Abruzzo tra le regioni limitrofe è quella che porta in discarica più rifiuti questi fattori puntano tutti il dito sulla cartina geografica verso l’Abruzzo.

«Ho saputo poi», dice Amicone, «che la giunta regionale ha varato una delibera qualche giorno prima del nostro parere ma non mi è stata notificata e, quando il parere è stato inviato, l’Arta non conosceva le linee inserite in quella delibera. Tanto è vero che poi il 6 giugno 2016 la Regione convoca anche l’Arta per una riunione per parlare del nuovo piano dei rifiuti che si terrà la prossima settimana. Ora si vuole cambiare il piano dei rifiuti per impedire l’inceneritore: si poteva fare prima come hanno fatto le Marche…»


LE ANALISI: «PERICOLOSO CONTESTARE L’ARTA»

Sulla depurazione e sulle analisi dell’Arta oggi sempre più contestate Amicone fa una riflessione semplice: «noi siamo un ente pubblico e dobbiamo perseguire finalità pubbliche. La Regione dice che dobbiamo controllare e fare analisi. Noi anche non avendo l’obbligo di certificazione ci facciamo controllare da enti terzi. Non è possibile taroccare i risultati delle analisi perchè è tutto tracciato e controllabile. Anche se volessi non potrei dire ai tecnici di cambiare i risultati perchè tutto risulterebbe nella filiera dei controlli. Attaccare l’Arta su questo punto, oltre che stupido, è anche pericoloso perchè si dicono cose false e si ingenera sfiducia nelle persone. L’Arta misura semplicemente la febbre ma non è responsabile per la febbre o la malattia del paziente. A curare devono essere altri».

Il riferimento è alla crescente sfiducia sui dati delle acque di balneazione che sono molto fluttuanti e che stabiliscono l’installazione e la rimozione di divieti a ritmi frenetici. Non mancano accenni critici anche alla Confcommercio di Riccardo Padovano che in aperta contestazione ha deciso di farsi analisi in proprio che attesterebbero l’ottima qualità delle acque del mare antistante gli stabilimenti balneari di chi ha commissionato le analisi private.

Alessandro Biancardi