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Addestramento cani in area protetta, la folle legge abruzzese impugnata da Renzi

La Stazione Ornitologica si era ribellata già due mesi fa

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Addestramento cani in area protetta, la folle legge abruzzese impugnata da Renzi

ABRUZZO. Giorni duri per la Regione. Dopo la batosta della Corte dei Conti sulle modalità adottate dal governo regionale per varare le nuove leggi, su D’Alfonso si abbatte anche il fuoco amico del premier Renzi.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti impugnato la contestata norma sull'addestramento dei cani nelle aree protette.

La legge era passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali.

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus per prima, già il 28 aprile, aveva segnalato la questione al Governo per chiederne l'impugnativa con una dettagliata norma sulle plurime normative violate, sia di carattere nazionale che internazionale.

«Si tratta di una "legge vergogna" che permette, unico caso in Italia, l'addestramento cani per tutto l'anno nelle aree protette regionali», denuncia Augusto De Sanctis.

Ovviamente la Stazione ornitologica chiede al Consiglio regionale di votare immediatamente una legge di un articolo per l'abrogazione totale delle norma.

Il Consiglio dei Ministri scrive: «lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali contrasta con le norme nazionali, europee e internazionali in materia di protezione della fauna e viola, quindi, l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali», e l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, che impone al legislatore, anche regionale, il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».


PERICOLI PER L’ORSO

«I legislatori regionali paiono aver ignorato completamente che i cani sono visti da parte della fauna selvatica alla stregua di predatori», aveva denunciato De Sanctis nei giorni scorsi, «con conseguenze gravissime sulle specie protette. Basti pensare che molte specie di uccelli tutelate dalla direttive comunitarie nidificano a terra e che la riproduzione può fallire al minimo disturbo con l'abbandono del nido».

Tra l'altro anche specie di interesse venatorio come la Coturnice possono essere colpite dal provvedimento: intervengano anche le associazioni dei cacciatori.

La presenza dei cani può compromettere il letargo dell'orso.


IL NO DEL RAPPRESENTANTE ISTITUZIONALE

Ma ancor prima della stazione ornitologica, a lanciare l'allarme era stato un importante rappresentante istituzionale, Antonio Carrara, coordinatore Federparchi Abruzzo nonchè presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo. E che un rappresentante delle istituzioni parli di una «norma palesemente illegale e priva di qualsiasi logica», fa di certo un forte effetto.