INDUSTRIE

Italcementi, appello al Ministero per salvaguardare posti di lavoro

In Abruzzo 54 dipendenti in cassa integrazione straordinaria

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

107

Italcementi, appello al Ministero per salvaguardare posti di lavoro

ABRUZZO. «Un'iniziativa congiunta di tutte le Regioni interessate, con il concerto del Ministero dello Sviluppo economico, affinché tutti i canali diplomatici siano attivati per favorire un ripensamento da parte della Heidelberg Cement Group della strategia di piano industriale in Italia, nel senso della salvaguardia dei livelli occupazionali e di un pieno rispetto di quanto previsto nell'Accordo del 3 dicembre 2015 firmato dalle controparti presso il Ministero del Lavoro».

E' l'appello lanciato dal presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, in una lettera inviata ai presidenti delle Regioni italiane in cui hanno sede i siti produttivi della Italcementi, interessati da un duro piano di ridimensionamento dei livelli occupazionali, dopo l'ingresso della nuova proprietà, il gruppo tedesco Heidelberg.

D'Alfonso ha inviato la lettera anche al Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, al vice Ministro Teresa Bellanova e all'ambasciatore tedesco in Italia, Susanne Wasum-Rainer.

La riorganizzazione dell'ex colosso italiano, del cemento, prevede la messa in cassa integrazione straordinaria - per la durata di 20 mesi - di 430 dipendenti, di cui 130 in Lombardia e 54 in Abruzzo, nel sito di Scafa.

«La Heidelberg Cement Group - continua D'Alfonso - avrebbe inoltre dichiarato che i 430 dipendenti per i quali è prevista la cassa integrazione straordinaria, secondo i suoi piani industriali, sono potenziali esuberi, per cui si rischia di avere, con il completamento dell'acquisizione dell'Italcementi, una perdita di 668 posti di lavoro».

Per D'Alfonso la ex Italcementi rimane una realtà aziendale di tutto rilievo, che produce tra il 25 e il 40 per cento dell'intera offerta nazionale di cemento, che oggi si attesta tra intorno ai 19 milioni di tonnellate annue ed era, prima della crisi economica internazionale, attorno ai 48 milioni di tonnellate di cemento.

«Sono convinto - conclude il presidente - che tale potenziale produttivo abbia tuttora un valore nazionale ed europeo, nella prospettiva di una ripresa della crescita economica, nel segno di uno sviluppo e di un'edilizia sostenibile e tecnologicamente avanzata, che richiederà un livello sempre più elevato di specializzazione. E che sia possibile portare argomenti verso la Heidelberg Group a favore di una scelta che non penalizzi il nostro patrimonio produttivo italiano».