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Sanità, l’Abruzzo non esce dal commissariamento perchè è inadempiente

Dopo un anno di promesse la verità è amara: Renzi come Paolucci?

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Sanità, l’Abruzzo non esce dal commissariamento perchè è inadempiente

ABRUZZO. L'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, lo ha detto e ridetto in un anno: presto usciremo dal commissariamento. “Presto” evidentemente è un concetto molto soggettivo. Poi è arrivato il premier Renzi il quale di certo non può conoscere a menadito le carte e la situazione dei conti della sanità abruzzese e ha detto anche lui che il commissariamento «sarà questione di qualche settimana», praticamente è cosa fatta, mancano solo alcune formalità.

Siccome, però, sul campo da gioco c’è tanta nebbia cerchiamo di fare chiarezza sulle “formalità”.

La Regione Abruzzo di fatto è inadempiente su diversi punti e per questo la pratica del commissariamento non si può concludere favorevolmente. E non è che D’Alfonso e Paolucci siano stati così bravi come dicono e vogliono far credere. A Roma ci vanno ed hanno un buon dialogo ma quelli del tavolo di monitoraggio della spesa sanitaria sono anche molto attenti e non si fanno sfuggire nemmeno i più piccoli dettagli.

Che cosa deve allora fare l’Abruzzo che non ha ancora fatto?

Intanto serve il piano di riqualificazione 2016-2018, quello della nuova rete ospedaliera con tagli e ridistribuzioni di reparti e servizi. E sono due anni che devono presentare questo documento più volte spifferato ma non nelle sedi competenti. Era pronto da mesi, dissero, ma poi più volte è stato rimaneggiato perchè a comandare più che gli ospedali ed i criteri dell’assistenza sono i campanili ed i bacini elettorali.  

E da Roma fanno sapere: quando siete pronti e vi siete decisi noi siamo qui…

Poi c’è il nodo dello stato patrimoniale 2015, cioè il consuntivo finale e definitivo che secondo la Regione si sarebbe chiuso con +600mila euro, facendo fede su una promessa dell’imprenditore delle cliniche private Luigi Pierangeli di rinunciare all’extrabudget del 2010-2012 mentre nei fatti ha avviato il pignoramento per 4,5mln di euro.

Ora l’Abruzzo ha raccontato a Roma questa storia e lì si sono subito tutti appassionati a tal punto che ne hanno voluto sapere di più ed hanno chiesto di conoscere tutti i dettagli, comprese le carte che provano la veridicità.

Ma al momento non sono spuntate fuori e a Roma attendono ancora queste famose note di credito che dovrebbero annullare fatture e pignoramento di Synergo (Pierangeli).  

Infine c’è da restituire al fondo sanitario delle somme distratte prese dal conto della sanità a quello ordinario  per 40 mln di euro.

E’ accaduto che il bilancio regionale, per carenze di liquidità proprie, ha nuovamente prelevato risorse del Servizio sanitario Regionale (cioè risorse per l’assistenza) per le quali ha disposto formale atto di restituzione solo a febbraio 2016 senza che sia avvenuta la relativa rimessa di cassa.

Cioè nella grande fiera del bilancio ci si è ubriacati di numeri e poste e per far quadrare i conti si è dovuto prelevare dalla sanità. Cosa che si faceva in passato con gravi danni e strepiti, anche giudiziari. Colti sul fatto il commissario ha promesso che i soldi sarebbero ritornai da dove erano partiti entro febbraio 2016 ma poi ha deciso che potesse andare meglio dicembre 2016 perchè a quella data sarebbero stati pagati tutti i bolli auto…

Ora il tavolo di monitoraggio vuole vedere tutti i 40 mln ritornare nel capitolo sanità. Questo vuol dire che l’Abruzzo non uscirà dal commissariamento prima di dicembre?

Insomma a giudicare solo questi tre punti non sembrerebbe quel trionfo trasudato da giornali e dichiarazioni ma ancora una volta basterebbe semplicemente ottemperare per chiudere la partita.

Perchè trascinarla ancora se non per problemi ancora non risolti di cui nè commissario, nè assessore intendono parlare con franchezza?

L’idea che ne viene fuori è che nonostante tutti gli sforzi sui conti ed i tagli del “superfluo” la coperta è ancora troppo corta. Fortuna che arriva l’estate…