L'ASSEDIO ELETTRICO

Elettrodotto Terna, «la fretta di finire l’opera per il super incentivo da 19 mln di euro»

Una ditta appaltatrice svela: «usato il criterio del ‘al più presto’»

Redazione Pdn

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Elettrodotto Terna, «la fretta di finire l’opera per il super incentivo da 19 mln di euro»

ABRUZZO. Hanno lavorato «secondo il criterio del ‘al più presto’», soprattutto «trascurando obbligatoriamente ogni logica di programmazione e di ottimizzazione delle risorse».

Di chi si tratta? Chi si esprime in questi termini? Una ditta appaltatrice dell’opera di Terna incaricata ad effettuare lavori l’elettrodotto Villanova Gissi.

La dichiarazione è leggibile in una nota che l’8 febbraio scorso la ditta ha inviato alla multinazionale per chiedere il riconoscimento di maggiori oneri a fronte di attività aggiuntive.

La scoperta l’ha fatta il perito Antonio Di Pasquale intento a studiarsi tutte le carte inerenti l’opera dal momento che proprio Terna lo ha trascinato in tribunale con ben 59 citazioni diverse e l’accusa di aver ostacolato i lavori (richiesta di risarcimento superiore ai 50 milioni).

E oggi Di Pasquale punta il dito proprio contro il criterio del ‘al più presto’ ‘senza logica di programmazione’ dichiarata dall’appaltatrice e lega questa circostanza al premio di circa 19 milioni di euro fissato da Terna con l’Autorità dell’energia elettrica e del gas nel caso in cui i lavori fossero terminati prima del 31 dicembre del 2015.

«Adesso si inizia a capire», spiega Di Pasquale, «perché l’opera è stata costruita senza rispettare l’atto di Autorizzazione e le prescrizioni impartite con Decreto Via del settembre del 2011 e perché numerosi sostegni sono stati costruiti in violazione delle Norme Tecniche di Attuazione dei Piani senza attendere il propedeutico parere dell’Autorità di Bacino. Ecco perché», insiste il perito, «le procedure di immissioni sui fondi sono state eseguite con inaudita violenza e prevaricazione senza rispettare leggi e diritti e perché è stata pubblicata la messa in esercizio dell’impianto al 30.12.2015 anche se non si sarebbe mai potuto ultimare».

Di Pasquale è certo: il territorio locale avrebbe subito e continuato a subire l’abusiva costruzione di un impianto solo perché la Società Terna Rete Italia S.p.a., prima di avere tutte le necessarie autorizzazioni per costruire l’opera, aveva avuto un incentivo di circa 19 milioni di euro, qualora avesse raggiunto la data obbiettivo.


I TESTIMONI

Nella lettera dell’8 febbraio si legge inoltre che la ditta appaltatrice richiede il pagamento degli oneri sopportati per l’assistenza alle immissioni.

Tra questi anche il rimborso per aver fornito 2 testimoni (per partecipare alle immissioni) pagati da Terna 55 euro l’ora.

Di Pasquale contesta proprio la presenza di questi 2 operai rumeni «persone che per cultura, per necessità o per dipendenza non avrebbero creato al beneficiario nessun problema ed avrebbero, come hanno fatto, sottoscritto verbali, permettendo l'usurpazione del bene al legittimo proprietario come di fatto accaduto nell'immissione dell’ luglio 2015 dove gran parte di tutti noi ricorda benissimo cosa è accaduto, a dir poco mendaci senza colpo ferire; o come accaduto a Paglieta avrebbero firmato il verbale prima dell'avvenuta immissione. Che ben vengano tutte le razze del mondo, inclusi gli italiani», specifica Di Pasquale, «ma quando si sottoscrivono verbali con i quali si prende la proprietà altrui, proprietà indubbiamente sudata da generazioni con anni di sacrifici ed anche guerre, a mio avviso bisogna minimo sapere quello che si sta facendo e soprattutto rispettare le Leggi ed i Diritti vigenti nella Nazione che indubbiamente neanche gran parte di noi tutti "italiani" conosciamo bene».