TEGOLA DEL PASSATO

Asl Pescara, Pierangeli fa pignorare 4,5 mln di euro per il pasticcio del 2010

Ora le cliniche dell’Aiop battono cassa e richiedono l’extrabudget mai autorizzato

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Luigi Pierangeli

Luigi Pierangeli


ABRUZZO. Ancora una pagina amara per la sanità abruzzese. Ancora una volta al centro della vicenda ci sono le cliniche private e Luigi Pierangeli che, insieme ad altre strutture accreditate della associazione Aiop, ha fatto pignorare nei mesi scorsi sui conti della Caripe ben 4,5 mln di euro della Asl di Pescara.

Il decreto ingiuntivo ed il pignoramento sono stati notificati a febbraio e a breve nell’udienza in tribunale si potrà capire se potrà esservi una sospensione oppure se i soldi passeranno nelle casse delle cliniche private.

A richiedere il pagamento sono Pierangeli, Spatocco, Villa Letizia di Preturo, Villa Serena di Città Sant’Angelo.

Una vicenda che dire nebulosa, controversa e, per certi versi, strana, è dire poco.

Siamo nel 2010 e Gianni Chiodi è presidente della Regione ma soprattutto commissario ad acta per la Sanità in un momento molto difficile, dopo le varie ere di sperperi regionali c’è l’obbligo di ridurre le spese.

Ma proprio nel 2010 si registrò un avanzo del tetto complessivo di spesa (a causa del  blocco delle prestazioni da parte di Villa Pini in seguito a Sanitopoli e al fallimento) così le cliniche chiesero che si potessero ridistribuire le risorse non utilizzate. Il punto nodale di questa vicenda è l’effettiva autorizzazione da parte della Regione  che pare non sia mai arrivata anche se furono fatte promesse e dichiarazioni pubbliche in merito. Ma secondo l'ex presidente le cliniche non sarebbero state autorizzate ad effettuare le prestazioni per conto del pubblico. Di fatto però quell’anno le cliniche sforarono il budget  ed effettuarono comunque prestazioni sanitarie chiedendo poi il rimborso allo Stato, cioè alle Asl che non pagarono. E si arriva al pignoramento di oggi.  


Sulla storia delle prestazioni effettuate nel 2010 sono stati anche incardinati ricorsi al Tar e poi al Consiglio di Stato che, però, hanno emesso giudizi solo su questioni incidentali (l’accesso agli atti negato dalla Regione alle cliniche) purtuttavia nella sentenza di secondo grado si legge 

«In effetti, da un’attenta lettura della normativa  non si ravvisa alcun obbligo in capo al Commissario ad acta di istruire e riscontrare istanze quali quelle all’esame, le quali, sia pure asseritamente non volte al riesame del tetto di spesa assegnato né al riconoscimento dell’extrabudget, intendono invece in concreto ed espressamente conseguire ex post una ulteriore distribuzione di risorse finanziarie giustificata dalla complessiva attività svolta e dall’effettuazione di prestazioni extrabudget peraltro non autorizzate e in asserita “supplenza” di altre strutture».

E poi si legge ancora nella sentenza del Consiglio di Stato del 2015

«Ne consegue che le strutture non erano autorizzate, neanche in asserita funzione di “supplenza” comunque non consentita, a erogare prestazioni in eccedenza al budget assegnato a carico del Servizio Sanitario Nazionale e accettato nei contratti stipulati né alcun obbligo sussisteva in capo alle A.S.L. di remunerare quelle prestazioni, tenendo anche conto che le richieste sono state inoltrate ben due anni dopo».

Curiosità: in quel procedimento amministrativo le cliniche dell’Aiop depositarono il 7 febbraio 2015, «documenti relativi a giudizio penale in corso presso il Tribunale di Pescara a carico del Commissario e del subcommissario ad acta nonché dell’Assessore regionale alla Sanità, rinviati a giudizio per i delitti di cui agli artt. 61, 110, 323, 476-479, 610 c.p., in merito proprio alle citate deliberazioni commissariali del 2010».

Che giudizio penale?

La Regione sempre nel 2010 fece firmare anche nuovi contratti alle cliniche con parametri e principi di rimborsi certi (finalmente) ma anche su questa vicenda è stato aperta una inchiesta penale perchè sempre Pierangeli ha lamentato il fatto di essere stato costretto a firmare e per questo sono in attesa di processo Chiodi, l’ex sub commissario Baraldi e pure l’assessore alla sanità , Venturoni.

LA GUERRA DELLE CLINICHE A CHIODI

L'intera vicenda si inserisce in quell'onda lunga del contenzioso scoppiato fin dall’inizio della gestione Chiodi, quando l’assessore alla sanità allora in carica, Lanfranco Venturoni, convinse le cliniche a firmare i contratti, con la promessa di farle comunque lavorare per il recupero del fatturato, attraverso le prestazioni per fronteggiare la mobilità passiva che stava esplodendo. E su questo esiste un verbale manoscritto pubblicato anni fa da PrimaDaNoi.it con questo impegno mai mantenuto che ha originato contrasti, contestazioni, ricorsi al Tar ed una sostanziale bocciatura della gestione commissariale.

Finita la partita amministrativa-giudiziaria  si è aperta dunque  la partita parallela e indipendente civilistica per il pagamento delle fatture emesse dalle cliniche che hanno di fatto portato all’ingiunzione di pagamento e pignoramento da 4,5 mln di euro.

Il tribunale fallimentare di Pescara che si è trovato davanti le fatture non pagate fino ad ora non ha potuto che mandare avanti la procedura esecutiva senza domandarsi sulla effettiva legittimità del titolo sottostante (cioè se le cliniche potessero davvero emettere quelle fatture).

Si ha l’impressione che una stessa storia sia stata osservata da due punti di vista differenti (quello del tribunale amministrativo e quello fallimentare) e che ora fanno tremare la Asl di Pescara che nel 2010 (manager Claudio D’Amario) non pagò le fatture dell’extrabudget ritenendole irregolari.



LE BUSTE VERDI ALLA ASL DI PESCARA

La Asl ha ricevuto gli atti il 17 febbraio 2016 da Synergo Casa di cura Pierangeli per 2,1 mln di euro poi lievitati a 3mln di euro ed, infine, il 1 marzo 2016 è stato notificato il pignoramento per una cifra di 4,5 mln di euro.

La Asl di Pescara si costituisce immediatamente in giudizio già il 3 marzo 2016 praticamente al terzo giorno di lavoro del nuovo manager Armando Mancini, nominato da Luciano D’Alfonso a gennaio ma effettivo dal primo marzo. E’ proprio il nuovo manager che incarica come legale l’avvocato Vincenzo Antonucci con delibera 246. Ma qui bisogna aprire una parentesi e fare un atto di fede perchè  le infinite involuzioni della politica sanitaria abruzzese hanno reso illeggibile quel documento sul sito istituzionale della Asl per effetto di nuove direttive sulla trasparenza (del tutto arbitrarie). Ora solo pochissimi atti amministrativi sono leggibili per un breve periodo e la delibera di incarico del 3 marzo non c’è.


Il direttore degli affari legali della Asl, Francesca Rancitelli, ad inizio maggio, poi, fa sapere al neo manager che il legale dell’azienda l’11 maggio ha fatto presente la necessità di costituirsi in giudizio anche in un altro procedimento esecutivo connesso al fine di «rappresentare al giudice dell’esecuzione la pendenza del giudizio di opposizione e chiedere il rinvio della procedura in attesa di una pronuncia sull’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto opposto».

Per questo è stato nominato nuovamente l’avvocato Antonucci ritenendo buono il preventivo fornito di 500 euro.

Nei prossimi giorni sapremo come si saranno espressi i giudici circa la fondatezza della richiesta creditizia ma in questi casi i giudici dell’esecuzione 9 volte su dieci preferiscono dare esecuzione all’esproprio.

Alessandro Biancardi