VOLO RADENTE

Su Ryanair vengono a galla le bugie di tutti: il Governo non accetta il ricatto?

Dietro la scusa ufficiale trattative parallele?

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Nodi e spiragli: il Governo cerca la strada per finanziare comunque Ryanair

ABRUZZO. Da un paio di giorni la notizia è che il Governo non sarebbe intenzionato ad abbassare le tasse addizionali Irpef così come “chiesto gentilmente” da Ryanair per poter restare in due aeroporti italiani.

La notizia nasce da una risposta ad un interrogazione di un deputato sardo, Mauro Pili, al quale ha risposto il sottosegretario De Filippo -e non dunque Delrio che starebbe seguendo la pratica direttamente. Per questo si attendono dichiarazioni ufficiali e dirette da parte del Governo per poter stabilire con certezza come stiano davvero le cose.

Di certo la situazione innescata da Ryanair è in sintesi questa: da alcuni mesi gli irlandesi minacciano di abbandonare due aeroporti (Pescara e Alghero) e di far crollare l’economia locale che intorno al vettore si è creata in oltre dieci anni di foraggiamento di fondi pubblici. Ryanair ha firmato contratti con le società pubbliche che gestiscono aeroporti incamerando milioni di euro per portare turisti. Le società pubbliche di gestioni occupate dalla politica si sono adagiate ed hanno sborsato i milioni perchè era la soluzione più semplice (anche se non sostenibile e rischiosa) ed infatti sono state gestite male e si sono indebitate fino al tracollo.

Nel frattempo è sopraggiunta l’Europa che ha posto paletti rigidi riguardo gli aiuti di Stato che drogano il mercato (in questo caso delle low cost) per cui ad oggi per un ente pubblico è diventato quasi impossibile continuare a finanziare gli irlandesi.

Non potendo fare leva sui reali motivi (il mancato rinnovo degli incentivi pubblici calcolati su ogni singolo passeggero come da contratto svelato da PrimaDaNoi.it ed in Abruzzo tenuto segreto per oltre otto anni), Ryanair ha invece sempre parlato della imposta addizionale Irpef troppo alta che creerebbe notevoli disagi. Ma Ryanair non paga quella tassa ma è solo sostituto d’imposta incassandola dal passeggero.

Sta di fatto che i problemi attualmente sono per Alghero e Pescara dove Ryanair ha deciso di abbandonare.

Su Pescara la base è stata già dismessa da un mese, i dipendenti trasferiti altrove, le attrezzature delocalizzate nelle nuove basi.

Da ottobre i voli saranno ridotti proprio così come avevamo anticipato da mesi.

Ma perchè se Ryanair vola da decine di aeroporti italiani i problemi si sono creati solo in Abruzzo e Sardegna?

Se il problema è una tassa che si paga ovunque dovrebbero essere a rischio tutti i collegamenti italiani, invece non è così.

Vuoi vedere che solo in queste due regioni scadono i contratti che non possono essere più rinnovati perchè violerebbero le normative europee e che questo non potrebbe essere ammesso pubblicamente nè dagli irlandesi nè dalla politica?

Di certo il contratto scade in Abruzzo a giugno, proprio quello tra l’altro rinnovato nel 2014 con modalità che restano quantomeno “originali”…

Un problema che pure era emerso nel cda della Saga che ha sempre creduto di fare gli interessi degli abruzzesi pagando Ryanair che nel frattempo faceva i propri.

Nel 2015 poi, dopo l’era Laureti, è arrivato il “nuovo”, con Nicola Mattoscio che ha voluto mantenere a grandi linee i criteri del predecessore con le medesime regole e accollandosi colpe del passato, aggiungendo anche qualche responsabilità politica e gestionale di non aver saputo guardare un pò più lontano della propria stanza. Per esempio quando l’ex consigliere di amministrazione, il comandante in pensione Emidio Isidoro, fece presente i problemi legati al contratto Ryanair «illegittimo» che doveva essere interrotto con un atto di forza e che avrebbe in qualche modo costretto la controparte alla difensiva, evitando un imbarazzante scacco di istituzioni pubbliche e classe politica. In quel caso sarebbe stato l’ente pubblico Saga a condurre i giochi e a non subirli, dimostrando peraltro un minimo di midollo e dignità in più.

Ma l’attuale classe politica locale non si è dimostrata nè forte, nè sensibile a problemi legati alla legalità (mai una gara di appalto o un avviso pubblico per pagare gli irlandesi), nè la politica si è mai dimostrata sensibile nel cercare di denunciare gli errori del passato in nome di una pax bipartisan che alla fine fa bene a tutti ma non agli abruzzesi.

Ora si vedrà se davvero Delrio si dimostrerà fermo e irricattabile dagli irlandesi e se sarà così dovrà comunque giustificarsi con i presidenti di Sardegna e Abruzzo che invece nelle dichiarazioni hanno rassicurato un intervento risolutivo del ministro.

Ma in queste settimane si fa largo un’altra idea che è quella di una trattativa parallela che riguarda in qualche modo il problema più grande e generale degli aiuti di Stato e come far entrare comunque soldi nelle casse degli irlandesi.

Se il pubblico non può allora non restano che i privati… SI parla di viaggi a Dublino e di trattative serrate e delicate ma le istituzioni che sul punto hanno sempre imposto un inopportuno silenzio continuano a farsi scudo dietro la riservatezza mentre appare molto strano che nessuna altra compagnia abbia fatto notare il leggero sbilanciamento delle istituzioni italiane verso un unico operatore privato alla faccia della “libera concorrenza”

Sulla vicenda c’è il sentore che siano molte le cose non dette e non dichiarate così come sono ancora molte le cose da chiarire che riguardano il passato e che le inchieste, pure aperte in alcune zone d’Italia, fino ad ora non hanno chiarito.

Anche qui sebbene vi siano stati titoloni roboanti sui giornali la sensazioni che hanno molti dentro e fuori la politica è che la magistratura non abbia nè voglia nè la forza di intervenire per troppe ragioni e non sempre del tutto nobili, alimentando di fatto quello scadimento di fiducia nelle istituzioni.

«Nonostante gli spot propagandistici», sottolineano Febbo e Sospiri (Fi), «a oggi le notizie che riguardano l’Aeroporto d’Abruzzo sono negative. Come emerge dal sito ufficiale della compagnia aerea da novembre 2016 e fino ai primi mesi del 2017 le uniche destinazioni raggiungibili dall’Aeroporto d’Abruzzo saranno Bergamo e Bruxelles e quindi non sarà più possibile volare verso Londra, Parigi, Barcellona, Dusseldorf, Francoforte. Questo vuol dire che verranno meno le peculiarità di base aeroportuale e di conseguenza si perderanno molti posti di lavoro. Il tempo delle ‘belle’ chiacchiere sull’Aeroporto e su altre importanti temi legati ai trasporti è ormai finito. Durante il Consiglio regionale straordinario che si terrà il 24 maggio – concludono Febbo e Sospiri - il presidente D’Alfonso dovrà necessariamente darci delle risposte, e non solo su Rynaiar» .

Il Pd a vari livelli regionali risponde che è in corso una trattativa delicata e che non è detta l’ultima parola.

Ma il caso Ryanair costituisce un precedente incredibile sotto vari aspetti e anche questi non tutti degni di una vera democrazia, quella che mira allo sviluppo sociale ed economico di un paese.