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Gestione ricavi acque minerali. Mazzocca: «in corso serrata attività stima proventi»

Dopo la diffida del comune di Canistro il sottosegretario chiarisce cosa sta accadendo

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ACQUA MINERALE

ABRUZZO. Dopo la sollecitazione pervenuta dal sindaco di Canistro Antonio Di Paolo nei confronti della Regione Abruzzo in merito alla gestione dei ricavi per l’utilizzo delle acque minerali della fonte S. Antonio Sponga e Fiuggino, è intervenuto il sottosegretario Regionale delegato Mario Mazzocca. La vicenda è quella della mancata corresponsione del 10% dei proventi ricavati dal canone di concessione a beneficio dei Comuni ove insiste la concessione.

Mazzocca spiega che anche il settore delle acque minerali, al pari di quelli inerenti il sistema depurativo regionale, il Piano Cave, la bonifica dei siti inquinati, la gestione dei rifiuti, sconta un sostanziale ritardo «accumulato in anni di pressocchè totale assenza di interventi organici e strutturali. Ben si conosce quanto normato dalla L.R n. 15 del 10 luglio 2002, così come integrata dalla L.R. 10 gennaio 2012, n.1, oltre che la problematica connessa alla gestione dei ricavi per l’utilizzo delle acque minerali e termali».

«Fu proprio il sottoscritto», continua il Sottosegretario, «a sollevare e segnalare ripetutamente la questione all’allora Giunta Chiodi, ed in particolare al suo Vice Presidente ed Assessore delegato Castiglione, purtroppo senza ottenere riscontro alcuno. Pertanto e da qualche tempo, abbiamo avviato una serrata attività finalizzata a stimare i proventi derivanti da tutte le concessioni di acque minerali e termali in essere sull’intero territorio regionale. A breve saremo in grado di conoscere puntualmente la consistenza degli importi dovuti ad ogni singolo Comune ospitante, ‘condicio sine qua non’ per predisporre uno specifico e opportuno atto con cui mettere riparo ad una “prolungata” manchevolezza della Regione».

«La disposizione di legge» - incalza Mazzocca - «ovvero l’art. 15, co. 1, della legge finanziaria del 2012, prevede che dal 1° gennaio 2012 il 10% dei proventi ricavati dal canone di concessione venga destinato all’amministrazione comunale nella quale si trova la concessione mediante un apposito provvedimento della Giunta Regionale. Or bene, la norma è del 2012, ma ci sono diversi adempimenti altrettanto importanti, primo fra tutti quelli contemplati dalla L.R. n.15/2002, sui quali non è stato possibile rintracciare alcun atto o documentazione specifica pregressa. Emblematico, a tal riguardo ed a mero titolo di esempio, è la totale assenza del "Piano delle Acque Minerali" di cui all’art.7 della L.R.15/2002, finalizzato a rendere trasparente l’operato e gli intenti della Regione nella individuazione dei criteri costituenti linee guida per l'assegnazione delle concessioni, processo di recente avviato con la DGR del 3 maggio u.s.. Ed è solo un esempio, a conferma della necessità di fronteggiare oltre un decennio di pressocché totale inattività sul settore specifico che stiamo doverosamente e competentemente approntandoci a recuperare».

Conclude il Sottosegretario: «Abbiamo proceduto ad interessare i competenti Uffici Regionali circa la pressante esigenza di una rapida conclusione dell’attività conoscitiva a mezzo di un dettagliato report aggiornato al 31.21.2015, da cui si possano desumere modalità di calcolo e relative entità dei proventi derivanti da tutte le concessioni di acque minerali e termali in essere sull’intero territorio regionale, onde verificare e tempestivamente stimare la consistenza degli importi dovuti ad ogni singolo Comune ospitante, in virtù della normativa vigente in oggetto, e adottare i consequenziali atti».

I legali del Comune di Canistro, Salvatore Braghini e Renzo Lancia, nel sollecitare una risposta di chiarimento immediato da parte dell’ente regionale per la violazione della legge ai danni del Comune, chiedono, altresì, alla Regione di accelerare i tempi di pubblicazione del nuovo bando e di definire in tempi brevi l’accordo di programma con il Comune di Canistro al fine di recepire la clausola di salvaguardia dei posti funzionanti nell’azienda di imbottigliamento dell’acqua minerale nonché le indicazioni della sentenza del TAR dell’Aquila del gennaio scorso in ordine alle azioni previste dalla normativa vigente per la tutela ambientale. Questi sono i fatti».