A PROCESSO

Lanciano, direttore banca a processo per appropriazione indebita

Non restituiti al cliente 140 mila euro di attivo

Redazione Pdn

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Lanciano, direttore banca a processo per appropriazione indebita

Baccile Sos Utenti

LANCIANO. Il sostituto procuratore di Lanciano, Anna Benigni, ha disposto nei giorni scorsi la citazione diretta a giudizio, senza passare al vaglio del gup, per Giovanni Risi, direttore di Filiale della Banca Popolare dell’Emilia Romagna (già Banca Popolare di Lanciano e Sulmona).

L’accusa dalla quale dovrà difendersi è quella di appropriazione indebita con l’aggravante di aver cagionato ad un imprenditore di Fossacesia, parte lesa, un danno patrimoniale «di rilevante gravità».

L’accusa è gravissima perchè, sottolinea il pm Benigni, «il direttore, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in essere in tempi diversi, per procurare all’ istituto di credito un ingiusto profitto, si appropriava della somma complessiva di 148.827,69 euro».

Tutto questo, dice l’ipotesi accusatoria tutta da dimostrare in fase dibattimentale, omettendo di accreditare sul conto corrente della vittima di Fossacesia il saldo attivo. Ciò sarebbe avvenuto fino a febbraio del 2013.

L’impresa di Fossacesia è stata difesa dalla equipe di Sos Utenti che ha constatato come l’istituto di credito abbia «soffocato» il cliente concedendo crediti (anticipi di portafoglio, Mutui aziendali e Leasing) con modalità e promesse contrattuali «non solo usurarie», spiega l’associazione, «come accertato con precedente sentenza resa dal Tribunale di Lanciano, ma anche con modalità vessatorie atteso che per concedere beni immobili in Leasing nel febbraio 2004, a Fossacesia, del costo di 314.500 euro, il gruppo bancario lancianese, ora modenese, ha preteso contestualmente il versamento nelle casse della banca sotto forma di libretto di risparmio ben 125.000 direttamente dal titolare dell’azienda, oltre all’acconto contanti di altri 72.250 euro. Ciò a fronte della concessione in Leasing di un immobile commerciale in Fossacesia di circa 500 Mq».

Da qui la decisione di rivolgersi all’associazione ma nel frattempo l’imprenditore ha subito la vendita all’asta di uno dei suoi opifici in Val Di Sangro riacquistato da una dipendente senza interruzione di continuità produttiva.

«Purtroppo», commenta Baccile, presidente onorario dell’associazione, il pm Benigni pur avendo riscontrato l’applicazione di interessi usurari non ha ritenuto gli stessi sufficienti per chiedere l’incriminazione (valore troppo esiguo). Ma per l’imprenditore, tutto sommato, sotto il profilo strettamente economico può rivelarsi meglio l’individuazione del reato di appropriazione indebita che, in caso di condanna, determina la restituzione del maltolto, salvo ulteriori danni. Per l’azienda costituisce più di una boccata d’ossigeno con i circa 150.000 € da reinvestire nell’attività produttiva».

Baccile si domanda quanto vale tutto «l’iceberg creditizio frentano e regionale illecitamente sottratto alle aziende: è noto, e non se ne deve fare più mistero che i banchieri nei disperati tentativi di tappare i buchi di Bilancio scavati per lo più con il credito compiacente concesso senza garanzie e senza criteri di meritevolezza, da tempo stanno prosciugando le risorse della piccole e Medie Imprese spingendole alla canna del gas del residuo scarso credito disponibile presso il sistema e qualche volta, come purtroppo molto frequente nel Frentano, presso USURARI senza scrupoli, e a costi proibitivi che non possono essere compensati nemmeno dall’inflazione dal momento che i prezzi diminuiscono e, quindi, aggravano ulteriormente il vero costo del credito».


Alessandra Lotti