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ESONDAZIONI

Consulenze all’Autorità di bacino agli amici: il commissario scopre le irregolarità di Colistro

A cosa sono serviti quegli incarichi? Di Biase subentrato a Colistro le ha contestate

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Consulenze all’Autorità di bacino agli amici: il commissario scopre le irregolarità di Colistro

CHIETI. Le consulenze firmate tra il 2013 e il 2014 dall’ex segretario dell’Autorità di Bacino, Michele Colistro, erano veramente fondamentali?

L’uscita di decine e decine di migliaia di euro era giustificata? E’ questa la domanda alla quale, dopo un’attenta verifica di carte e documenti, ha dovuto rispondere nei mesi scorsi Luciano Di Biase, commissario liquidatore che ha traghettato l’Autorità verso la definitiva chiusura, così come sancito dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

Proprio Di Biase sul caso ha aperto uno squarcio, ha espresso dubbi e, in un caso, ha pure fermato i mandati di pagamento per una consulenza senza pezze d’appoggio. “Stop, qui non si paga”, ha detto. Anche perchè negli uffici, scartabellando tra i documenti, non avrebbe trovato sufficienti prove del lavoro svolto.

Era il 2013 quando si insediò Michele Colistro, nato a Cosenza 67 anni fa, e da allora di quell’ente se ne è sentito parlare molto più di prima se non altro per i progetti che doveva valutare e per il pessimo stato delle sponde del fiume Pescara che in quel periodo esondò come non faceva da oltre venti anni.

Dell’autorità di Bacino si è sentito parlare anche per l'inchiesta di Pescara che, su input della Squadra Mobile, ha ritenuto fondati i sospetti di corruzione ma anche una serie di lavori e smaltimento di terre non del tutto regolari.   

Colistro è stato indagato insieme all’amico Enzo Perilli, prenditore e promotore del Megalò 3 ed il sindaco Umberto Di Primio. In estrema sintesi le tesi accusatorie -provate de decine di contatti e monitoraggi degli indagati- sostengono che si era creato un gruppo sinergico di pubblici ufficiali e altri soggetti tra cui Perilli che avevano l’obiettivo di far approvare il progetto di Megalò 3 contemporaneamente facendo fuori l’altra società concorrente, la Sirecc vicina a Domenico Merlino, già progettista del primo Megalò.

Tra i personaggi più volte ascoltati dagli investigatori in stretta relazione con Colistro ci sono proprio i tre consulenti pagati con soldi pubblici.

Quando poi all’Autorità di Bacino è arrivato il commissario Di Biase sono saltate fuori le magagne relative a tre incarichi.

Il primo  è quello di Adriano De Vito: per lui l’affidamento diretto è arrivato a luglio del 2013:  35 mila euro per l’attività di collaborazione a supporto del segretario generale Colistro.

Quando ha le carte in mano, però, Di Biase non capisce. Lui  che è stato pure Ingegnere Capo del Genio Civile di Chieti, non ha proprio capito le motivazioni con le quali Colistro ha dato l’incarico per lo studio e la verifica di stabilità dell’argine a protezione del centro commerciale Megalò, perché secondo lui non c’è stata alcuna programmazione in tal senso, ovvero nessuna pianificazione generale di verifica. La mega esondazione ci fu ma a dicembre 2013 cioè cinque mesi dopo l’incarico.

Secondo dubbio quello sulla consulenza affidata a Giovanni Melozzi nel maggio del 2013 sempre a firma del segretario generale Colistro. Melozzi viene scelto in qualità di esperto qualificato per svolgere attività di collaborazione e supporto dello stesso segretario generale per la pianificazione e coordinamento delle varie fasi delle attività di aggiornamento delle N.T.A. del P.A.I: 20 mila euro pattuiti, alla fine liquidati solo 16 mila.  

Ancora una volta Di Biase non capisce, anche perché nel curriculum del professionista non viene indicato in modo chiaro il conseguimento della laurea in Architettura, ma ci trova la dicitura “corso di laurea facoltà di architettura”. Dalla verifica fatta negli uffici, inoltre, non è stata rilevata alcuna documentazione o scritto particolare redatto da Melozzi attinenti al mandato avuto e corrisposto. Insomma la consulenza non l’hanno trovata.

E poi il terzo caso: Umberto Di Renzo. Anche lui, come Melozzi, ha assunto l’incarico con un affidamento diretto in qualità di esperto qualificato per svolgere attività di collaborazione e supporto di Colistro, per l’aggiornamento delle N.T.A. del P.A.I. Anche per lui previsti 20 mila euro.

Il commissario non ha trovato negli uffici nessun documento o scritto redatto da Di Renzo attinenti al mandato avuto e corrisposto, anche se alcuni dipendenti hanno poi raccontato che Di Renzo all’epoca del mandato ha partecipato, all’interno di un gruppo di lavoro, a riunioni tecniche, a cui hanno partecipato anche alcuni sindaci per la elaborazione delle modifiche alle NTA del PAI. 
Ma sempre Di Renzo risulta aggiudicatario nel luglio del 2014 con la società Omnia Project srl di una gara ad invito, predisposta dall’Autorità dei Bacini Regionale a firma del segretario Colistro a cui hanno partecipato cinque concorrenti tra professionisti e società.

La gara è quella per le attività di Variante al Piano Stralcio di Difesa Alluvioni. Il criterio di aggiudicazione era quello del prezzo più basso. La società l’ha spuntata con un’offerta complessiva di 85.000 euro oltre Iva e oneri contributivi, siglato in data 31 luglio 2014 tra il rappresentate della società aggiudicataria Omnia Project srl a firma del rappresentante Umberto Di Renzo e dal segretario generale Colistro.

Passano i mesi e a settembre la Omnia Project srl a firma Di Renzo invia all’Autorità una fattura dell’importo di 61.000 euro da pagare.

La fattura viene rispedita al mittente da Di Biase motivando il suo diniego con la insufficienza degli elaborati presentati e depositati dalla società Omnia Project in merito a quanto previsto nel contratto.

Rilevate le presunte incongruenze e irregolarità sono state avviate azioni per recuperare il denaro pubblico versato indebitamente?

Per esempio è stata attivata la Corte dei Conti per gli accertamenti giudiziari del caso?





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