RILANCIO?

Abruzzo Engineering, niente stipendi ma D’Alfonso vuole lanciarla sul mercato

Di fatto l’uscita dalla fase di liquidazione non c’è stata ed i problemi rimangono: scioperi in vista

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

679

Abruzzo Engineering, niente stipendi  ma D’Alfonso vuole lanciarla sul mercato

 

ABRUZZO. La volontà magari c’è ma i fatti tardano ad arrivare. Se per Chiodi Abruzzo Engineering doveva essere chiusa perché irrecuperabile, D’Alfonso invece ci crede e oltre che trovare milioni per rilanciare la società pubblica vuole addirittura lanciarla sul mercato.

L’idea praticabile per il presidente sarebbe quella di rendere Ae in grado di poter strappare commesse anche ai privati concorrendo con imprese private. Un traguardo che pare al momento più che un’utopia forse uno sprone per cercare di fare bene.

Ma se per alcuni la società sarebbe un «carrozzone» e la politica ha sempre avuto un ruolo preponderante ora si tratterebbe proprio di cambiare non solo faccia ma persino anima.

       Oggi c’è stato un nuovo incontro con i vertici della società nel quale sono stati ribaditi obiettivi e auspici ma l’impressione è che vi siano più di una zavorra.

Intanto il presidente D’Alfonso annuncia una norma regionale per la patrimonializzazione di tutti gli enti strumentali e la sottoscrizione di un contratto di servizio che regoli puntualmente il rapporto tra la Regione e Abruzzo Engineering.

Cose che forse andavano fatte molti mesi fa proprio per evitare una stagnazione di fatto che fa allungare tempi.

 Nell'incontro è stato illustrato al presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso il lavoro fin qui svolto dagli esperti incaricati di seguire le procedure per l'uscita di Abruzzo Engineering della fase di liquidazione.

Il pool ha effettuato una disamina della situazione economico-finanziaria della società e ha predisposto uno schema di contratto di servizio che regolerà i rapporti tra Regione e società in house providing, regolamentando obblighi, responsabilità e sistemi per l'idonea valutazione dei costi-benefici dei prossimi affidamenti.

D'Alfonso ha chiesto che Abruzzo Engineering, oltre ai servizi che attualmente svolge nel settore pubblico (tra gli altri nel settore dell'ambiente, dell'energia e del controllo delle caldaie), sia messa in condizione di poter operare anche nel libero mercato, così da aumentarne la redditività.

Eppure proprio ieri la Cgil aveva sollecitato il presidente a darsi una mossa oltre che a stigmatizzare alcuni consiglieri di centrodestra colpevoli di aver accusato la Regione di non pagare in tempo gli stipendi ai dipendenti.

Secondo un esponente del sindacato  non si dovrebbe permettere ai consiglieri di opposizione -cioè di centrodestra- di denunciare il mancato pagamento degli stipendi perché loro per primi avrebbero osteggiato il percorso di risanamento (forse appoggiando in parte la volontà di Chiodi di liquidarla).

Secondo il sindacato inoltre in alcuni casi mancherebbero determine dirigenziali per il pagamento di fatture mentre la mancanza del contratto di servizio determinerà nell’immediato futuro altri problemi per le commesse pubbliche e dunque per gli stipendi dei lavoratori.

Ma i problemi sarebbero ben altri persino con la banca che forse non vorrebbe anticipare somme di buon grado.

Insomma, da una parte non sembra che i lavoratori -oltre le rassicurazioni ricevute- siano rientrati in una fase di normale tranquillità lavorativa, ancora scossi da trasferimenti in varie sedi regionali degli enti che si servono di Ae, e dall’altra, nonostante l’impegno dei tecnici Costanzi e Gerardis non si sono sciolti tutti i nodi della gestione pienamente in house della società salvata.

Rimane l’amarezza e le cicliche minacce di sciopero ed uno stato di agitazione che anche i sindacati faticano a controllare.

Per esempio per domani potrebbero esserci problemi allo Stato Civile de L’Aquila dove operano alcuni dipendenti di Abruzzo Engineering che potrebbero incrociare le braccia.

Ma se davvero si vuole essere competitivi sul mercato la prima cosa su cui lavorare sono i tempi, che non possono essere quelli del pubblico. Poi riuscire ad avere una forza lavoro soddisfatta e attaccata alla propria società sarebbe il minimo.