IL DOCUMENTO

Azienda servizi alla Persona, doppio errore per la Regione

Dopo la sospensiva del Tar, l’Anac ritiene legittima la nomina di Tilli e i dipendenti sono ancora senza stipendio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

552

REGIONE ABRUZZO TARGA

CHIETI. Un altro «brutto pasticcio» della Regione.

Cos’ il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, definisce «la clamorosa gaffe» sul Cda dell’ASP 1 di Chieti dopo che il Tar di Pescara ha sospeso le nomine dell’Azienda di Servizi alla Persona perché spetterebbero esclusivamente al Comune.

Nel frattempo l’A.N.A.C. (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) si è pronunciata sul quesito posto dall’avvocato Alberto Savelli, legale di fiducia di Concezio Tilli, ex Presidente dell’Organismo Straordinario di gestione delle Ipab (tra cui il San Giovanni Battista di Chieti), il quale era stato designato in seno al cda dell’Asp ma poi era stato estromesso dalla Regione per una presunta incompatibilità, in quanto dipendente regionale. Invece così non era: l’Autorità ha fatto chiarezza sulla piena legittimità della designazione di Tilli.

«Il 26.06.2015 - spiega il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo che sull’argomento ha presentato una interrogazione al presidente D’Alfonso - Tilli viene designato dall’Assemblea dei portatori di interesse quale membro del Consiglio di Amministrazione della neo costituita Asp ma per motivi meramente politici (Tilli era stato nominato Commissario dalla Giunta Regionale di centrodestra alla guida delle ex Ipab teatine) l’Avvocatura Regionale, si è espressa sulla permanenza del divieto previsto dalla L.R. 17/2011, motivando tra l’altro il parere in assenza di ogni indicazione da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione».

Successivamente gli uffici regionali, con nota a firma della dirigente Tamara Agostini, dichiarano irregolare la designazione fatta e sollecitano l’assemblea dei portatori di interesse a procedere con urgenza a nuova designazione.

Con delibera n. 937 del 18.11.2015 la Giunta Regionale ha validato la “Formale costituzione Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona – Asp n.1 della Provincia di Chieti.

Per questo motivo lo stesso Tilli, attraverso l’avvocato Alberto Savelli, ha richiesto il parere dell’Anac, che decreta invece: «non è consentito al legislatore regionale disciplinare la materia dell’anticorruzione, tanto con disposizioni in contrasto, quanto con disposizioni ulteriori, anche più restrittive, rispetto alla legge statale”. Insomma Tilli non poteva essere estromesso dall’incarico. Considerando stabilito dal Tar che ha accolto il ricorso del Comune di Chieti sospendendo la delibera che nominava il nuovo Cda composto da Sandra De Thomasis, Gianni Di Labio e Stefano Seccia, risulta quanto mai necessaria e urgente una presa di posizione da parte dell’esecutivo regionale».

«E’ evidente – spiega Febbo- come nel costituire gli Organi di amministrazione della Asp di Chieti, l’amministrazione regionale di centrosinistra e i suoi rappresentanti provinciali abbiano inanellato una sfilza di errori tecnici, giuridici ed amministrativi che oggi mettono in seria difficoltà l’ordinaria gestione delle varie ex Ipab, fra cui l’Istituto San Giovanni Battista. Ritengo sia arrivato il momento di trovare una intesa per affrontare in assieme il delicato momento di crisi della ASP e garantirne la corretta gestione. In ballo – continua il presidente dalla Commissione di Vigilanza - c’è la stessa sopravvivenza di alcuni istituti, come lo storico San Giovanni Battista di Chieti, la cui situazione permane drammatica, tra personale senza stipendi, fornitori sul punto di sospendere le forniture essenziali, pignoramenti nelle casse dell’ente e gli assistiti a rischio assistenziale. I nuovi fatti gettano ora ombre ancora più oscure sul futuro dell’istituzione teatina».

«Fin da subito abbiamo insistito sull’assenza di incompatibilità tra la carica di amministratore dell’Asp e la posizione lavorativa di dipendente della Regione - spiega l’Avvocato Alberto Savelli - poiché non prevista nel Decreto legislativo 39/2013 che ha superato di fatto il divieto contenuto nella Legge regionale 17/2011, tanto più che lo stesso decreto prevede espressamente la sua prevalenza su diverse disposizioni di legge regionale. Gli organismi interessati e la Regione non ci hanno dato ascolto, mentre ora l’Anac ha fatto chiarezza sulla questione, riconoscendo la fondatezza dei nostri rilievi».

Parere Anac