IL RECORD

Tutela dell’orso e del lupo, in Abruzzo legge incostituzionale da record

Allarme anche di un rappresentante istituzionale

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Tutela dell’orso e del lupo, in Abruzzo legge incostituzionale da record

ABRUZZO. Una legge regionale da record che in un colpo solo contrasta con due convenzioni internazionali, due direttive comunitarie, due leggi nazionali e due sentenze della corte costituzionale. La Stazione Ornitologica scrive a Ministeri e Commissione europea: si rischiano forti multe dalle Ue. Ma qualcuno se n'è accorto?

Di certo a questo punto non si potrà ignorare l'allarme di Augusto De Sanctis.

La legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali.

E gli ambientalisti contestano in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale.

Il fatto è molto semplice quanto sconcertante: la Regione Abruzzo accantona la tutela dell'orso (il suo simbolo) mandando al macero il Patom e varando una legge che consente l'attività di addestramento cani nelle riserve naturali regionali e nei parchi regionali ponendo a rischio non solo il plantigrado ma anche il lupo e decine di altre specie protette di uccelli.
L’assurda vicenda la racconta la Stazione Ornitologica Onlus diretta da Augusto De Sanctis che spiega come con l’articolo 4 della legge 11 del 13 aprile 2016 parchi regionali (il Sirente-Velino) e riserve regionali sono obbligate a permettere su larghissime aree del proprio territorio le attività cinofile e cinotecniche. Traduzione: l'addestramento dei cani, anche da caccia.

«I legislatori regionali paiono aver ignorato completamente che i cani sono visti da parte della fauna selvatica alla stregua di predatori», denuncia De Sanctis, «con conseguenze gravissime sulle specie protette. Basti pensare che molte specie di uccelli tutelate dalla direttive comunitarie nidificano a terra e che la riproduzione può fallire al minimo disturbo con l'abbandono del nido».

Tra l'altro anche specie di interesse venatorio come la Coturnice possono essere colpite dal provvedimento: intervengano anche le associazioni dei cacciatori.

La presenza dei cani può compromettere il letargo dell'orso.

«Passi, forse, l'ignoranza delle basilari conoscenze di ecologia ed etologia», continua De Sanctis, «ma, visto che sono, appunto, legislatori, dovrebbero almeno sapere che l'addestramento cani rientra nella materia della caccia che, come è noto, è vietata nelle aree protette. Bastava leggere due sentenze della Corte Costituzionale, la n.350 del 1991 e la più recente n.193 del 2013. Con due secondi di ricerca sul web si poteva capire la portata dell'errore».

Scrive la Corte in quest'ultima pronuncia "A tal fine assume rilievo la natura dell’attività in questione, e al riguardo costituisce un punto fermo l’affermazione di questa Corte, secondo cui: «nessun dubbio può sussistere [ … ] in ordine al fatto che l’“addestramento dei cani”, in quanto attività strumentale all’esercizio venatorio, debba ricondursi alla materia della “caccia”» (sentenza n. 350 del 1991)."

Di conseguenza ha bocciato una norma della Regione Lombardia addirittura più stringente di quella abruzzese visto che si limitava a consentire l'attività cinofila in tutto il territorio regionale tranne che nelle aree protette.

E per comprendere l'impatto sulle specie animali De Sanctis richiama il parere dell'Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale Ispra citato proprio dalla Corte Costituzionale in quella sentenza "l’ISPRA abbia avuto modo di esprimersi, affermando che consentire l’allenamento e l’addestramento dei cani durante il periodo riproduttivo degli uccelli e dei mammiferi selvatici determina un evidente ed indesiderabile fattore di disturbo, in grado di comportare in maniera diretta od indiretta una mortalità aggiuntiva per le popolazioni faunistiche interessate,..."


RECORD DI VIOLAZIONI

La norma costituisce un piccolo record. Oltre alle due sentenze della Corte viola «chiaramente», insiste De Sanctis, «molti articoli di due leggi nazionali, la Legge 157/1992 sull'attività venatoria e la Legge 394/1991 sui parchi, che fissano criteri stringenti per l'addestramento dei cani sul territorio nazionale e per prevenire il disturbo della fauna selvatica. Contrasta anche con due Convenzioni internazionali, quella di Bonn sulle specie migratrici e quella di Berna sulla protezione della fauna. Infine viola due direttive comunitarie, la Direttiva 147/2009/CE "Uccelli" e la Direttiva 43/92/CEE "Habitat", che obbligano gli Stati Nazionali a limitare il disturbo sulle popolazioni animali di specie protette nonché a sottoporre a Valutazione di Incidenza qualsiasi attività che può causare impatto sulle specie. Qui, invece, i parchi e le riserve, che sono quasi tutte aree tutelate a livello europeo (aree Natura2000), sono obbligati a consentire l'accesso ai cani modificando addirittura i proprio piani di gestione. Insomma, dobbiamo fare i complimenti a quei consiglieri che hanno approvato la norma e all'Assessore Di Matteo che dovrebbe sovrintendere alla corretta gestione di parchi e riserve»

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus ha già inviato una lettera alle autorità nazionali e comunitarie per chiedere un immediato intervento affinché il provvedimento sia impugnato davanti alla Corte e sia aperta una Procedura d'Infrazione contro l'Italia.

Si chiede anche di valutare se è possibile per gli enti gestori delle aree protette interessate disapplicare immediatamente la norma in quanto contrastante con il diritto comunitario.

«Tra l'altro non si può certo aspettare l'eventuale pronunciamento della Corte Costituzionale», continua De Sanctis, «(i tempi sono all'incirca un anno) in quanto la legge si applica immediatamente con conseguenze nefaste per la biodiversità. Facciamo presente che tale provvedimento manda al macero una parte del PATOM, l'accordo per la salvaguardia dell'Orso bruno, specie per la quale la UE ha speso in Abruzzo ingenti risorse. E' urgente che la Giunta Regionale predisponga immediatamente una norma volta ad abrogare il provvedimento e che il Consiglio la approvi subito. In caso contrario ci troveremo costretti a chiedere una condanna per lo stato italiano (stiamo parlando di diversi milioni di euro) e il risarcimento delle spese effettuate dalla UE in Abruzzo nelle aree protette interessate».

IL NO DEL RAPPRESENTANTE ISTITUZIONALE

Ma ancor prima della stazione ornitologica, a lanciare l'allarme è stato un importante rappresentante istituzionale, Antonio Carrara, coordinatore Federparchi Abruzzo nonchè presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo. E che un rappresentante delle istituzioni parli di una «norma palesemente illegale e priva di qualsiasi logica», fa di certo un forte effetto. «Voglio sperare che la Regione Abruzzo non voglia celebrare i 20 anni delle legge quadro sulle aree protette, che si proponeva di realizzare sull’Appennino il Parco d’Europa, decretandone la sua fine e la fine delle sue aree protette. Per questo, come coordinamento regionale di Federparchi, chiedo che la Regione Abruzzo e il suo Consiglio regionale tornino sui propri passi abrogando al più presto una norma, che rischia di fare più danni dello stesso prelievo venatorio».

ASSOCIAZIONI INDIGNATE

Indignati anche WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l’Orso che parlano di «ennesimo provvedimento assurdo e negativo».

«È un provvedimento di assoluta gravità che, come segnala con giusta indignazione anche Federparchi, non ha precedenti in alcuna regione italiana. Un provvedimento che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio. Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata all’unanimità dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d’Europa».

«Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso», continuano il Wwf e le altre associazioni, «ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse. È impressionante anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l’approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione».

M5S: «NOI ABBIAMO VOTATO CONTRO»

Il MoVimento 5 stelle, però, ribadisce il voto contrario: «La dichiarazione di voto verbalizzata è un elemento inconfutabile» affermano i consiglieri Pettinari e Marcozzi. «Peraltro, sono mesi che in consiglio chiediamo di ripristinare il voto elettronico e di inserirlo anche all’interno delle votazioni in commissione, proprio per evitare simili equivoci nella trascrizione delle verbalizzazioni. Inoltre», aggiungono «dalla prossima seduta di consiglio chiederemo che vengano riletti integralmente tutti i verbali messi in approvazione, perché è impossibile che se un gruppo dichiara palese voto contrario ad una norma questa venga fatta passare all’unanimità».

«Le disfunzioni della presidenza del consiglio non possono e non devono inficiare il coretto operato dei consiglieri regionali».