SALDO PASSIVO

Artigianato, timidi segni di ripresa. Ma l’Italia è lontana

Ronci sul primo trimestre 2016: «480 micro imprese in meno. Male il Chietino, l’edilizia e le manifatture»

Redazione Pdn

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Le micro imprese snobbate dalle banche

 

ABRUZZO. Lontani dal resto del Paese, dove pure si intravvede la luce in fondo al tunnel. Anche se può essere di consolazione qualche segnale di ripresa che si avverte in questo primo scorcio dell’anno: tanto da spingere la Cna a chiedere alla Regione una decisa sterzata nelle sue politiche a favore delle imprese per tentare di cogliere l’”attimo fuggente”. Ombre e luci sull’artigianato abruzzese, secondo l’analisi tracciata da Aldo Ronci per la Cna regionale: perché, se da una parte le 480 micro imprese cancellate rispetto al 2015 fanno della nostra regione il fanalino di coda nella graduatoria nazionale (peggio va solo il Molise), è vero pure che solo dodici mesi fa era andata anche peggio (-631).

Un effetto “montagne russe”, insomma. Dove le percentuali – e non solo per l’artigianato – contribuiscono a guardare il bicchiere, a seconda dei gusti, mezzo pieno o mezzo vuoto. Ecco perché: «Per dare una idea dell’andamento dell’artigianato nel nostro territorio - illustra Ronci - basta dire che mentre la flessione percentuale tra iscrizioni e cancellazioni è stata dell’1,50%, a livello nazionale di è attestata all’1,18%: in altri termini, se la flessione dell’Abruzzo fosse stata in linea con la media Italia, le imprese artigiane in meno sarebbero state 378 anziché 480. Ma è vero anche che, se guardiamo alle imprese in generale, l’artigianato sembra andare meno peggio di tutto il resto: perché lo 0,66% di flessione del totale delle imprese è tre volte tanto la media nazionale che è dello 0,21%». Insomma, questione di angolo visuale attraverso cui filtrare valori assoluti e percentuali: anche perché, guardando agli ultimi cinque anni, si tratta per l’artigianato del risultato meno negativo, anche in considerazione del fatto che nel primo trimestre del 2016 le iscrizioni sono tornate a crescere (+61 sul 2015).

Tra le province, giù il Chietino, che ha subito una diminuzione dell’1,99%: terzultimo posto della graduatoria nazionale delle province italiane, appena sopra Frosinone (-2,35%) e Isernia (-2,72%). In valore assoluto, la débacle della provincia di Chieti (-180) supera di gran lunga le altre (L’Aquila con -112; Teramo con -107 e Pescara con -81), ma a mettere tutti d’accordo, in negativo, sono valori percentuali di flessioni: tutti superiori al valore medio nazionale. Il saliscendi si conferma anche tra i settori produttivi. Come nelle costruzioni, dove mancano all’appello 258 unità, dove sorprende la punta negativa aquilana, che perde per strada 77 imprese, ma dove è vero pure che nel primo trimestre dell’anno passato andava volto peggio (-336). Male anche l’industria manifatturiera (117, con il picco negativo nel Chietino), il trasporto (38), le attività ricettive (25), i servizi per la persona (8) e le riparazioni di auto e apparecchi per la casa (4).