OPACITA' E RIDICOLO

Sanità. Progetti obiettivo: 35 mln di euro vincolati ancora senza rendicontazione

Utilizzati per tappare i buchi di bilancio? La Regione Abruzzo nega le carte all’Intersindacale

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L'assessorato alla sanità

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ABRUZZO. L’intersindacale, uno dei maggiori sindacati del settore sanità, da oltre 5 anni chiede carte e lumi circa i progetti obiettivi, quali siano e come siano stati spesi i 35 milioni assegnati. La Regione risponde che il sindacato non ha un «interesse diretto, concreto e attuale». In pratica la formula copia e incolla che ogni ente pubblico utilizza per negare le carte sconfinando questa volta nel pieno ridicolo.

Forse, però, meglio il ridicolo che la verità, avrà pensato qualcuno negli uffici della Regione visto che quello dei progetti obiettivo è uno dei tanti veri misteri della sanità abruzzese. La storia è semplice semplice e la vicenda sollevata dall’Intersindacale apre un dubbio che non fa che confermare la verità.

Una legge del 1996 prevede che il Cipe annualmente, su proposta del Ministro della Sanità (attuale Ministro della Salute), d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, può vincolare quote del Fondo Sanitario Nazionale alla realizzazione di obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionali indicati dal Piano Sanitario Nazionale vigente, da assegnare alle Regioni per la predisposizione di specifici progetti.

La parola da tenere a mente in questo caso è «vincolare», cioè si bloccano fondi per fare qualcosa di preciso e specifico.

La legge ha poi previsto specifiche modalità di ripartizione di tale fondo vincolato «in base alla attuazione dei progetti approvati (70% delle risorse alla approvazione dei progetti e 30% delle risorse alla rendicontazione dello stato di attuazione dei progetti).

L’importanza dell’argomento è dato dal fatto che sono molti gli obiettivi che si potrebbero raggiungere in quei campi sanitari magari un po’ più “scoperti” e carenti per offrire un servizio degno e più “civile” di quello che abbiamo.

 

 

Alla Regione Abruzzo sono stati assegnati 35 milioni di euro l’anno dal 2010 al 2014 che

la stessa, con l’adozione annuale di specifiche delibere di Giunta Regionale, ha ripartito per quota parte ad ognuna delle Asl con l’obbligo della rendicontazione.

E qui la parola da tenere a mente è «rendicontazione»… Ma negli anni i controlli praticamente non ci sono stati né sulle carte né sugli obiettivi.

 

«Purtroppo da circa cinque anni questa Associazione di Sindacati», scrive  l’Intersindacale alla Regione, «con lo scopo di poter conoscere quale impatto migliorativo abbiano portato le risorse stanziate all’assistenza sanitaria territoriale, ha sollecitato i Vostri predecessori a rilasciare copia del rendiconto delle spese (incentivi, consulenze, incarichi e acquisto apparecchiature) utilizzate ogni anno in ogni Asl per il raggiungimento di quanto specificato in oggetto senza avere nessun riscontro».

 

Inutile per l’Intersindacale persino ricordare la legge sulla trasparenza e l’accesso agli atti perchè la Regione con il dirigente Tobia Monaco nega qualunque atto, risposta o informazione con motivazioni che sanno di muro di gomma e ricordano altri tempi ed altre giunte.

 

E se la Regione Abruzzo, attraverso un suo dirigente vuole sostenere che ad un sindacato è giusto negare risposte e atti su argomenti così necessari e vitali e dove la stessa Regione ha da anni obblighi precisi di trasparenza (obblighi fin qui omessi e dunque carente) c’è più di qualcosa che non va ed il cortocircuito è inevitabile. Inevitabile anche pensar male se ci si ricorda come è stata gestita la comunicazione sanitaria istituzionale fin qui.

 

Ridicolo che si tocca quando dalla Asl de L’Aquila –dove l’Intersindacale aveva inviato la medesima richiesta- arriva una risposta positiva, come dire che la legge è una, il sindacato sempre lo stesso ma nella contea aquilana quelle norme vengono interpretate in senso opposto a quelle della Regione. Dunque risposte e carte.

E qui si scopre la magagna: le rendicontazioni per gli anni 2010-2011 esistono e sono state pure già consegnate mentre le carte relative all’annualità 2012-2013 sono a disposizione nella stessa Asl. I fondi per il 2014 invece sono stati assegnati solo a fine dicembre 2015 e dunque per questi non esiste rendicontazione.

Alla fine non era difficile fornire queste informazioni che secondo la Regione non vanno date ed ora si comprende perché.

 

 

Da un anno la Regione Abruzzo è sottoposta all’esame del tavolo di monitoraggio in quanto regione canaglia e commissariata e da un anno su quello che accade in quella sede importante e istituzionale i cittadini abruzzesi ottengono solo dichiarazioni trionfali da parte dell’assessore Silvio Paolucci ma nessun verbale e nessun documento è mai stato pubblicato.

Ma qui la fede vacilla ed aumentano i San Tommaso che se non vedono non credono.

A questo episodio si devono però aggiungere anche le diverse voci (non confermate da documentazione) secondo le quali quei 35 milioni attraverso la solita ingegneria contabile sarebbero serviti a tappare i buchi di bilancio recentemente apertisi con l’arrivo della giunta di centrosinistra.

L’alternativa vorrebbe, invece, che fossero stati studiati e approvati progetti precisi e specifici che sono stati finanziati e dunque dovrebbe esistere una rendicontazione meticolosa e altrettanto accurata ma sappiamo che almeno per gli ultimi due anni non è così.

Invece  nebbia fitta sui progetti e per ora l’obiettivo è quello di gestire la sanità pubblica come fosse cosa loro e senza un minimo di imbarazzo nel negare qualunque evoluzione di una pubblica amministrazione che si dimostra vecchia e uguale a se stessa.

Dunque in grado di produrre le storture di sempre.

Ma davvero l’assessore Paolucci e l’ancora commissario alla sanità D’Alfonso sono d’accordo su questo modo di gestire la pubblica amministrazione?