SANITA'

D’Alfonso, «i pasticci degli appalti della Asl costano 150mln di euro»

«Reimparate a fare le gare d’appalto»

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D’Alfonso, «i pasticci degli appalti della Asl costano 150mln di euro»

ABRUZZO. «Nella sanità abruzzese possiamo risparmiare 150 milioni all’anno effettuando le gare d’appalto con puntualità descrittiva dei capitolati prestazionali ed evitando le proroghe, che sono sempre discrezionalissime. Vi chiedo quindi di reimparare a fare le gare e di applicare una rotazione negli Uffici acquisti delle strutture da voi dirette».

E’ quanto è riuscito a dire e a scrivere il Presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, durante l’incontro con i direttori generali delle Asl abruzzesi, convocato per ridefinire le procedure dei bandi di gara per l'acquisto di beni e servizi nelle aziende sanitarie della Regione.

Quanto valgono queste gare? 650 milioni.

Al netto dei “dalfonsismi” il presidnete della Regione con il suo usuale candore non fa che vidimare alcune certezze: la prima è che le Asl sono invase da incompetenti che peraltro sono messi a gestire appalti; la seconda è che queste incompetenze costano caro all’Abruzzo una spesa aggiuntiva di almeno «150 mln di euro» dice D’Alfonso.

Ma la disamina presidenziale non sembra addossare le cause di questo, che pure sarebbe un argomento che andrebbe sviscerato e affrontato in ogni sede possibile, a sviste o calamità extraumane. Nient’affatto, in pratica sembra di capire che la nostra regione spenda 150mln di euro in più perché qualcuno fa pagare prezzi più alti del dovuto. Anzi D’Alfonso utilizza persino una parola ormai desueta («immorale») per definire quello che ad un cittadino della strada sembrebbe una cosa di una gravità senza pari.

«Gli acquisti di qualità – ha detto D’Alfonso – derivano dai dati che le Asl devono recuperare, razionalizzare e conoscere, scambiandosi anche informazioni tra le varie direzioni. E’ immorale pagare prezzi maggiorati per mancanza di configurazione a monte dell’esattezza dei numeri delle voci contrattuali di prestazione e forniture, e poi dover chiudere le strutture sanitarie per difetto di risorse».

C’è poi Cantone che è a capo dell’autorità anticorruzione e che dice che la corruzione nella sanità costa almeno 6miliardi di euro e che «è il terreno di scorribanda da parte di delinquenti di ogni risma».

Poi uno fa due più due e deve accettare l’amara verità che due esponenti così autorevoli non possono sbagliarsi entrambi e allora vuol dire che c’è qualcosa che non va nei controlli sia amministrativi (dunque della stessa regione) e delle procure visto che l’ultima inchiesta di riguardo che si ricordi sulla corruzione nella sanità risale al 2008…   

L’esortazione dell’anche commissario alla sanità (sempre D’Alfonso) è quello di mettere in circolo le informazioni, standardizzare le procedure, trovare nuove metodologie certe e poco soggettive od opinabili magari anche rendendo certi i prezzi che siano sempre gli stessi e per tutti.

«Bisogna riorganizzare le procedure di comportamento riguardanti i bandi per l'acquisto di beni e servizi», ha imposto D’Alfonso alle Asl abruzzesi, «compiendo un lavoro di rielaborazione e messa in competizione tra le diverse offerte che arrivano concretamente. Ma occorre anche dotarsi di una contabilità analitica differenziata che permetta di uniformare e monitorare tutti i tempi di pagamento. E’ ora di mettere fine alle grandi disarmonie – che a volte diventano contrapposizioni – nelle gare bandite dalle varie Asl e soprattutto nei valori di riferimento di ciò che si compra».

Il tutto si risolverà con la centrale unica di committenza uno snodo unico che forse sarà più facile controllare e dal quale passerà ogni appalto. 

Rimane lo sconcerto di come si possano dire con tale tranquillità simili cose senza che nemmeno uno delle decine di persone che il presidente ha tirato in ballo abbia dovuto subire nemmeno una sonora strigliata.

Tutto normale, ora però abbiamo la certificazione presidenziale che i servizi e gli ospedali vengono tagliati anche perché si spendono 150mln di euro per queste ragioni.

Chissà se anche in questo caso pensare male è peccato.