IL TENTATIVO

Nuovi privilegi in Regione Abruzzo, arriva la legge per nominare dirigenti senza concorso

Ma la stessa norme è già stata bocciata dalla Consulta per un caso della Basilicata

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1669

regione abruzzo palazzo l'aquila

ABRUZZO. La fantasia non manca e così all’indomani della sentenza del giudice del lavoro che ha sancito la reintegra del dirigente Giancarlo Zappacosta, rimosso dal presidente D’Alfonso senza un perché, arriva un nuovo scossone negli uffici della Regione.

Il clima negli uffici è quello che è. Da quando al comando c’è l’ex sindaco di Pescara lo sforzo richiesto al personale è assai intenso ma questo non è il solo problema per i dipendenti.

La volontà politica della maggioranza sarebbe infatti quella di premiare il personale di categoria D e promuovere qualche fortunato al rango di dirigente. Una promozione momentanea e che non consentirà di mantenere il titolo una volta espletato il servizio ma la cosa appare ugualmente ‘pericolosa’.

La mossa ha infatti almeno tre o quattro punti deboli, nemmeno tanto secondari, che bisognerà approfondire per non rischiare pesanti batoste.

La proposta è del consigliere di maggioranza Luciano Monticelli. La legge da modificare è la 77 del 1999. Dunque nel dettaglio: all’articolo 7 si vuole introdurre la possibilità di affidare le funzioni di Dirigente al personale di Categoria D dipendente dell’Amministrazione regionale, degli enti, delle aziende e delle agenzie regionali, in assenza di figure dirigenziali.

Nomine che resterebbero in carica fino «all’espletamento dei concorsi pubblici» e comunque mai per più di 2 anni, recita la modifica, e si può puntare solo su dipendenti in possesso del diploma di laurea vecchio ordinamento o magistrale «con esperienza professionale almeno quinquennale nell’ambito della Pubblica Amministrazione». Al dipendente incaricato spetta, per la durata dell’incarico, il trattamento accessorio del personale con qualifica dirigenziale. «L’esercizio di tali funzioni non costituisce titolo valutabile ai fini dell’accesso alla carriera dirigenziale», viene specificato.

E se qualcuno storce il naso facendo notare la natura di possibile prebenda espressa dalla norma, di certo salta all’occhio l’ incostituzionalità palese in quanto riconducibile ad una recente e nota sentenza della Corte Costituzionale che e ha sancito l'illegittimità costituzionale di una norma analoga della Regione Basilicata.

In pratica non si può fare il dirigente se non hai titoli e superato concorso; ogni altro “metodo” per arrivare allo stesso risultato non è consentito.

Qualcuno in Regione Abruzzo lo sapeva? Adesso, leggendo l’articolo, di certo lo scopriranno anche i più distratti.

Secondo i giudici, infatti, la modificazione temporanea della prestazione lavorativa e il «mutamento provvisorio di mansioni» rientrano nella materia «del rapporto di lavoro e, per esso, dell’ordinamento civile, di competenza esclusiva dello Stato».

Un altro punto debole deriva dal fatto che le promozioni sul campo, per quanto temporanee, «delineano il conferimento di funzioni corrispondenti ad una diversa “carriera” (quella dirigenziale, appunto), piuttosto che di mansioni superiori». E non è consentito.

«Non si può ravvisare», specificano ancora i giudici nel pronunciamento lucano, «la fattispecie della reggenza, poiché quest’ultima ricorre solo in caso di vacanza di posto in organico, di temporaneità e straordinarietà, con la conseguenza che non si producono gli effetti retributivi propri del riconoscimento dello svolgimento di mansioni superiori. Nella specie, infatti, la norma regionale dispone che la temporaneità dell’incarico potrebbe espandersi fino a due anni e riconosce ai soggetti investiti del medesimo incarico sulla base di apposite procedure selettive il trattamento retributivo accessorio del personale con qualifica dirigenziale».

Basterà per fermare la Regione Abruzzo? E poi c’è da chiedersi: ma serve veramente questo provvedimento in un contesto in continua evoluzione anche a causa del trasferimento del personale delle Province, tra cui dirigenti?

E si potrebbero definire ‘blindati’ e sicuri i provvedimenti firmati dai novelli dirigenti in una cornice di incertezza giuridica? La suprema corte potrebbe, in via incidentale se non in via principale, sancire la nullità della qualifica dirigenziale? E poi quegli atti che valore hanno? Le indennità chi le deve restituire?

Alessandra Lotti