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Dirigenti Regione, il giudice contro la decisione di D’Alfonso: «reintegrare Zappacosta»

Era stato rimosso a gennaio, tra le polemiche

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Reti Ten-T: D'Alfonso,«risultato frutto di sistema alleanze»

Giancarlo Zappacosta



L’AQUILA. Il giudice del Lavoro Massimo De Cesare ha reintegrato Giancarlo Zappacosta, direttore del dipartimento Turismo e Cultura, allontanato dal presidente di Regione, Luciano D’Alfonso.

Un allontanamento che aveva fatto molto discutere in Regione perché arrivato a sorpresa, senza che il diretto interessato ne fosse a conoscenza ma scoperto solo dopo aver scovato il provvedimento in una delibera di giunta dove tra l’altro non si faceva mai il suo nome.

Ma secondo il giudice che si è espresso sul caso l’unico motivo per procedere alla revoca di un incarico dirigenziale é la contestazione della responsabilità che nel caso specifico non é mai avvenuta.

Dunque a questo punto Zappacosta deve tornare al suo posto a fare quello che faceva prima (tra l’altro nominato un anno e mezzo fa proprio da D’Alfonso).

Il dirigente era stato rimosso dall’incarico di Direttore il 19 gennaio scorso e meno di un mese fa era stato nominato, sempre dal governatore, dirigente del servizio Europrogettazione, rapporti con gli uffici dell’Unione Europea, raccordo con la sede di Bruxelles.

Soddisfatto per la decisione del giudice il sindacato dei dirigenti, Direr, che fin da subito aveva espresso sconcerto: «siamo stati sempre al fianco del collega che ha subito una ingiusta ed immotivata rimozione nell’incarico dirigenziale», commenta il segretario Silvana de Paolis.

«Non era mai successo in precedenza, in Regione, che le conseguenze di un processo di riorganizzazione avessero ricadute dirette ed immediate sui contratti di lavoro dei dirigenti. La pronuncia del giudice fa giustizia sulla errata gestione degli incarichi dirigenziali e segna un passo importante nella tutela della categoria».
Il sindacato ha più volte denunciato i procedimenti adottati dalla Amministrazione Regionale per il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali che appaiono per molti versi «lacunosi e viziati».
«E’ necessario», insiste de Paolis, «che tutti i procedimenti siano riportati in un percorso di trasparenza, pubblicità e regolarità amministrativa che limiti il potere discrezionale della classe politica e premi il merito e le professionalità della classe dirigente per scegliere i candidati migliori alla guida delle strutture amministrative. Ora, dopo il primo successo, continua la battaglia per riaffermare un giusto percorso nella attribuzione degli incarichi e nella scelta della dirigenza regionale; aspettiamo fiduciosi un positivo risultato anche nel giudizio di appello al Consiglio di Stato che la DIRER ha proposto sul bando per gli incarichi dirigenziali esterni».