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Tua, grandi manovre per incarichi e poltrone: un anonimo svela quello che sta accadendo

Molte selezioni per posti avrebbero già il vincitore scritto nero su bianco

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Tua, grandi manovre per incarichi e poltrone: un anonimo svela quello che sta accadendo

ABRUZZO. Non c’è pace per la mega società di trasporto pubblico, Tua, che non è nata da nemmeno un anno ma continua ad essere agitata da lotte intestine che disturbano i sonni dei dipendenti e di qualche dirigente storico in attesa di sistemazione.

Sul piatto vi sono numerosissimi argomenti già denunciati più volte dai sindacati ma che la Regione (pare) non abbia voglia né di ascoltare né di fare tesoro.

Sta di fatto che stanno partendo una serie di avvisi e concorsi che avrebbero l’obiettivo di stabilizzare e regolarizzare qualche posizione storica di chi da anni lavorava per una delle tre società fuse Arpa, Gtm, Sangritana. L’impressione è che si stia facendo dell’ingegneria burocratica per aumentare posti ed accontentare chi di fatto ha guidato le tre società pubbliche, dirigenti spesso di nomina politica.

Critica è la Faisa Cisal che denuncia proprio l’incapacità della Regione di ascoltare e risolvere i problemi già posti nel luglio scorso oltre.

L’ESPOSTO CHE SVELA I RETROSCENA?

Intanto un lungo esposto dettagliatissimo di quattro pagine sta girando ormai da settimane negli uffici della Regione, tra gli organi di informazione, la società e forse qualche procura e riporta numerose notizie di reato che ad ora non sembrano abbiano attivato alcuna inchiesta.

Sotto la lente ancora il personale ed alcuni bandi su misura –sempre secondo l’anonimo- tra questi vi sarebbe il bando di selezione interna per direttore risorse umane del 3 dicembre 2015 con scadenza di soli 11 giorni poi ritirato perché doveva essere, invece, aperto a tutti dunque ripubblicato per 20 giorni con scadenza 10 marzo.

Secondo quanto sostiene l’anonimo le tre società avevano già tre direttori del personale e con questo si arriverebbe al quarto direttore. Nello scritto anonimo si fa anche il nome del prescelto che sarebbe una vecchia conoscenza e già incaricato più volte con uno stipendio «altissimo da 4000 a 7000 euro».

Il bando servirebbe per sistemare questa figura perché «i requisiti richiesti sono stati cuciti addosso».

Nel mirino dell’anonimo anche la selezione del direttore generale che avrebbe come predestinato un ingegnere delle Marche a capo di una piccola società di trasporto. Nel caso non si esclude che l’attuale direttore generale possa ricorrere al giudice perché, pare, non potrà partecipare al bando ma potrebbe farsi riconoscere dal giudice le mansioni superiori, ovviamente a caro prezzo per la società pubblica.

Un'altra selezione, quella di direttore amministrativo e finanziario, avrebbe come predestinato –sempre secondo quanto riferisce l’anonimo che gira in regione e in Tua- un aquilano già direttore in una delle società assorbite e dopo la selezione i direttori amministrativi saranno due.

C’è poi la selezione di capo unità tecnica della sede di Teramo. Lo scorso 23 febbraio 2016 la questura di Teramo avrebbe notificato a Tua una diffida allo svolgimento di attività di manutenzione e riparazione degli autobus cosa che non avviene con regolarità per diverse ragioni come già precedentemente denunciato con enormi disagi per dipendenti e viaggiatori.

Le officine -che contano alcune decine di addetti- di fatto sono chiuse e generano possibili irregolarità nella messa su strada di mezzi sicuri.

L’ex responsabile tecnico di Teramo mancava da tempo perché quello che operava è stato trasferito a Pescara ma dopo l’intervento della questura sarebbe stato richiamato a Giulianova riconoscendogli le trasferte. In seguito è stato pubblicato il bando di selezione interna di capo unità tecnica nella sede di Teramo.

Il bando avrebbe -manco a dirlo- già il predestinato: un autista neo assunto con la laurea in ingegneria mentre il vecchio capo tecnico ritornerebbe a Pescara più vicino al suo luogo di residenza e di interesse essendo iscritto al partito del Pd.

Sempre secondo l’esposto anonimo sarebbero almeno 200 gli autobus fermi su 900 che servirebbero per riparare quelli circolanti utilizzando i pezzi di ricambio.

Sugli autobus che collegano Chieti a Pescara ci sarebbero emettitrici di biglietti ancora programmate sulla tariffa di 1,10 quando ora il biglietto costa 1,30.

Una denuncia pesantissima che evidenzierebbe responsabilità pesantissime se i fatti raccontati fossero veri.

Sempre secondo l’anonimo ci sarebbe una strategia segreta e sotterranea: il vero obiettivo sarebbe quello di far crescere i debiti per poi «vendere la società a poco prezzo e a pezzi: la gomma a qualche amico che si è già fatto avanti sulla stampa», dice l’anonimo e la ferrovia a qualche altro amico che sta ancora in sala d’attesa e si dirà che la lungimiranza della politica così facendo ha salvato ancora una volta i posti di lavoro».

Ecco qualunque cittadino di buon senso capisce che gli argomenti messi sul tavolo sono di una gravità estrema per cui il silenzio dei vertici di Tua, della Regione e di tutte le altre istituzioni in qualche modo coinvolte è oggi ancor più pericoloso e fuori luogo.

Si attendono risposte.


LA RIORGANIZZAZIONE

Tornando alla Faisa Cisal: il sindacato critica nuovi incarichi e consulenze pagate caro con i soldi pubblici, tra cui uno studio per riorganizzare la pianta organica della società

In pratica si è chiesto ad un professionista di riorganizzare la pianta organica per renderla snella e efficiente alla luce della fusione che comporta una integrazione e coordinazione tra i vari dipendenti.

Ma «lo studio affidato al professionista non è piaciuto all’amministrazione regionale perché, probabilmente non erano sufficienti le posizioni messe a disposizione degli aspiranti dirigenti, quadri, funzionari etc…», denuncia Luciano Lizzi di Faisa, «a nulla sono valse le mie proteste per i soldi spesi e per il fatto che nessuno è stato messo a conoscenza della struttura proposta dal professionista. So soltanto che si è tornati al vecchio modello con tante poltrone, poltroncine, sedie, sgabelli e strapuntini. Da una stima approssimativa gli esuberi tra i dirigenti sono proporzionali a quelli tra funzionari, quadri e impiegati e per questo tutti dovremmo ringraziare la regione Abruzzo che si è impegnata a non licenziare nessuno , invece sto assistendo ad un patetico tentativo di mantenere privilegi, rendite di potere da parte dei dirigenti e dei quadri amministrativi senza considerare la grave situazione della Società che ha visto nell’ultimo anno decurtati 22 milioni di euro dal budget di spesa da parte dell’amministrazione regionale e in parte dal governo Renzi».

FORNITORI NON PAGATI E PROBLEMI A CASCATA

E sempre lo stesso sindacato denuncia che la società non paga più i fornitori di beni essenziali quali pezzi di ricambio, gasolio, non paga i fornitori di servizi e le imprese di pulimento che, a loro volta, non erogano stipendi ai dipendenti, decurta addirittura i contributi sindacali ai Lavoratori senza versarli alle rispettive organizzazioni sindacali.

«Mentre accade tutto ciò, la politica, i dirigenti e i quadri si azzuffano per i privilegi, il potere e i soldi», dice la Faisa, «ad oggi non si riesce a riorganizzare nessuno dei settori della società a causa dei veti incrociati che provengono da tutte le parti: Settore amministrativo allo sbando senza riferimenti e senza organizzazione; Settore esercizio allo sbando anche con il dirigente presente che non riesce a relazionarsi con i territori; Settore manutentivo senza guida, con orari di lavoro diversificati. I pochi tentativi di riorganizzazione dei settori si sono scontrati con i vari potentati locali che continuano a mantenere le redini dell’organizzazione dei territori. Rifiuti palesi di collaborazione da parte dei funzionari non vengono affatto sanzionati, ma sopportati: tutto ciò ha aperto la porta all’anarchia generalizzata. Non osiamo immaginare cosa accadrà a breve quando ci sarà da ricollocare tutto il personale amministrativo nel nuovo organico dell’Azienda».

GRANDI MANOVRE E SOTTOBOSCO

Insomma una situazione che rischia di esplodere e causare ancora maggiori danni di quanti non ne siano già stati creati con una fusione che forse andava concertata meglio e le difficoltà ad un anno sono la prova schiacciante della approssimazione del passato.

E in questo clima continuano a girare voci secondo le quali il grande manovratore starebbe indebolendo volutamente la società per poi arrivare alla vendita a qualche privato- amico per sfuggire ai debiti nel frattempo accumulati.

In tutto questo il presidente Luciano D’Amico, presidente a mezzo servizio essendo contemporaneamente anche Rettore, non sembra essere molto presente né risolutivo.

Ma secondo la Faisa le grandi manovre sono già iniziate: «il folto sottobosco dei poteri forti osserva attento le liti e i favoritismi in atto al vertice per poter chiedere altrettanti favori per sé. La politica sta dando il peggio di sé in questo caso: il cattivo esempio non sarà d’aiuto per salvare la nostra società dal disastro. Se alcuni dirigenti non sono utili allo scopo societario andrebbero rimossi o ricollocati in maniera utile, anche come semplici funzionari e non strapagati per scaldare le sedie. Se quadri e funzionari sono in esubero o non qualificati per le necessità aziendali andrebbero avviati a corsi di formazione e ricollocati nelle posizioni disponibili, anche più in basso, dove l’organigramma prevede la scopertura, invece ho accertato che l’indirizzo della Società è esattamente quello che questa organizzazione Aziendale non potrà mai accettare: il mantenimento dei privilegi e delle rendite di potere agevolando alcuni e penalizzando altri».