LA REAZIONE

Condanna per comportamento antisindacale, dipendenti Ivri: «mai vessati per lasciare la Uil»

Assemblea dopo la decisione del giudice di Chieti

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Condanna per comportamento antisindacale, dipendenti Ivri: «mai vessati per lasciare la Uil»

SAN GIOVANNI TEATINO. Dopo la sentenza che ha condannato l’Ivri per comportamento antisindacale i dipendenti si sono riuniti per una discussione collegiale.

Oltre 40 i lavoratori presenti alla riunione di mercoledì pomeriggio che hanno affermato «in modo inequivocabile ed unanime» il totale dissenso dalla sentenza.

Nei giorni scorsi il giudice del tribunale   di Chieti ha accolto il ricorso del sindacato Uil Tucs che lamentava continue «vessazioni e pressioni» su alcuni iscritti per indurli a cambiare sigla sindacale, vessazioni, racconta il sindacato, che si sarebbero  trasformate gradualmente in sanzioni disciplinari.

La UilTucs solo nel 2015 ha registrato la ‘perdita’ di 58 iscritti e ben 8 hanno lasciato nei primi mesi del 2016. Anche secondo il giudice «la pressione esercitata dalla società resistente al fine di ottenere una revoca dell’iscrizione dei lavoratori dall’organizzazione sindacale, è stata finalizzata, con tutta evidenza, ad indebolire la posizione della Uil e a limitare la sua azione di tutela nei confronti dei lavoratori, impedendo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale».

Ma i dipendenti non ci stanno e nel corso dell’assemblea dei giorni scorsi hanno assicurato di non aver mai subito pressioni psicologiche ed atti vessatori e hanno dichiarato di essersi cancellati dal sindacato UilTucs «esclusivamente per motivi personali» ribadendo la «più totale  fiducia nella attività della direzione».

Dunque una presa di posizione chiara e netta che, seppure controfirmata da una parte dei lavoratori, prende li distanze da quanto sancito dal tribunale.  L’assemblea ha chiesto un incontro urgente con il responsabile delle relazioni sindacali nazionali.

Lo stesso giudice nel suo dispositivo aveva citato il caso di una vigilante donna  che «dopo aver svolto attività presso la sala conta in via esclusiva per 20 anni, è stata spostata a svolgere il servizio antirapina davanti agli istituti bancari - mansione particolarmente pesante e poco adatta ad una donna - e solo dopo l’intervento del sindacato, è stata adibita al servizio di vigilanza con postazione fissa».