ACCOGLIENZA

Sempre più immigrati in Abruzzo, +254% in 12 anni

I rumeni rappresentano la presenza più massiccia

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Sempre più immigrati in Abruzzo, +254% in 12 anni

ABRUZZO. In Abruzzo ci sono 86.425, immigrati, pari al 6,5% della popolazione complessiva.

Fra il 2002 e il 2014 l'incremento è stato del 254%, percentuale che invece si è attestata al 2,3% nel periodo 2013-2014.

La presenza più massiccia è quella dei rumeni che sono 27.036, i brasiliani chiudono la graduatoria e sono 532. E' quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2015 del centro studi e ricerche Idos di Roma, realizzato in partenariato con la rivista Confronti, con l'ufficio nazionale antidiscriminaizoni razziali e grazie all'8 per mille della chiesa valdese.

Il dossier, che contiene dati sull'immigrazione in Italia e che è stato fondato da Franco Pittau, è stato illustrato ieri presso la Camera di commercio di Chieti.

La edizione che riguarda l'Abruzzo è stata curato dal professor Luigi Gaffuri, docente di geografia umana all'università dell'Aquila. Dai dati emerge che gli immigrati risiedono per la maggior parte in provincia dell'Aquila (24.357), seguono Teramo (23.940), Chieti (20.195) e Pescara (17.753).

Le donne costituiscono il 54,6%, i minori sono 17.128. La nazione più rappresentata è la Romania con 27.036 residenti davanti ad Albania, Marocco, Macedonia e Cina. Per quanto riguarda il lavoro, gli stranieri residenti in Abruzzo gestiscono 13.000 imprese che operano in prevalenza nel settore delle imprese di pulizia, dell'edilizia e dei servizi all'informatica.

Il lavoro dipendente vede impiegati gli stranieri nel terziario, seguito dall'industria e dall'agricoltura. Gli immigrati residenti in Abruzzo hanno effettuato rimesse di denaro, nei rispettivi Paesi d'origine, per oltre 72 milioni di euro.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Nel 2014 sono sbarcate in Italia oltre 170mila persone, tra richiedenti asilo e migranti economici (con la previsione di un andamento simile nel 2015), ma diverse altre sono arrivate per ricongiungimento familiare e per altri motivi (religiosi, sanitari, di studio, ecc.) attraverso i canali regolamentari.

Le richieste di asilo registrate nell’anno sono state 64.625 (l’andamento è stato sostenuto anche nel 2015) e hanno coinvolto persone provenienti in prevalenza dall’Africa subsahariana (Nigeria 10.135, Mali 9.790, Gambia 8.575 e Senegal 4.675), ma in buona misura anche dall’Asia (Pakistan 7.150, Bangladesh 4.535 e Afghanistan 3.120) e, per quanto riguarda l’Europa, dall’Ucraina (2.800).

Nel 2014 gli stranieri intercettati dalle forze dell’ordine in condizione irregolare sono stati 30.906 (dati del Ministero dell’Interno) e di essi il 50,9% è stato effettivamente rimpatriato (15.726).

Il sistema di accoglienza italiano per i richiedenti e i titolari di protezione internazionale continua ad essere frammentato e comprende alla fine di luglio 2015: 4 Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa); 10 di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e di accoglienza (Cda); la rete Sprar (Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo) e le strutture di accoglienza temporanea (Cas).

In particolare, le persone accolte dalla rete Sprar sono passate da 7.823 nel 2012 a 22.961 nel 2014. Tuttavia a giugno 2015 si trovava nelle strutture di tale rete solo il 25% dei 78mila richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale accolti, mentre il 62% alloggiava in strutture di accoglienza temporanea. In generale, a inizio 2015 l’Italia risulta essere un paese con un consistente numero sia di residenti stranieri (5.014.000) sia di italiani residenti all’estero (4.637.000), tanto più che, secondo le stime di IDOS, la presenza straniera regolare ammonta complessivamente a 5.421.000 persone e anche quella degli italiani all’estero, secondo le anagrafi consolari, supera di poco i 5 milioni. 

L’INSERIMENTO IN ITALIA

Secondo l’Istat gli occupati stranieri nel 2014 sono risultati 2.294.000 (1.238.000 uomini e 1.056.000 donne), più di un decimo degli occupati complessivi (10,3%), con un tasso di occupazione nuovamente in leggero aumento. Tuttavia in 6 anni, a partire dal 2008, i lavoratori stranieri sono stati quelli che hanno subito maggiormente la crisi e il loro tasso di occupazione ha perso nel complesso 8,5 punti percentuali, a fronte di un calo, tra gli italiani, di 2,7 punti percentuali.

Nel 2014 tra gli stranieri i disoccupati ammontano a 466.000, il tasso di occupazione è del 58,5% (55,4% tra gli italiani) e il tasso di disoccupazione del 16,9% (12,2% tra gli italiani). Vanno anche segnalati 13.108 cittadini non comunitari con disabilità iscritti agli elenchi provinciali del collocamento obbligatorio, l’1,9% degli iscritti complessivi (dato al 31 dicembre 2013).

er effetto della crisi, e della conseguente disoccupazione, sono stati 154.686 i permessi di soggiorno, in prevalenza per motivi di lavoro e di famiglia, che, giunti a scadenza, non sono stati rinnovati, con il conseguente obbligo, per gli interessati, di lasciare l’Italia (+6,2% rispetto al 2013).

 In agricoltura, uno dei settori maggiormente esposti a sfruttamento, nel 2014 i lavoratori nati all’estero (tra cui è incluso un certo numero di italiani di ritorno) sono stati 327.495. Di questi e degli altri lavoratori si occupano sempre più anche i sindacati, con un numero di iscritti stranieri pari a 1.092.615 tra Cgil, Cisl, Uil e Sei-Ugl. Si tratta del 7,7% degli iscritti complessivi, ma l’incidenza sale al 12,9% se si guarda ai soli lavoratori attivi. Secondo una stima riportata nel Dossier, le entrate fiscali e previdenziali ricollegabili ai lavoratori immigrati sono state nel 2013 pari a 16,6 miliardi di euro, mentre il totale delle uscite sostenute nei loro confronti è stato di 13,5 miliardi (saldo positivo di 3,1 miliardi di euro). Peraltro, nel 2013 il contributo al Pil nazionale assicurato dagli occupati stranieri è stato di 123.072 milioni di euro (l’8,8% del totale).