CEMENTO SANITARIO

La sanità ai tempi di D’Alfonso: tangenti Mose ed Expo ma la Maltauro va bene lo stesso

Polemiche e dubbi sul maxi ospedale da 300 mln di euro

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La sanità ai tempi di D’Alfonso: tangenti Mose ed Expo ma la Maltauro va bene lo stesso

 

ABRUZZO. Gli abruzzesi hanno il diritto di fidarsi degli amministratori che hanno eletto? Hanno il diritto di non dubitare sempre? Hanno il diritto di capire fino in fondo e di ricevere informazioni corrette e non solo propaganda?

Ormai è difficile parlare solo di sanità ai tempi di D’Alfonso quando ormai le più disparate scelte vengono prese, se va bene, da una ristretta oligarchia e riguardano scenari e universi ben più ampi.

Il punto è che sono scelte che pesano sugli abruzzesi che tra l’altro non capiscono (magari per colpa loro o per colpa dei giornalisti che non riescono a spiegare…) .

Ma proprio oggi due notizie apparentemente opposte si fronteggiano: da una parte, per esempio, l’entrata in vigore delle nuove regole per l’ospedale di Guardiagrele, ridimensionato, con reparti e specialità ridotte e, dall’altra, l’enorme universo di un maxi appalto forse da 300 mln di euro per un nuovo ospedale per fronteggiare l’emergenza dovuta a problemi strutturali (di sempre) del Santissima Annunziata di Chieti.

Da oggi però al Santissima Immacolata di Guardiagrele  non sono più ammessi ricoveri: di fatto l’ospedale nel senso stretto della parola non c’è più. Sono state chiuse geriatria e medicina generale ed il pronto soccorso per ora rimane aperto ma solo per le prime cure, il che significa che una volta visitato il paziente, se questi necessita di ricovero, dovrà rivolgersi ad altra struttura.

Al momento manca ancora una seconda delibera della Asl di Chieti che stabilisca la riconversione e le prestazioni sanitarie del presidio svuotato, cioè cosa si potrà fare lì dentro in futuro.

Si parla di 80 posti letto e della riconferma del 90 % di lavoratori anche se tutto dipende da quali specialità rimarranno.

E da anni gli abruzzesi sentono che in passato si è sperperato troppo ed ora è tempo di tirare la cinghia anche con sacrifici enormi che per ora penalizzano i servizi lasciando scoperte ampie zone dell’Abruzzo interno.

A fronte di questo D’Alfonso e Paolucci hanno deciso di costruire un maxi ospedale che copra l’area di Chieti e Pescara dove concentrare tutto, aderendo all’unica proposta della ditta Maltauro.

 Ma molte sono le contestazioni nel merito di questa scelta che tra l’altro riguarda una azienda coinvolta in inchieste per corruzione da milioni di euro e che riguardano le opere più grandi del nostro Paese che vanno dai viadotti Anas, al Mose di Venezia ai padiglioni dell’Expo; alcune sentenze sono già arrivate, mentre altri procedimenti si sono chiusi con patteggiamenti che in qualche modo farebbero propendere per la veridicità di parte dei teoremi accusatori delle procure del nord.

In Abruzzo, invece, su questo argomento non si parla e non c’è il minimo dubbio su un grande gruppo come Maltauro che magari si è saputo rinnovare e cambiare ma che nel suo recentissimo passato vanta contatti e aderenze molto strette con parte della politica.

Sarebbe opportuno allora, se non altro, per far passare le scelte del governatore,  essere chiari e non lasciare la minima ombra cosicchè nessuno possa sospettare o malignare.

Il tutto tra l’altro avviene prima delle elezioni, specie a Vasto, dove l’assessore Paolucci sta sponsorizzando il membro della propria segreteria, Francesco Menna, candidato alle primarie contro Maria Amato, la lotta è dura e la sanità è uno dei campi di battaglia più importanti.    

 

MAXI OSPEDALE MAXI DUBBI

Tornando al maxi ospedale il progetto per la sua vastità non potrà non essere attenzionato dal Ministero che non ha ancora sciolto la prognosi sul risanamento della sanità in Abruzzo.

Perché si parla ormai anche di 2 mln di euro di debiti, forse tre, che la Regione è riuscita a macinare dall’insediamento del centrosinistra.

 

Ma i dubbi consistenti risiedono proprio sulla procedura adottata per far passare la proposta della Maltauro, di fatto l’unica, avanzata già un paio di anni fa, presentata per la prima volta dall’allora manager Francesco Zavattaro, poi presentata altre due volte da D’Alfonso e Paolucci. Non si è capito se la proposta sia sempre la stessa e, se è cambiata, in cosa e perché.

Inoltre appiattirsi su un’unica proposta senza aprirsi con una gara significa già tagliarsi le gambe in partenza.

Dunque per prima cosa bisognerebbe chiarire e rispondere alla domanda: perché è arrivata una proposta da Maltauro, chi gliel’ho chiesta e perché? Con quali atti?

 

Altro dubbio riguarda proprio il merito della proposta di Maltauro: chi ha fornito le informazioni necessarie alla ditta per predisporre la proposta? Perché tali informazioni sono state date solo a questo gruppo?

Da chi ha avuto, la Maltauro, dati e planimetrie per elaborare la proposta e valutare l'intervento di adeguamento normativo strutturale, antisismico, antincendio e impiantistico?

Da chi hanno avuto informazioni sullo stato di conservazione delle strutture e le informazioni di attività per poter formulare una fattibilità di intervento senza che si interrompa il servizio sanitario erogato?

Perché il nuovo edificio è su isolatori sismici, mentre gli edifici riutilizzati rispondono alle normative vigenti senza interventi di consolidamento?

Senza contare che ad oggi esistono forme più “moderne” rispetto al progetto di finanza che obbliga la pubblica amministrazione in un matrimonio forzoso per decenni con il privato.

 

Forse una iniziativa così complessa e impegnativa per Chieti, l'università e il territorio andava affrontata in maniera diversa; forse una struttura che sarà la principale industria del territorio come fatturato e personale impiegato e che deve soddisfare le aspettative di qualità delle cure e dei servizi necessita un'analisi maggiore, più aperta, trasparente e lungimirante.

 

In definitiva vincolarsi a questo progetto spuntato all’improvviso con la sola possibilità di piccoli adeguamenti potrebbe non rispondere al meglio alla richiesta di servizi adeguati, efficaci, efficienti, modificabili, ampliabili e all'avanguardia, almeno per gli anni previsti in concessione.

E poi visto che è in atto la ristrutturazione della rete ospedaliera con il recepimento del decreto Lorenzin, non sarebbe più logico unificare i due ospedali di Chieti e Pescara e realizzare un ospedale di II livello con tutte le alte specialità d'avanguardia, piuttosto che conservare due ospedali di I livello?