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Piano rifiuti, la raccolta differenziata stenta. Ecco i piani della Regione

Cosa bolle in pentola tra impianti di compostaggio e porta a porta

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RACCOLTA CARTONE DISCRICA RIFIUTI

 

 

ABRUZZO. Nessun inceneritore verrà costruito in Abruzzo: ma si deve lavorare, e molto, sul potenziamento delle azioni di riciclo e di raccolta differenziata spinta.

E’ questo il passaggio base ribadito, ancora una volta, dal governo regionale nei giorni scorsi in occasione del Consiglio regionale straordinario in materia di rifiuti.

Ma il lavoro da fare nei prossimi anni è davvero tanto.

L’analisi dei dati dell’ultimo decennio di produzione di rifiuti urbani, in regione Abruzzo, stando ai dati ufficiali evidenzia come, a fronte di una progressiva crescita registrata dal 2002 al 2008, si sia avuta una successiva inversione di tendenza che ha portato ad un dato di produzione 2012 analogo a quelli di inizio periodo.

L’andamento del livello di raccolta differenziata nel decennio mostra, a livello medio regionale, una progressiva crescita arrivando a un dato medio del 37,58% al 2012 ed al 46.10% nel 2014.

Il quadro attuale è tuttavia quello di una regione divisa in due aree, a “diversa velocità”, con le province di Chieti e Teramo che si collocano al di sopra del 50% di raccolta differenziata , mentre Pescara e L’Aquila non hanno ancora raggiunto il 40%.

Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti urbani regionale si è caratterizzato in questi anni per una frammentazione istituzionale, caratterizzata dalla presenza di 13 Consorzi intercomunali e/o loro Società Spa, che non ha agevolato l’attuazione degli interventi funzionali al conseguimento degli obiettivi assunti dalle norme e dalla pianificazione di riferimento.

Anche il quadro della frammentazione degli affidamenti dei servizi di raccolta dei rifiuti è una ulteriore conferma delle criticità e diseconomie insite nel sistema in essere.

La giunta regionale ha deciso di dare una decisa svolta alla gestione dei rifiuti «perseguendo i principi e gli indirizzi dell’economia circolare, improntando a scenari che prevedano il massimo recupero di  materia dai rifiuti, con soluzioni tecnologiche innovative e servizi agli utenti efficienti».

Si vuole anche promuovere l’autosufficienza regionale per lo smaltimento e/o recupero dei rifiuti urbani e  assimilati attraverso una “rete integrata” e funzionale di impianti, secondo filiere tecnologiche più qualificate, criteri per la loro localizzazione e tenendo conto dell’offerta di smaltimento e di recupero da parte del sistema produttivo.

 

«Aspetto fondamentale per il settore delle bonifiche dei siti a rischio potenziale», ha ribadito il governo regionale, «sarà l’adozione del nuovo Programma Regionale delle Bonifiche (PRB), previa effettuazione della valutazione  ambientale strategica (VAS)».

 

L’ECONOMIA CIRCOLARE

A differenza del tradizionale modello economico lineare basato sulla dinamica “prendi-produci-usa-getta”, la Regione vuole puntare all’economia circolare, fondata sul riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclaggio, «in un circuito chiuso nel quale i prodotti e i materiali in essi contenuti assumono grande  valore».

Ma non è facile: «il passaggio a un'economia più circolare  presenta una serie di ostacoli e sfide. Richiede un'evoluzione strutturale del comportamento dei  consumatori e dei modelli imprenditoriali ed una forte convinzione in tal senso da parte delle istituzioni pubbliche».

 

Ma la Regione pensa anche ad introdurre strumenti economici e fiscali che risultino premianti verso comportamenti attenti alla prevenzione dei rifiuti sia a livello di singoli cittadini/utenti produttori sia a livello di Enti locali (es. l’applicazione di sistemi di tariffazione puntuale dei servizi di gestione dei rifiuti all’utente, articolazione incentivante del tributo speciale, .. etc)».

 

C’è da sottolineare che i dati della raccolta differenziata (media regionale 2014 pari al 46,10%), non sono ancora in linea  con le previsioni di legge relativi al raggiungimento degli  obiettivi minimi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani ed assimilati (65%).

«Il percorso già  intrapreso dell’organizzazione di sistemi di raccolta differenziata “porta a porta” dai territori del teramano e del chietino», insiste la giunta, «deve essere ulteriormente spinto ed una decisa accelerazione di questi processi deve essere messa in atto anche dai territori del pescarese e dell’aquilano».

IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO

 

Per l’ottimizzazione della filiera del recupero dell’organico si pensa, in particolare nei piccoli Comuni, alla diffusione di “impianti di compostaggio di comunità” (piccoli impianti dedicati a circa. 200-300 utenze familiari).

Per il 2022 gli obiettivi non mancano:  riduzione della produzione pro-capite dei rifiuti urbani pari al - 15% con riferimento al dato 2014; la raccolta differenziata almeno al 70%; il 90% di riciclaggio di materia riferito ai materiali raccolti con le raccolte differenziate.

 

«Il sistema impiantistico esistente in Regione di trattamento/smaltimento dei rifiuti necessita di una

razionalizzazione, specializzazione, adeguamento e potenziamento», insiste la giunta, «al fine di garantire la corretta gestione del transitorio, evitando l’insorgere di situazioni emergenziali e di consentire l’accompagnamento dell’evoluzione del sistema verso gli obiettivi a regime assunti dalla normativa e pianificazione (verso la strategia “rifiuti zero”)».