TARTASSATI

Tassa di soggiorno. Corte dei Conti frena: «nel 2016 non si può»

Parere dei giudici che chiariscono la situazione. Tassa illegittima se decisa quest’anno

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

420

Tassa di soggiorno. Corte dei Conti frena: «nel 2016 non si può»

 

PESCARA. Brutta gatta da pelare per le amministrazioni locali che nel 2016 hanno deciso di istituire la tassa di soggiorno e far entrare nelle casse comunale qualche migliaio di euro in più attingendo dalle tasche dei turisti.

Solo pochi giorni fa anche il Comune di Pescara è andato in questa direzione e il provvedimento, che dovrebbe ingrassare le casse pubbliche di circa 70 mila euro, ha fatto ampiamente discutere perché arriva in un momento decisamente drammatico per la città, con l’emergenza balneazione alle porte, il porto bloccato e l’aeroporto ‘sgangherato’ pronto a dire addio a Ryanair (e a migliaia di passeggeri).

Istituire pure la tassa di soggiorno, insomma, è sembrata una mossa a dire poco azzardata.

E se gli amministratori pubblici vanno per la loro strada arriva lo stop della Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo, che in un parere rilasciato al Comune di Giulianova, ma applicabile ovviamente a tutte le realtà territoriali, invita alla cautela e spiega che il fastidioso balzello, almeno per quest’anno, non può essere applicato.

La motivazione è chiara: i giudici della Corte dei Conti partono infatti dall’articolo 1, comma 26, della legge di stabilità per il 2016 (208/2015) in materia di blocco, limitatamente all’anno in corso, del potere degli enti territoriali di deliberare aumenti dei tributi e delle addizionali.

FERMI TUTTI

La ratio della norma citata è quella di mantenere invariato, nel 2016, il livello complessivo di pressione tributaria, attraverso un congelamento generalizzato dei tributi degli enti territoriali rispetto alle aliquote in vigore nel 2015, ottenuto rendendo inefficaci eventuali leggi regionali o deliberazioni degli enti locali, nella parte in cui prevedono variazioni in aumento.

Secondo la Corte dei Conti, dunque, «alla luce dell’obiettivo perseguito dal legislatore, il comma 26 dell’art. 1 della legge di stabilità 2016 deve necessariamente essere letto in via estensiva, ritenendo il blocco applicabile a tutte le forme di variazione in aumento dei tributi a livello locale, sia che le stesse si configurino come incremento di aliquote di tributi già esistenti nel 2015, sia che consistano nell’istituzione di nuove fonti impositive».

«Entrambe le predette opzioni fiscali (variazione in aumento delle aliquote e previsione di nuovi tributi) incidono, infatti», si legge sempre nel parere, «sulla pressione tributaria, elevandola. Conseguentemente, il blocco degli aumenti dei tributi e delle addizionali per il 2016 investe tutte le imposte, dirette ed indirette, e tutte le forme di maggiorazione (variazione in aumento e nuova istituzione di tributi), inclusa la costituzione dell’imposta di soggiorno».

I giudici sono chiari: anche questa tassa rientra dunque nel blocco e «deve quindi ritenersi rientrante nella sospensione degli aumenti».

Si chiarisce anche che «appare irrilevante, ai fini delle valutazioni in merito al perimetro applicativo del blocco, la circostanza che l’imposta di soggiorno, gravando nei confronti di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive, non incide sui residenti del Comune; l’obiettivo di contenimento della pressione 8 fiscale risulta infatti indifferente rispetto al principio della residenza».

Il parere, in quanto tale, non è vincolante, ma gli amministratori pubblici andando in direzione opposta a quella indicata dalla Corte dei Conti si dovranno assumere certamente la responsabilità di eventuali spese nel caso in cui qualche turista decidesse di impugnare il provvedimento.

Alessandra Lotti