SPESA PUBBLICA

Ipab Chieti, «dipendenti senza stipendio e spese pazze del cda»

Febbo contesta le decisioni prese dalla nuova dirigenza

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

208

SOLDI

CHIETI. La grave situazione finanziaria dell’Ipab “San Giovanni Battista” di Chieti è ormai nota a tutti: i dipendenti sono senza stipendio da mesi mentre i fornitori attendono sconsolati i loro pagamenti.

 

Ma il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo attacca la nuova dirigenza che, appena insediata, «ha già mostrato con sciagurata disinvoltura di non avere nessuna contezza di quale sia lo scenario odierno mostrando comportamenti che sono in netta contrasto con una gestione improntata al rigore».

Febbo si riferisce a «certe spese pazze» come quella deliberata il 22 gennaio scorso dal nuovo CdA dell'ASP (presidente Sandra De Thomasis, membri Stefano Seccia e Giuseppe Gianni Di Labio): a seguito degli “innumerevoli pignoramenti presso terzi” (la maggior parte dei quali deriva da azioni di recupero crediti da parte dei dipendenti), è stato affidato all’avvocato Ernesto Pagliaricci l'incarico di effettuare “la ricognizione” degli stessi “al fine di individuare lo stato e dell’arte e della verifica delle azioni esecutive e risarcitorie a tutela dell’Ente”.

«La spesa deliberata», sottolinea Febbo, «ammonta addirittura a 5.800 euro ed è palese come ci si trovi di fronte a uno sperpero di risorse pubbliche in quanto per avere un quadro della situazione bastava chiedere ai precedenti legali, i quali avevano in carico le singole pratiche da cui erano poi scaturiti i pignoramenti, e conoscere così le ragioni della mancata opposizione agli stessi. O bastava farsi relazionare dall'Ufficio Amministrativo dell'Ente, che ben conosce il problema e la sua entità».

Si sarebbe scoperto – aggiunge Febbo - che molte delle controversie in corso con i dipendenti e molti dei pignoramenti che ne sono seguiti si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato corso a delle transazioni, come suggerito dai legali. Ma la gestione targata Recubini non se ne è mai preoccupata e a quanto pare anche quella della neo presidente De Thomasis, sembra seguire la stessa strategia.

Ma non finisce qui, perché allo stesso avvocato Pagliaricci sono stati affidati altri incarichi (con altri impegni di spesa) per “situazioni già pendenti”, quindi già seguite da altri legali: «correttezza e continuità professionale», aggiunge Febbo, «avrebbero consigliato di affidarsi agli stessi professionisti che già conoscevano le singole problematiche. Ma evidentemente i legami politici contano più di ogni altra cosa».

Altra spesa «pazza»: revoca di un incarico a un legale nell’imminenza del giudizio e contestuale affidamento ad un altro con spesa triplicata». 

Il 9 febbraio 2016 con delibera n°13 è stato revocato l’incarico legale per il recupero crediti relativi all’anno 2011 nei confronti della ASL Lanciano – Vasto – Chieti all’avvocato Valentina Bravi; incarico che le era stato assegnato per 3.000 euro dall’Organismo Straordinario di Gestione delle Ipab quando era presieduto da Ezio Tilli. Contemporaneamente è stato conferito lo stesso incarico all'avvocato Sperduti, ma con una spesa di ben 10.000 euro, fatto salvo il caso di sentenza favorevole all’Ente, con il legale che limiterebbe “le proprie competenze a quelle riconosciute in sentenza poste a carico della ASL”.

«Una “clausola” che vuol solo trarre in inganno», sostiene Febbo, «perché trattandosi di una causa di valore elevato, l’onorario del legale in caso di vittoria, sarà sicuramente superiore ai 10 mila euro preventivati». D’accordo che in tal caso pagherebbe la ASL, soccombente, ma in caso di sconfitta al legale andrebbero comunque i 10 mila euro.

Intanto sul neo Cda dell’Asp 1 di Chieti pende anche il macigno del ricorso al Tar presentato dal Comune di Chieti, in data 22 febbraio 2016, contro la delibera n.937 del 18.11.2015 con cui la Regione Abruzzo aveva formalmente costituito il consiglio di amministrazione dell’Azienda Servizi alla Persona. Secondo l’amministrazione comunale l’atto palesa evidenti vizi di illegittimità, in quanto la designazione dei due componenti del Consiglio di Amministrazione doveva essere riservata esclusivamente ai rappresentanti del Comune medesimo in seno all’Assemblea dei portatori di interesse in base all’art. 11 della L.R.17/2011, mentre hanno votato tutti i rappresentanti dell’assemblea. «Una questione – conclude Febbo - che ha un peso enorme perché destinata a incidere non solo sulla legittimità del neo Cda ma sulle scelte finora da esso prese».

DE THOMASIS REPLICA A FEBBO

«Sono pazze le spese che bloccano i pignoramenti?  Direi proprio di no, se i pignoramenti bloccano le casse degli Istituti e ne aggravano la situazione finanziaria».

Così Sandra De Thomasis, presidente del cda dell’ex Ipab, replica a Febbo.

 «I dipendenti e i fornitori e anche il Presidente della Commissione di Vigilanza e Controllo della Regione Abruzzo, Mauro Febbo, sanno bene che le procedure di pignoramento (effettuate per l’importo del debito + il 50% del debito stesso) hanno esasperato la situazione finanziaria e hanno contribuito al mancato pagamento degli stipendi. Quello che i dipendenti e i fornitori e probabilmente il Presidente della Commissione Vigilanza e Controllo ignorano è che la maggior parte dei pignoramenti è stata richiesta dai legali per il pagamento della propria parcella.  La nostra scelta è stata quella di bloccare questa situazione che, voglio sottolinearlo con forza, è partita anni prima del nostro insediamento, e  il legale che ci rappresenta in questa azione, sottolineo con forza anche questo aspetto,  ha presentato un preventivo al minimo tariffario».

«Sono certa,  inoltre», continua De Thomasis, «che Mauro Febbo (presidente della Commissiona Vigilanza e Controllo  da luglio 2014) conosca approfonditamente la situazione  dei contenziosi che l’Ente ha avuto, soprattutto nel periodo 2012-2014, con i dipendenti. Il totale (importo del contenzioso + spese di giudizio + spese legali dell’Ente) supera i 600mila euro. Quello che ci siamo chiesti mettendo in fila tutte le cause è: come mai, dopo le prime cause perse, nessuno ha dato avvio a transazioni? Possibile che questo dato sia sfuggito al Presidente della Commissione di Vigilanza? Quanto alla revoca, basta leggere la sentenza del giudice per capire il perché della nostra scelta. La procedura d’urgenza richiesta dal legale dell’Ente non era quella idonea per la causa in giudizio e quindi siamo punto e a capo. Va da sè che la nostra è stata una scelta logica. Anche questa a tutela degli interessi degli Istituti Riuniti San Giovanni Battista.

Spese pazze? Ne abbiamo trovate. Ma queste saranno oggetto di una imminente conferenza stampa».