SANITA'

Piano sanitario regionale, Forza Italia: «politica esclusivamente fatta di tagli»

Le aree interne sono sacrificate per logiche diverse da quella sanitaria

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Piano sanitario regionale, Forza Italia: «politica esclusivamente fatta di tagli»

 

ABRUZZO. Forza Italia annuncia che contrasterà «in ogni modo possibile» l’attuazione del Piano sanitario regionale varato dalla Giunta D’Alfonso applicando pedissequamente il Decreto Renzi-Lorenzin.

Un Piano che determinerà il declassamento o la chiusura completa di nosocomi strategici come Penne, Castel Di Sangro, Popoli, Sulmona, «penalizzando in maniera inaccettabile le aree interne».

Lo hanno detto i consiglieri di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo ed Emilio Iampieri nel corso di una conferenza stampa.

La provincia di Pescara resterà con un solo ospedale di primo livello, appunto quello di Pescara, mentre Penne e Popoli saranno declassati o semichiusi. Forza Italia teme quello che accadrà al Pronto soccorso del capoluogo adriatico, già oggi oberato, quando si troverà a dover accogliere tutta l’utenza dell’area Vestina, di Atri e di Ortona.

 Tutte le aree interne della provincia di Chieti saranno fortemente penalizzate. E che fine hanno fatto le promesse elettorali fatte nella Marsica sul ritorno alla piena operatività degli ospedali di Pescina e Tagliacozzo? Ora, tutto questo avverrà per cosa? Per una riduzione delle tasse? Perché aumenterà la qualità dei servizi?

«Assolutamente no», insistono gli azzurri: «le tasse pagate dagli abruzzesi resteranno le stesse, tasse aumentate quando eravamo sul punto di rientro; non avremo ospedali di secondo livello, e su questo abbiamo avuto un richiamo ufficiale dal Governo Renzi; dal commissariamento non si uscirà perché in maggioranza sono dei pasticcioni incapaci e, in compenso, avremo meno servizi, soprattutto per le aree interne, peraltro le più disagiate».

Ad oggi, su 10milioni 800mila euro di budget stanziato, la Regione Abruzzo ha pagato solo 280mila euro.

«E noi ci chiediamo», hanno aggiunto i consiglieri di centrodestra, «come possa fare una struttura pubblico o privata accreditata a sopravvivere dopo un anno che eroga prestazioni e non viene pagata, non viene rimborsata dalla Regione, come fa quella struttura a pagare gli stipendi, a garantire assistenza, se dopo un anno non le viene pagato il dovuto? È evidente che oggi la maggioranza in Regione sta distruggendo il welfare abruzzese sulla pelle delle fasce più deboli, anziani, diversamente abili, malati di Alzheimer, che sono le prime vittime di questo caos generale. Questo accade perché nella legge è scritto che la Regione deve coprire il 100 per cento della spesa, ma gli Istituti devono fatturare ai Comuni che però non accettano le fatture perché temono che quelle somme non gli vengano poi restituite dalla Regione e resti sul loro groppone, divenendo debiti fuori bilancio. E questo perché anche i Comuni non si fidano più delle chiacchiere della Regione e, ovviamente, del suo Presidente. A questo punto D’Alfonso farebbe bene almeno a consegnare tutti i poteri al Commissario-Governo nazionale almeno per salvare i livelli essenziali di assistenza».

Anche Smargiassi del Movimento 5 Stelle contesta la direzione presa: «sembra essere quella del favoreggiamento del privato a discapito della sanità pubblica; del resto non vi sarebbero altri motivi per spiegare la chiusura delle guardie mediche nel vastese, la volontà di sopprimere i punti nascita, la sala di emodinamica nell'ospedale di Vasto che ad oggi continua ad essere una chimera, fino ad arrivare addirittura alla chiusura di interi presidi ospedalieri quali quelli di Guardiagrele ed Atessa».

La sensazione è, peraltro, quella che questo Governo stia facendo spazio, attraverso una vera e propria attività di desertificazione dell'offerta sanitaria locale, alla futura realizzazione dei nuovi ospedali per i quali non si è perso tempo a snocciolare i costi realizzativi, che sfiorano quasi i 400 milioni, insiste Smargiassi.